La nostalgia pop del binomio giocattoli-moda

da | FASHION

Dalle Bratz agli Hot Wheels, da Polly Pocket al Tamagotchi: i giocattoli che un tempo popolavano le nostre camerette oggi diventano accessori di tendenza.

La moda ama aprire il baule dei ricordi: tutto torna, sempre. Tendenze, stili, silhouette. Il 2025, tuttavia, sembra essere a tutti gli effetti l’anno del trionfale ritorno dei giocattoli d’infanzia. Sempre più affascinata dalla nostalgia pop, la moda trasforma icone d’infanzia in oggetti del desiderio adulto, guidandoci in un viaggio emotivo che mescola le sensazioni di comfort e divertimento dei ricordi di una volta ad una strategia di marketing mirata, parlando (e vendendo) al bambino che è in noi, piuttosto che all’adulto che siamo diventati.

Ripescare nel passato per puntare al futuro

La nostalgia è probabilmente la miglior fonte d’ispirazione per la moda contemporanea. Lo si vede già dalle collezioni che sfilano durante le fashion week: ripescare nel passato per puntare al futuro è la regola corrente. Ci si tuffa di continuo in tendenze d’altri tempi, si riportano in voga le estetiche anni ’70, le icone degli anni ’90, lo stile Y2K dei primi 2000. Tutto questo risponde perfettamente alle esigenze di una generazione disillusa dal presente, che trova invece comfort in ciò che fu: la Gen Z. Così, la moda che attinge al passato si sincronizza magistralmente con una generazione abituata a rivolgersi ai propri ricordi, ai giorni andati, creando un ponte autentico tra ieri e oggi. In altre parole, l’industria del fashion trova nella Gen Z il target perfetto. E la Gen Z, nel fashion, ritrova una parte di sé: quella più spensierata, più libera, più bambina. Come può la moda non sfruttare la cosa?

Giocattoli alla conquista della moda

Sappiamo tutti, ormai, cos’è una Labubu. Lo abbiamo imparato, o forse subito, volenti o nolenti. Le Labubu sono un esempio calzante, che spiega benissimo come il linguaggio universale di giocosità e divertimento sta trasformando i giocattoli in veri e propri fashion statements. Prima di loro, tuttavia, c’è stato molto altro.

Come la collaborazione tra Balmain e Mattel, quella tra Gucci e Hot Wheels, quella tra Moschino e Barbie. O ancora, le più recenti Bratz firmate Jean Paul Gaultier, le borse Tamagotchi di Coperni, o le capsule di GCDS con Hello Kitty e Polly Pocket.

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Tutti loro, proprio come i mostriciattoli che appendiamo alle borse, non sono solo sintomo di un consumismo irrefrenabile o oggetti di status symbol, trend vuoti senza un perché. Sono un ricordo di tempi lontani, probabilmente più semplici, leggeri, allegri. Si connettono con la parte di noi che non si domandava se il suo bisogno era dettato da tendenze o influenzato dal marketing, ma che, semplicemente, giocava. Che forse metteva anche da parte qualche moneta regalata per averli. Sono una forma di evasione dalla realtà, un rifugio che porta conforto a noi, e profitto ai grandi brand: accoppiata vincente. Da bambini ci giocavamo, oggi, li incorporiamo nei nostri outfit o li collezioniamo. La moda diventa un modo per rivivere, anche se brevemente, quella leggerezza perduta. Per rendere la nostra realtà meno seria. E cosa c’è di meno cupo di mini doll appese a chiavi e borse? O di Tamagotchi e Bratz che vestono alta moda?

Foto: Pinterest