Oggetti che riempiono le mani e vicissitudini che riempiono i cuori. Le donne quante cose riescono a portare.
Esiste una leggenda metropolitana secondo cui le donne hanno una innata capacità nel portare in mano un quantitativo di oggetti indefinito. Definita come la “presa ad artiglio“, online sono in tante a mostrare quanti oggetti possono trasportare senza una borsa o delle tasche funzionali.
Ammetto che succede sempre anche a me: sono uscita a fare spese, devo tornare a casa e senza pensarci in mano ho le buste, la borsa, il portafoglio, le chiavi della macchina e il telefono. Con l’altra mano sto aprendo la porta. Il tutto tenendo il mio piccolo mondo di oggetti nelle mani, con una tecnica che risulta totalmente naturale. Quasi fosse una caratteristica innata e completamente biometrica.
Soprannominata “the claw grip”, sui social questa capacità è stata definita un superpotere nascosto all’unanimità.
In un video TikTok una donna si è messa alla prova: quante cose posso portare in una sola mano. Il risultato è stato sorprendente, infatti la giovane è arrivata fino a 15. Incluso un burrocacao, una penna, un igenizzante per le mani e ben tre bottiglie d’acqua. Esiste perfino una pagina social dedicata “girls carrying things”. Sulla pagina Instagram vengono condivise foto di utenti con le mani piene di oggetti, in composizioni degne di un’artista manierista.
Ma qualcuno si chiede “come mai le donne portano così tante cose?”. A questo non saprei rispondere, insomma, per quanto mi riguarda è una questione di essere pronte a tutto. Trucco, trucco di scorta, burrocacao, burrocacao di scorta se si perde l’altro. Le chiavi, ma sopratutto i portachiavi. Il portafoglio, le caramelle per la gola poi le caramelle per il gusto, quelle prese in quel ristorante per fare cifra tonda in cassa. Poi il biglietto da visita di quella boutique e quello di quel ristorante. Tutto rigorosamente in minisize, così da tenerlo in ordine nella microbag e in mano mentre si è indaffarati.
@girlscarryingshit mostra perfettamente questa innata capacità femminile: cani, powerbank, lattine, cocktail e sigarette. Le ragazze vogliono divertirsi e riescono a farlo anche con le mani piene di oggetti.
Macchine fotografiche, baguette, libri. Non importa l’oggetto, le mani delle ragazze sono in grado di portarlo, anche durante la serata più caotica.
La pagina nasce nel 2021, quando Halle Robbe, fondatrice, esce di casa un giorno per bere una Red Bull. Con sé chiavi, portafoglio e EarPods. Tutto rigorosamente in mano. “Quindi ho scattato una foto e l’ho pubblicata sul mio Instagram personale con una didascalia un po’ buffa, tipo: ‘Dopo centinaia di anni di evoluzione, ecco cosa so fare'”. La comunità di donne vicine a lei ha risposto pubblicando altre foto. Una vera e propria prova di questa capacità innata di riempirsi le mani di oggetti.


Incastrati nelle mani, bloccati fra il petto e l’avambraccio. Il punto di forza sono le dita: utili per appendere qualsiasi tipo di borsa e portachiavi, riuscendo così ad avere ancora più spazio sul palmo.
Davvero, vorrei provare a spiegarlo, trovare il modo giusto per descriverlo. Ma è davvero una capacità innata e quando penso a come riesco a tenere più di 10 cose in mano, non saprei come raccontarlo. Riesco e basta.
Forse è una questione di accessori. Su Elle si riflette come anche solo le Barbie fossero piene di oggetti specifici legati al modello. Barbie medico aveva il suo stetoscopio, la sua cartellina, il suo termometro e così via. C’è chi parla del solito e vecchio consumismo: il mondo di oggi ci riempie di cose e noi siamo costrette a portarcele appresso. Basta pensare alle borse. Il luogo comune lo conosciamo tutti: le borse delle donne sono dei dedali intricati verso cui molti mostrano paura al solo pensiero di addentrarcisi.
Nella mia presenti sempre scontrini, tappi, monete e altre cose di cui non saprei riconoscere la provenienza. Ma sono tutte cose che mi servono o almeno mi sono servite almeno una volta (si spera).
Gli uomini sembrerebbero viaggiare più leggeri. Da subito imparano a scegliere solo il necessario. Che il resto sia nella borsa di mamme, fidanzate e mogli?
Una cosa che mi infastidisce molto poi sono le tasche. O meglio, le differenze tra le tasche in indumenti femminili e maschili. Perché i miei jeans devono avere delle tasche minuscole o non averle nemmeno. E’ ovvio che poi tutti gli oggetti finiscano per rimanere nelle mani, dove altro dovrei metterli?


