Il diario social di Brandon Maxwell

da | FASHION

Dieci anni, diciannove sfilate: in attesa dello show celebrativo per il decimo compleanno del suo brand il prossimo settembre, Brandon Maxwell ci porta nel backstage delle sue sfilate passate.

A poco meno di un mese dal decimo anniversario del brand che porta il suo nome, il designer statunitense Brandon Maxwell cala completamente il sipario. Niente più segreti: sui suoi canali social fa un tuffo nel passato, ripercorrendo il proprio percorso raccontando gioie, battute d’arresto e retroscena inediti delle sue diciannove passerelle calcate, dal 2015 fino ad oggi.

Da stylist a designer

Se credete di non aver mai sentito il suo nome, potreste avere ragione. Ma se credete di non aver mai visto un suo abito, potreste invece sbagliarvi. Prima di fondare il suo marchio, e quindi di diventare un designer a tutti gli effetti, Maxwell inizia la sua carriera lavorando come stylist. E non per una celebrità qualunque: per Lady Gaga. Cura il suo stile e le sue apparizioni pubbliche per anni, prima di lanciare il suo brand omonimo di moda femminile nel 2015 a New York.

Il suo stile minimal, unito alla sua tecnica di modellistica, che prevede il draping dei tessuti direttamente sul corpo piuttosto che il disegno su carta, colpiscono nel segno fin dagli inizi. Da subito, sfila regolarmente nella Grande Mela e collabora con riviste e fotografi di spicco del settore. Ma il suo I made it moment arriva solo nel 2019, quando vince il titolo di designer dell’anno ai CFDA Fashion Awards, e veste Lady Gaga per il Met Gala dello stesso anno. Sì, i famosissimi e scenografici quattro look della cantante sulle scalinate del Met sono opera di Brandon Maxwell.

Il tell-all di Maxwell

Quaranta collezioni e diciannove sfilate dopo, Maxwell decide di calare il sipario, portandoci con sé in un viaggio nel backstage dei suoi show passati. Con brevi video caricati su Instagram e TikTok, il designer offre al suo pubblico un’introspezione che pochi suoi colleghi sarebbero disposti ad imitare. Con un senso dell’umorismo spiccato, ed una sincerità a volte malinconica, lo stilista analizza passo dopo passo le sue passerelle, regalandoci aneddoti e retroscena. Ma soprattutto, pensieri: i suoi timori, i suoi momenti d’orgoglio, le creazioni di cui va più fiero e quelle che non ha mai saputo apprezzare abbastanza. I social diventano così un alternativo confessionale digitale.

@brandonmaxwell

Yet another video that took me 6 hours to make!!! But I’m learning, and I think I did better !

♬ original sound – Brandon Maxwell

Tra le tante chicche dei racconti social di Maxwell, ce ne sono alcune che non possono non esser nominate. Ad esempio, il ricordo del suo primo show, nel settembre 2015. Mentre le modelle sfilavano, si convinse fermamente che il pubblico in sala stesse ridendo dei suoi design, divertito piuttosto che stupito dal suo lavoro. In realtà, quello show fu un successo. Successo che si ripeté con la collezione P/E 2017, ma che lui non visse in prima persona: gli fu infatti solo raccontato. Maxwell svela per la prima volta al suo pubblico, infatti, che quello show non lo guardò, nemmeno dal backstage, poiché rinchiuso in bagno con un paio di cuffiette e la musica alta, tanta era la pressione che provava. La salute mentale viene nominata spesso nei racconti del designer, che narra apertamente di come a volte passava più tempo a preoccuparsi, piuttosto che a creare.

Diario di un designer

Ma nei suoi video-racconto c’è molto altro: corse dell’ultimo minuto, amicizie di una vita, lezioni imparate e fonti d’ispirazione. Gli account social ufficiali del brand si trasformano in un diario digitale che ci apre le porte di un lato dell’industria solitamente celato dietro le quinte. Una boccata d’aria fresca in un contesto in cui tutti appaiono troppo spesso instancabilmente performanti e privi di dubbi. Brandon Maxwell si mostra senza filtri, in tutta la sua spontaneità, e con tutte le sue fragilità. Aspetti che ricordano come, oltre il nome e le passerelle, anche un grande designer è profondamente, e meravigliosamente, umano.

Foto: Pinterest, Vogue