La moda è spesso un linguaggio molto estremo, che non ha paura di rompere le regole, anzi: a volte nasce proprio dal bisogno di infrangerle. Ma a volte quella rottura va fin troppo oltre l’estetica, toccando punti sensibili e facendo urlare allo scandalo.
Dichiarazioni inopportune, atteggiamenti arroganti e accuse gravi: sono parecchi gli stilisti che hanno superato i limiti, e non solo della provocazione nell’ambito creativo, ma anche quello del semplice ed opportuno buon senso. E oggi, con i social che non perdonano e un’opinione pubblica dalla memoria lunga, ogni passo falso si ingigantisce.
Karl Lagerfeld
Karl Lagerfeld è stato senza ombra di dubbio uno degli stilisti più creativi e influenti del secolo scorso. Ma a differenza dei suoi abiti, le sue affermazioni non mettevano d’accordo tutti.
Numerose furono le uscite, tra cui quando disse che: “Nessuno vuole vedere donne con le curve” o la frase su Adele: “Un po’ troppo grassa ma con una bella faccia”. Oppure, quando parlò del movimento #MeToo come un qualcosa di “ridicolo”, aggiungendo anche:
“Se non vuoi che ti tirino giù i pantaloni, non fare modella. Vai in convento!”.
Lagerfeld non si è mai scusato davvero. Anzi, il tanto amato stilista ha sempre difeso la libertà di esprimere tutto ciò che pensava, anche quando le sue potevano risultare pesanti, provocatorio o fuori luogo. Ma con il passare degli anni e in particolare dopo la sua morte, molte sue uscite sono state rilette con maggiore distacco: non più solo parte del personaggio eccentrico, ma sintomo di una cultura che per troppo tempo ha normalizzato certi modi di pensare.

Stefano Gabbana
Stefano Gabbana ha spesso scelto i social come luogo di confronto, ma anche di scontro. Il suo tono, fin troppo diretto e altrettanto polemico, ha dato origine a numerose controversie che hanno finito per danneggiare il lavoro del brand firmato D&G.
Tra gli episodi più noti, l’insulto social a Selena Gomez in cui la definiva “brutta”, la critica a Chiara Ferragni definita “cheap” e i commenti offensivi sui figli nati da fecondazione assistita, che portarono Elton John a una forte presa di posizione. Ma il momento più difficile arrivò nel 2018, quando una conversazione privata, poi diventata pubblica, mostrò Gabbana mentre usava termini molto offensivi verso la Cina.
Beh ovviamente le conseguenze furono imminenti: collezioni cancellate, vendite chiaramente compromesse e la diffusione a livello globale dell’hashtag #BoycottDolceGabbana.
Gabbana, dal canto suo, ha continuato a difendere la sua onesta, sostenendo per di più che essere “politically correct” non significa affatto essere sinceri. Ma in un mondo come il nostro, in cui il confine tra sincerità e offesa è sottilissimo , anche gli stilisti devono imparare a dare un peso alle parole.

Alexander Wang
Nel lontano (ma non troppo) 2020, lo stilista Alexander Wang è stato accusato da numerose persone di molestie sessuali, spesso avvenute in contesti notturni, durante feste o eventi legati all’industria. Le testimonianze parlavano di abusi, palpeggiamenti, droghe somministrate senza consenso. Tra le vittime ci sarebbero uomini e donne transgender, tra cui il modello britannico Owen Mooney, primo a testimoniare della vicenda nel dicembre 2020 tramite il suo profilo Tik Tok.
Nel 2022 ha ripreso le attività pubbliche, ma il suo nome resta legato a uno dei momenti più critici del movimento #MeToo in ambito fashion. La questione rimane comunque aperta, sospesa tra il tentativo di riparazione della sua immagine e l’obiettivo di riottenere credibilità, giustamente persa.
È un esempio di come anche gli stilisti debbano oggi confrontarsi con le conseguenze concrete delle proprie azioni in una società più attenta ai diritti e alla dignità di tutti.

Coco Chanel
Dietro l’eleganza impeccabile di Coco Chanel e il profumo N°5, c’era una donna complessa e spesso in lotta con il mondo. Durante l’occupazione nazista di Parigi, Chanel visse al Ritz, circondata da ufficiali tedeschi. Ed è lì che si innamorò di Hans Günther von Dincklage, agente dell’intelligence tedesca.
La relazione fu intensa e secondo diversi storici, fu proprio per amore che Chanel si avvicinò ai nazisti. Tutto questo non venne fatto per ideologia, ma per l’amore che provava per lui, talmente forte da tradire la sua patria. Quel sentimento la portò a collaborare con l’Abwehr, il servizio segreto militare tedesco con il nome in codice “Westminster”.
In quegli stessi anni inoltre, tentò anche di sfruttare le leggi razziali per riprendersi il controllo del marchio Chanel N°5, che allora era gestito da soci ebrei. Dopo la guerra venne interrogata, ma mai processata. Si ritirò in Svizzera, lontana dai riflettori e non parlò mai di ciò che accadde davvero.
Al suo ritorno a parigi nel 1954 la questione sembrava irrilevante per il mondo della moda.
Non si può dire che fosse un mostro, ma neanche del tutto innocente. Era semplicemente umana: con i suoi limiti, i suoi desideri e quel bisogno disperato di amare, anche quando tutto la portava verso il lato sbagliato.

John Galliano
Nel 2011, un video girato in un bar di Parigi mostrava John Galliano , allora direttore creativo di Dior, mentre insultava due persone con frasi razziste e antisemite, in evidente stato di ebbrezza.
Lo sdegno fu immediato. Il licenziamento, in meno di 24 ore, pure.
Galliano fu condannato dal tribunale francese per incitamento all’odio razziale. Solo anni dopo, attraverso un duro percorso di riabilitazione ed esami di coscienza, è tornato alla direzione creativa di Maison Margiela. Ha ammesso tutto, si è scusato profondamente definendo quello “il periodo più oscuro della sua vita”.

Oltre l’artista
Le parole e i gesti degli stilisti, amplificati dall’attenzione mediatica, possono lasciare varie conseguenze durature, tanto da diventare scandali o occasioni di riflessione.
Dietro ogni caduta, però, non c’è solo un nome famoso: c’è una persona, con fragilità e zone d’ombra, che spesso viene dimenticata dietro l’immagine. Comprenderle non significa giustificare, ma ricordare che anche chi crea bellezza può, a volte, perdersi dentro le sue contraddizioni.
E questi stilisti, tra cadute, e in alcuni casi tentativi sinceri di risalita, ne sono un riflesso evidente.
Immagini: Pinterest


