Dopo il ribaltamento di Roe v. Wade, il tasso di natalità negli Stati Uniti è ai minimi storici: il paradosso americano mostra che la scelta è ancora, oggi come non mai, nelle mani delle donne.
Lo scorso 24 luglio, Centers for Disease Control and Prevention, agenzia federale americana, ha pubblicato i nuovi dati riguardanti il tasso di natalità negli Stati Uniti risalenti al 2024, rivelando l’avvento di un record che alcuni definiscono preoccupante, altri sorprendente. Il livello di natalità del Paese dello scorso anno ha raggiunto infatti il suo minimo storico, con meno di 1,6 figli nati per donna. Un calo significativo rispetto al tasso di sostituzione di 2,1 figli per donna, necessario per mantenere stabile la popolazione.
Ma tutto ciò, perché ci interessa? Perché è un dato che parla chiaro. Un dato che più che una semplice statistica, è un messaggio. Dalle donne, per le donne. In un’America che ha fatto di tutto per strappare via dalle donne qualsiasi libertà decisionale sui propri corpi, il controllo delle nascite resta nelle mani di chi quei corpi li vive, non di chi tenta ossessivamente di regolamentarli.

I nostri corpi, la nostra scelta
Avere dei figli non è mai una scelta semplice. È una decisione che non si può prendere a cuor leggero. Le incertezze sul futuro, l’impegno fisico ed emotivo, i costi economici elevati, le precarietà lavorative e l’assenza di un supporto sociale coeso: tante motivazioni possono scoraggiare, o ritardare, la scelta di mettere al mondo un figlio. Tutte più che valide. Ognuna di esse gioca sicuramente la sua parte nel contribuire al repentino calo di nascite negli Stati Uniti, ma se si trattasse solo di esse, probabilmente non saremmo qui a parlarne. Aleggia tutto attorno ad un altro fattore, importante allo stesso modo: la scelta. La volontà. Di avere o non avere dei figli. Quella volontà che si è tanto cercato di forzare: inutilmente, potremmo dire.
Facciamo un passo indietro. Nel 2022, poco più di tre anni fa, la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltò la storica sentenza Roe v. Wade, che stabiliva il diritto costituzionale all’aborto fin dal (non molto) lontano 1973, spazzando via 50 anni di progresso. Con l’annullamento della sentenza, i singoli Stati americani ricevettero la facoltà di stabilire leggi proprie riguardo il diritto, o meno, di una donna a ricorrere all’interruzione di gravidanza: in men che non si dica, l’aborto divenne vietato, o fortemente ristretto, in quasi più della metà del Paese.
Il responso fu devastante. Per ogni repubblicano che inneggiava al “your body, my choice” (il tuo corpo, la mia scelta), vi erano fiumi di donne arrabbiate, perse, private dei propri diritti.


La restrizione dell’accesso all’aborto negli Stati Uniti non ha aumentato le nascite: ha contribuito al loro calo
Da allora, le donne non hanno ceduto. E mentre si cercava di costringerle a diventare madri, negando loro l’accesso all’aborto o limitando gli spazi di scelta, non ci si è resi conto che le nascite andavano crollando sempre di più: un messaggio netto da parte di chi si è visto strappar via un diritto vitale. C’è chi in questo rivede il fenomeno del childbearing strike, ossia dell’astensione volontaria dal fare figli come forma di protesta. E sicuramente non è un’ipotesi da scartare. O da biasimare. Soprattutto quando la paura di non poter interrompere una gravidanza indesiderata si somma al senso di tradimento verso un Paese che nega protezioni fondamentali.
Il vento di cambiamento, tuttavia, riguarda non solo chi sceglie di non avere figli, ma anche chi decide di diventare madre. Il report del CDC evidenzia infatti che, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, la maternità riguarda prevalentemente le donne tra i 30 e i 40 anni, mentre le gravidanze tra le ragazze più giovani sono in netto calo. Non si tratta, quindi, solo di rinunciare alla maternità, ma anche di volerla vivere in modo consapevole. Si tratta anche, e soprattutto, di chi vuole un altro tipo di futuro. Per tutte le donne che per secoli non hanno potuto perché messe all’angolo, intrappolate in una maternità subita, dipendenti economicamente dai loro mariti, private di istruzione e opportunità lavorative.


Chi dice donna dice danno
La maternità dovrebbe essere una scelta, non una punizione. E non bisognerebbe dover arrivare a toccare il fondo, un minimo storico, un dato preoccupante, per rendersi conto di cosa c’è che non va. La sentenza Roe v. Wade del 1973 non ha dato inizio alle pratiche d’aborto in America, ma ha posto la parola fine all’infinito elenco di donne che hanno perso la vita a causa di aborti clandestini, pericolosi, e quindi fatali. Nel tentativo di controllare il corpo femminile, e nella speranza di spingerlo a procreare, il ribaltamento della sentenza ha prodotto l’effetto contrario. Dimostrazione, ancora una volta, della resilienza femminile.
Com’era il detto? Chi dice donna… dice danno? Allora facciamogli vedere il danno. Così che non dimentichino mai più, che la loro prima casa è stata una donna. E in quanto tale, devono averne rispetto.
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