A volte siamo in grado di riconoscere un jeans maschile proprio dalle sue tasche profondissime. Ma perchè? Sono così pochi gli oggetti che nel mondo maschile gravitano intorno alla vita di tutti i giorni. Da qui nasce una “discriminazione” specifica della categoria: gli uomini non sono in grado di portare più di poche cose in mano. Per adesso nessuno nel mondo maschile sembra infastidito dalla cosa.
Esiste anche un libro a riguardo “Women Holding Things”, di Maira Kalman. Un’osservazione straordinaria delle donne con illustrazioni che riescono a rappresentare bene il fulcro della questione.
Tra quelle più metaforiche c’è un’immagine di Virgina Woolf “barely holding it together”,mentre fa fatica a tenere insieme tutto. Un’altro dipinto mostra una donna che sostiene, consola e conforta sua figlia. Presente poi una ragazzina che cammina con in mano un violino, un’altra signora con in braccio il suo cane malato. L’autrice, Maira, va anche sul personale e inserisce un ritratto della nonna con una collana di perle: “tiene il peso del mondo sulle spalle, le sue gambe grandi come tronchi d’albero”.
La metafora è comunque un’altra, forte della grammatica e della sintassi inglese. “To hold”, tenere. Questo verbo nella lingua anglosassone ha diversi significati. Tenere fisicamente un oggetto. Mantenere uno stato o una posizione. Anche contenere qualcosa, sia fisicamente che in senso figurato. Detenere e sostenere, reggere o supportare fisicamente.
Mentre “tenere” è la traduzione principale di “to hold”, il significato specifico può variare a seconda del contesto. Proprio su questo si basano alcune delle illustrazioni del libro di Maira.

Esplorando il significato degli oggetti che portiamo nelle mani, nel cuore e nella mente. L’idea del libro poi nasce da un avvenimento simpatico e rappresentativo di tutto il nostro discorso. “Un giorno siamo andati al mercato e ho visto una donna che portava in mano un enorme cavolo. L’ho fermata e le ho scattato una foto“. Racconta l’autrice. “Mi sono resa contro di quante foto ho di donne che tengono in mano oggetti. E di quanto tempo dedichiamo a preoccuparci troppo o troppo poco di tutto ciò che portiamo con noi”.

Ed ecco che nasce il libro con la sua serie di illustrazioni. “Cosa tengono in mano le donne?”, è la domanda principale. “La casa e la famiglia. E i bambini e il cibo. Le amicizie. Il lavoro. Il lavoro del mondo. E il lavoro dell’essere umano. I ricordi. E i problemi, i dolori e i trionfi. E l’amore. Anche gli uomini lo fanno, ma non esattamente nello stesso modo. A volte, quando mi sento particolarmente felice o serena, penso di poter sostenere intere legioni di esseri umani. Tenere il mondo intero tra le mie braccia. Altre volte, riesco a malapena ad attraversare la stanza. E lascio cadere le braccia, immobile. Non si finisce mai di trattenere, eppure sentiamo di non fare abbastanza. Viene il giorno dopo e quello dopo ancora. E continuiamo a tenere insieme i pezzi”.
Ecco che forse dopotutto le tasche dei jeans sono l’ultimo dei problemi. Gli spazi da allargare per poter tenere più così, alla fine sono altri. (Ma una tasca più capiente mi piacerebbe averla lo stesso).


