La Gen Z è stanca: in Italia la maggioranza degli stage non sono retribuiti

da | CULTURE

Il 47% dei giovani tirocinanti in stage non vengono pagati in Italia. Questa argomento, nel 2025, non dovrebbe nemmeno essere da discutere o trattare, ma purtroppo stiamo andando verso un vicolo cieco e il grido è necessario 

Il mondo del lavoro è cambiato alla velocità della luce negli ultimi anni. La Generazione Z ha un approccio completamente differente rispetto ai propri genitori, i quali a loro volta differiscono dalla generazione precedente. Questa evoluzione non si limita soltanto ad un cambio di mentalità, ma è altamente influenzata dal contesto sociale in cui viviamo. Se un tempo, si viveva per lavorare, oggi è esattamente il contrario; il cambio di rotta non è una conseguenza che non riguarda esclusivamente gli individui e la valorizzazione che ha conosciuto nell’ultimo periodo il tempo libero, bensì una vera e propria rottura e falla, nel sistema lavorativo, che porta con sé numerosi svantaggi, tra cui il fenomeno degli stage.

Si legge “stage” o “stage”?

Le vecchie generazioni hanno imparato a conoscere il termine stage, soltanto vent’anni fa. Quando i giovani erano loro, e si affacciavano al mondo del lavoro, tutto era più semplice: c’era chi, come oggi, si laureava e riusciva ad ottenere il lavoro dei propri sogni, ma c’erano anche tantissimi che, nonostante non avessero studiato per svolgere un determinato mestiere, “imparavano facendo”. Oggi, se non si è in possesso di almeno 3 lauree, un master, una specializzazione, e chi più ne ha più ne metta, non si va più da nessuna parte. Non fraintendetemi, da un lato è più che giusto, per svolgere molti mestieri è necessario aver studiato, ma dall’altro ci sono una serie di dinamiche molto più complesse, che la gen z proprio non sopporta. Una di queste è lo stage

Ho scoperto da poco il perché nonni e genitori sembravano ignorare completamente questa parola, pronunciandola alcuni alla francese, altri all’inglese. 

I tirocini formativi e di orientamento sono stati introdotti nell’ordinamento italiano il 24 giugno 1997 con l’articolo 18 della Legge n. 196/1997. Ecco spiegato tutto. 

Perché gli stage sono così detestati in Italia?

Facile: si lavora spesso otto ore al giorno, cinque giorni su sette (Se va bene…), con straordinari che si presentano almeno tre o quattro volte a settimana e l’unica retribuzione sono dei buoni pasto. Adesso sarei curiosa di sapere chi ha ancora voglia di partecipare a questi ben strutturati tirocini?! Ebbene non c’è molta scelta. 

La maggiora parte (Se non tutte) delle aziende, prima di assumere qualcuno, si sente quasi in obbligo di svolgere questa sorta di periodo di prova, perché alla fine ci va anche a guadagnare. Ma ciò che aggrava ancor di più la situazione è che, in Italia, la maggioranza degli stage è legata alle università, le quali, all’interno del loro programma, prevedono tirocini curricolari o extracurriculari obbligati che antecedono la laurea. Anche i master quasi sempre li prevedono e spesso capita che ci si ritrova ad essere in possesso di un titolo di studio che non tutti hanno e a lavorare letteralmente “a gratis” per 40 e passa ore settimanali. Ridicolo. 

Dati dell’Eurobarometro 2023 dimostrano che il 47% dei giovani stagisti in Italia non sono retribuiti

Stage non retribuiti: dall’opportunità allo sfruttamento

Lo stage dovrebbe essere un punto di partenza che rassicura e incoraggia i giovani che per la prima volta si affacciano al mondo del lavoro. Mentre, in realtà, fa sì che i giovani diventino soltanto una risorsa “gratuita” e sfruttata, che svolge mansioni spesso marginali e stancanti; e finito il periodo di prova, a casa!

Infatti il dubbio più grande persiste: in seguito allo stage quanti avranno la possibilità di essere assunti dall’azienda?

Solitamente pochi, o quasi nessuno. Sempre i dati dell’Eurobarometro 2023 sostengono che in Italia soltanto il 35% degli stagisti è stato assunto dall’azienda dove ha svolto il tirocinio. 

E non dobbiamo sentirci in colpa o temere di non aver dato il meglio e non esserci dimostrati all’altezza. Il problema in questo caso non è il nostro, ma di un sistema corrotto e scorretto.

Esodo all’estero 

Poi lo Stato si domanda per quale motivo molti giovani vogliono darsela a gambe levate e scappare all’estero…

In Portogallo, dal 1° gennaio 2025, gli studenti sono stati esonerati totalmente dalle tasse per almeno il primo anno di lavoro: questo si che è un modo efficace per combattere la fuga dei cervelli… e anche per attirare nuovi talenti dall’estero. In Italia, invece, sembra si impegnino proprio per mandarci via. 

Questo è un grido d’aiuto da parte di una generazione che soffre per ottenere un lavoro, ma soprattutto che vive di stenti per riuscire almeno a sopravvivere in città dove gli affitti sono diventati esorbitanti e il costo della vita è esagerato. 

Il lavoro non retribuito ha un impatto negativo sulla salute mentale e la gen z, che ha a cuore moltissimo la meritocrazia, ha bisogno di essere motivata e con queste dinamiche l’effetto che si ottiene è certamente il contrario. Poi non lamentatevi, però.