Figli accessori: non fateli se non li volete intorno

da | LIFESTYLE

Rappresentativi di uno status symbol, mezzi di realizzazione personale, buoni contenuti social: i figli li fate perché li volete, o perché vi servono?

Figli. C’è chi trema al solo pensiero, chi difende la materia a spada tratta indipendentemente da tutto, chi si scioglie in un brodo di giuggiole all’idea di un mini sé in culla, e chi già sente urla e schiamazzi poco graditi. Mai tema fu più sensibile e multiforme, costellato da una miriade di punti di vista differenti, tutti egualmente validi. Vi è però una linea comune di base che rende universalmente desiderabile l’idea di dar vita ad una propria prole: dopotutto, è un istinto animale.

Il fatto che sia un istinto, tuttavia, non implica che appartenga ad ognuno di noi. La socialità è ad esempio un innatismo, ma non tutti gli umani vi sono predisposti. Così come l’istinto di sopravvivenza, che può venire meno in determinate condizioni. L’istinto di riproduzione che spinge per natura l’uomo ad agire in conservazione della specie, quindi, non equivale ad una regola universale. Insomma, in poche parole: non tutti vogliono avere figli. Non è un bisogno, né una necessità. Le convenzioni culturali e le pressioni sociali mettono in atto una narrazione a tratti fiabesca, a tratti distopica, secondo cui fare un figlio è il coronamento ultimo di un sogno universalmente riconosciuto e assolutamente condiviso.

Il binomio che associa i figli alla felicità come due magneti imprescindibilmente attratti l’uno dall’altro, se per alcuni corrisponde a verità, per altri costituisce un insidioso tranello. Se dobbiamo infatti ammettere le due parti come magnetiche, e quindi ammettere la loro attrazione, dobbiamo anche accettare l’altra faccia della medaglia, ovvero la loro reciproca repulsione.

La linea tra convenzione e desiderio è labile, spesso troppo sfumata, ed è facile confondersi. Nel dubbio, però, un figlio lo fanno quasi tutti. Gli trovano poi mille impegni, scuole, corsi, centri estivi, nonni in veste di babysitter e tablet pronti all’uso pur di non sentirli. Però sono tranquilli: hanno il loro pacchetto di gioia (sociale) in fasce.

Volontà o trend?

Quindi, i figli oggi si fanno per moda? Non proprio. Anche se spesso vengono sfoggiati sui social come i propri personali Labubu dotati di ciuccio, diventando così contenuti, affermare che i figli si fanno per essere postati sarebbe specchio di una visione alquanto ristretta, seppur parzialmente motivata.

La realtà è ben più complessa di così. Le pressioni sociali giocano un ruolo fondamentale, così come il tempo che stringe e il concetto del “se non avrò figli, chi si prenderà cura di me quando sarò anziano?”, tanto sbagliato quanto egoistico. Mettere al mondo un figlio non dovrebbe essere una scelta guidata dalla paura della propria anzianità, un figlio non è un’assicurazione sul futuro ma un investimento sul presente.

Di peggio c’è solo la convinzione secondo cui avere un bambino sia la soluzione di un problema. Il fenomeno dei figli-cerotti per ferite di coppie chiaramente alla deriva è tristemente comune. Tanto quanto il sottotesto dei figli come status symbol. Ma non tutto è perduto: le nuove generazioni la pensano diversamente.

Il punto di vista della Gen Z

La Gen Z, ad esempio, ha le idee molto più chiare. Forse perché disillusi, forse perché molto spesso con un’idea di futuro precaria visti i disequilibri globali, o forse perché più coscienti. Ma i rappresentanti della Generazione Z prendono molto più seriamente l’idea di genitorialità, definendo come egoistica la volontà di diventare genitori in condizioni emotivamente e (soprattutto) economicamente incerte. Per i più giovani, non vi è aspettativa sociale che regga. Non ci si sente inadeguati perché “in ritardo”, né si acquista benessere dal bruciare le tappe nei tempi prestabiliti dalla società.

Non solo: le generazioni più giovani si dicono contrarie all’uso della tecnologia da parte dei più piccoli in cambio di qualche ora di silenzio, anche se a volte si pensa il contrario. Probabilmente, essendo nati “con il telefono in mano” come boomer e millenial amano ricordare, sappiamo meglio di loro quali rischi ne derivano.

In definitiva, vi stiamo dicendo: nessuno nasce genitore, e nessun genitore è perfetto. Tuttavia, un buon inizio per una sana genitorialità sarebbe volerla. Sceglierla con amore, oppure non sceglierla affatto. Quando non la scegliete, se consapevolmente, state facendo un doppio favore: a voi stessi, e ai vostri non-figli. Che fidatevi, preferiscono esser qui se voluti, non per farvi da cerotto.

Foto: Pinterest