Tutto quello che ci ha lasciato “Rocky Horror Picture Show”

da | CULTURE

50 anni fa, il 14 agosto 1975 nelle sale cinematografiche usciva “Rocky Horror Picture Show”. Il film che ha plasmato l’estetica queer degli anni ’80.

Un po’ di gusto horror, molto gusto camp e la voglia di rompere gli schemi. Sono quesi gli ingredienti per la creazione di “Rocky Horror Picture Show”, il film di Jim Sharman che aveva tutta l’aria di essere un flop e invece si è rivelato uno dei più grandi successi della storia. Alla sua uscita nessuno ci credeva, l’insuccesso era assicurato e così fu. Ma l’anno dopo, nel 1976, un dirigente della 20th Century-Fox ebbe l’intuizione gentile: proporlo per le proiezioni notturne al Waverly Theater di New York. Così “Rocky Horror Picture Show” diventò un successo fuori misura. Una nuova parabola di libertà di fronte ad un mondo che si stava lasciando alla spalle perbenismo ed ipocrisia. E ecco perchè, anche noi, abbiamo deciso di parlarne agli sgoccioli della mezzanotte.

La trama la conoscete tutti, due fidanzati (al ritorno da un matrimonio) sono obbligati a fermarsi dove si sta svolgendo la convention dei Transylvani…il resto è storia. Un magistrale Tim Curry interpretare il personaggio che diventerà l’icona della comunità queer: Frank-N-Furter. Maxi collana di perle, capelli ricci, accento aristocratico e un solo grido: “I’m just a sweet transvestite-From Transsexual, Transylvania“. Il film parla di una sessualità libera che si traduce in un’estetica dirompente capace di diventare iconica.

Tim Curry, padrone di casa in guepiere e calze a rete, è l’antitesi a tutto ciò che il mondo predicava in quegli anni. Ma anche il ritratto di tutto ciò che stava per succedere. Mentre in Italia l’aborto era ancora un miraggio, il divorzio una conquista recente e il delitto d’onore una realtà viva, Frank-N-Furter stava rovesciando gli schemi. A suon di musica, coreografie ed ironia “Rocky Horror Picture Show” è un travolgente uragano di novità gettate in faccia ad un pubblico sbalordito.

Un “travestito”, come avrebbero detto qualche anno fa mette in piedi una favola horror fatta di edonismo e seduzione. Un elogio al piacere e alla personalità che si racchiude nella frase: “Don’t dream it, be it“. Al di là di tutte le assurdità alla Frankenstein che accadono nel corso del film ad essere d’impatto è come questa pellicola abbia ribaltato la morale imperante rivelando al mondo ciò di cui aveva davvero bisogno: un po’ di sana rivoluzione Queer.

Foto: Pinterest