Progetto Nautilus: c’è chi ti salva la vita senza farti la morale
Se pensate che la prevenzione sia roba da professori in classe o da conversazioni super imbarazzanti con i propri genitori, allora dovreste farvi un giro con Nautilus in qualche centro culturale di Roma. Vi stupireste nel vedere che parlare di droghe, sesso e salute mentale possa essere bello come un buon DJ set: coinvolgente, sincero e — sorprendentemente — liberatorio!

“The quiet side of the party”
La situazione era questa: l’Uber che ti lascia nel posto, tu e la tua amica che scendete qualche gradino e vi ritrovate davanti a una minuscola porta d’ingresso spalancata, che invita a entrare e a godersi il viaggio.
“Ci sono spazi che ti cambiano la vita” è lo slogan sul muro, a caratteri cubitali. Le casse tremano, le persone ballano, ridono. Qualcuno gioca a biliardino, qualcun altro scrive sui muri.
E vicino a quelle scritte, a pochi metri, c’è un uomo di circa cinquant’anni che parla con dei ragazzi di droghe sintetiche e ansia da prestazione.
No, non era un tipo strano. Sembrava lo zio figo della tua amica, quello che ha capito tutto della vita.
Quello era l’angolo di Nautilus, l’unità mobile finanziata dalla Regione Lazio attiva da più di vent’anni che si occupa di informazione, riduzione del danno e dei rischi legati all’uso di sostanze, all’alcol, alla sessualità e alla salute mentale. Ma soprattutto: lo fa senza giudicare.

Nautilus: più di un volantino
Attivo dal 2003, il progetto Nautilus porta i suoi interventi direttamente dove la vita accade: serate, festival, centri sociali, rave e spazi culturali. Distribuiscono acqua, preservativi, caramelle, sticker. Offrono consulenze gratuite — mediche e psicologiche — e una cosa molto più rara: ascolto vero.
“Cerchiamo di contrastare i pregiudizi basando i nostri interventi su un approccio non giudicante, o meglio di sospensione del giudizio. Tutte le nostre azioni partono dal presupposto che giudicare, stigmatizzare e puntare il dito ha a che fare con un modo ormai superato e spesso controproducente di trattare il fenomeno.
Il nostro obiettivo invece è quello di accogliere le richieste e aprire spazi di confronto e dialogo con le persone, instaurare relazioni all’interno delle quali si possa portare un ragionamento di consapevolezza e di cambiamento per la persona.” E questo, possiamo dire, si vede anche nell’approccio concreto.

“Per noi è molto importante apparire come un angolo sicuro all’interno dei contesti che attraversiamo, dove le persone si sentono libere di venire a chiedere qualsiasi cosa senza paura di ricevere un giudizio, e creando la possibilità di essere ascoltate e aiutate.
Su questo viene in aiuto anche l’informalità del nostro intervento, nel senso che all’interno dei contesti non indossiamo uniformi o segni particolarmente distintivi, proprio per cercare di abbassare il più possibile e limitare la distanza anche visiva con le persone che possono chiederci aiuto.”
Più cultura, meno stigma
Nautilus lavora per costruire una cultura della salute e superare la logica del panico o della colpa.
“Sarebbe importante continuare a lavorare sulle politiche che riguardano le droghe ed investire di più sul fenomeno, così da aumentare e dare spazio a interventi di vario tipo, a partire da quello informativo e di prevenzione.
Trattare il fenomeno a 360 gradi, non concentrandosi esclusivamente sugli effetti negativi e cronici e sull’aspetto di cura, ma appunto aggiungere azioni specifiche e mirate adatti a vari target di popolazione e a diversi contesti, che vadano nella direzione di diffondere una cultura della salute.”

S.O.S. Consiglio Nautilus
“Ovviamente cerchiamo sempre di evitare di dare consigli, anche perché le risposte e le strade per risolvere problematiche e difficoltà si trovano attraverso un percorso, un processo che parte in genere dal mettersi in discussione e pensare a sé stessi, alla propria vita, in modo diverso rispetto al passato.
Questo, dunque, se vogliamo chiamarlo consiglio, è quello che vorremmo dire: mettete sempre in discussione tutto, anche voi stessi, cercando di trattenere da ogni esperienza che fate una piccola informazione in più, che riguarda voi ma anche il mondo che vi circonda.”
In un mondo dove dire “sto male” o “mi sono fatto troppo” può essere fonte di vergogna o isolamento, c’è chi ti tende la mano senza chiederti niente in cambio.
La prossima volta che entri in un club, alza lo sguardo tra la folla.
Potresti scoprire che chi ti salva la vita… lo fa ballando con te.

Foto: ProgettoNautilus Instagram


