Un costante senso di inadeguatezza assottiglia progressivamente il sempre più fragile confine tra prendersi cura di sé e vivere nell’ossessione. Skims insegna: non esiste mercato più redditizio di quello costruito sulle insicurezze femminili.
“Una necessità” – così Kim Kardashian descrive e annuncia il lancio del suo nuovo (e primo) dispositivo per il viso firmato Skims: la Seamless Sculpt Face Wrap. Una maschera modellante realizzata con il tipico tessuto scolpente del brand, e con l’aggiunta di filati di collagene, pensata per sostenere e dar forma alla mascella. Insomma, una guaina facciale sciogli-mento che promette miracoli. E che, come per magia, è già sold out. D’altra parte, come potrebbe non esserlo? Ormai si sa: le insicurezze portano profitto.


Inventare il problema, confezionare la soluzione
If it’s not broken, don’t fix it. Ovvero, non sistemare ciò che non è rotto. È solo un detto, ma se fosse una regola universale, se avesse in qualche modo il potere di vigere sovrana e influenzare l’andamento delle decisioni umane, non vivremmo in un mondo che rompe ciò che è intatto solo per venderci la soluzione. Skims è esemplare in questo, e la guaina per scolpire il viso è solo l’ultima trovata firmata Kardashian che sfrutta il fragile ego di un’intera generazione di giovani donne per spingerle alla ricerca di ciò che non va, con il solo fine di incontrarle lì, alla fine della traversata, con la soluzione in mano. Alla modica cifra di 48 dollari, in questo caso.
Nulla di nuovo. Chi ricorda i primi Lip Kit di Kylie Jenner? Quelli che promettevano labbra carnose, perfettamente simmetriche, rimpolpate a puntino. Alla Kylie, insomma. Solo che le sue erano finte. Era il lontano 2016, di tempo ne è passato, ma la logica rimane la stessa. Ricorrendo a bisturi e punturine a più non posso, si creano standard di bellezza inarrivabili che pongono l’accento su parti del proprio corpo o viso che altrimenti non avremmo mai guardato così attentamente. Iniziamo a scrutarle, analizzarle, confrontarle. Notiamo che non sono come sembra dovrebbero essere. Che strano, fino a poco fa a stento le guardavamo, e all’improvviso, una soffocante necessità di cambiamento attanaglia i nostri pensieri. È qui che ci affidiamo a chi ci vende l’antidoto, senza nemmeno far caso che chi promette salvezza è lo stesso che ne ha creato il disperato bisogno.
Possiamo vivere e basta?
Prima creano il problema, poi porgono la soluzione. E non si può far altro che accoglierla. Perché anche se sappiamo benissimo che quel viso iper scolpito è frutto di tutt’altro, non abbiamo né i fondi – né forse il coraggio – di ottenerlo tramite il loro stesso metodo. Perciò scendiamo a patti con il diavolo, accettando (e acquistando) una via di mezzo che speriamo possa funzionare. Magari poi riescono anche a convincerci che sia un gesto di empowerment, che lo facciamo per noi stesse, che meritiamo di sistemarci quanto e come vogliamo per stare bene nella nostra pelle. Ed è un attimo. Un attimo, dimenticarsi che quella pelle in realtà a noi stava bene già così.

Viviamo in un’epoca in cui la perfezione estetica viene imposta, monetizzata e normalizzata, venduta come amor proprio e confezionata come self-confidence: nella realtà dei fatti, non siamo mai stati più lontani dall’esser sicuri di noi stessi. Ne è la prova una fascia per il viso pensata per essere utilizzata durante il sonno, così che la corsa verso l’eccellenza estetica non si fermi mai, nemmeno di notte.
Anche mentre dormi, ormai, se non ti prendi cura del tuo aspetto, stai perdendo tempo. Tempo che potresti impiegare nell’attuare passivamente rituali completamente inutili al fine di arrivare alla tanto desiderata versione di te che la società ti promette e brama: più magra, più scolpita, più bella, più slanciata, più tirata, più giovane, più attraente, più prestante. Cosa aspetti? Puoi arrivarci anche tu. Forse stremata, esausta, nauseata e priva di voglia di vivere. Ma chi bella vuole apparire… un po’ deve soffrire. E comprare. Skims, possibilmente.
Alcuni l’hanno definita un’astuta mossa di marketing, una delle tante bravate per far parlare del brand. Forse, invece, è il momento di ammettere che si tratta dell’ennesima oppressione ben impacchettata, e precisamente indirizzata, che ci fa chiedere: quand’è che noi donne potremo semplicemente esistere?
Foto: Instagram, Skims


