Settant’anni fa, dalla mente visionaria di Gabrielle Chanel, nasceva la Chanel 2.55: icona intramontabile della moda e accessorio che ha riscritto la storia dello stile, combinando eleganza e praticità.
Sono pochi gli accessori nel mondo della moda ad esser celebrati come la 2.55 di Chanel. Pronunciare il suo nome è tutto ciò che serve per farla apparire nitida nella mente. Non ha bisogno di presentazioni, e non vi è alcun bisogno di essere del settore per riconoscerla. È la borsa di lusso per antonomasia, così iconica da esser riuscita a scavalcare le nette barriere del sistema moda ed entrare a far parte dell’immaginario collettivo. Fin dal suo debutto, non ha mai smesso di reinventarsi, rimanendo però sempre fedele alla tradizione: restando, così, senza tempo.
Come nasce un’icona
La Chanel 2.55 prende il nome dal mese e dall’anno della sua creazione, il febbraio del 1955, e nasce con un obiettivo ben preciso: rispondere alle necessità della donna moderna, attiva e dinamica, contrapponendosi così alle ingombranti e scomode pochette a mano dell’epoca. Per fronteggiare questa esigenza, fu introdotta nel design una caratteristica che oggi è quasi uno standard, ma che al tempo fu un’intuizione pioneristica: la tracolla. L’aggiunta di una catena regolabile liberò le mani delle donne, permettendo loro di indossare la borsa a spalla o tracolla. Rivoluzionando così il modo in cui portavano con sé i propri oggetti essenziali.


I primissimi modelli della 2.55 furono realizzati in jersey, lo stesso tessuto utilizzato dalla stilista per creare i suoi tailleur, e presentavano una chiusura frontale nota come Mademoiselle Lock, nome che richiamava lo stato nubile di Gabrielle Chanel. Le caratteristiche che raccontano l’anima della borsa (e della sua creatrice), tuttavia, non finiscono qui. La pelle trapuntata a rombi traeva ispirazione dall’amore di Coco per l’equitazione, in special modo, dai cappotti da lei stessa indossati durante le corse. La tasca posteriore a bustina e la fodera interna in pelle bordeaux richiamavano invece l’uniforme indossata dalla stilista durante la sua infanzia nel convento dell’Abbazia di Aubazine in Francia. A concludere il tutto, un tocco iper femminile: scomparti per rossetto e portacipria, e una tasca interna con cerniera che Coco riteneva perfetta per le lettere d’amore. O per i bigliettini degli amanti da dover nascondere. Et voilà, la Chanel 2.55 diventa un classico istantaneo.

Mille versioni, una sola anima
Quando Karl Lagerfeld assunse la direzione creativa di Chanel nel 1983, infuse la 2.55 con la sua visione artistica. La lunga e sottile striscia di pelle tra le maglie della catena di cui si compone la tracolla, ad esempio, fu opera sua. Il restyling prevedeva anche la sostituzione della chiusura rettangolare con la doppia C, logo distintivo della maison, creando così la Classic Flap 11.12. Da lì, con gli anni, si prese il via. Nuovi colori, nuove texture, patte interne aggiuntive, angoli arrotondati, finiture innovative.
Quello che rende la 2.55 ancora così riconoscibile al giorno d’oggi, nonostante le sue molteplici varianti, è lo spirito che la abita. Indipendentemente dal colore, dai dettagli, dai tessuti, dalla dimensione, dalle riedizioni. È la prima borsa pensata per un nuovo tipo di donna, la prima vera it-bag per eccellenza. Versatile, elegante, funzionale. La sua eredità, insieme al suo tasso di desiderabilità che sembra non scendere mai, dimostrano come sia in grado di trascendere il tempo, attraversare le epoche, trasformarsi e contemporaneamente rimanere fedele a sé stessa.


Pur essendo vero che il valore di un’icona non si misura in cifre, qui, una cifra c’è. Ed è da capogiro. La borsa, che nel 1955 costava circa 220 dollari, oggi può superare gli 11.000 euro. Assurdo? Forse. È qui infatti che il mercato del vintage ha meglio (a volte). D’altronde, si può mai dare un prezzo ad un pezzo di storia?
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