Porno educazione: quando il piacere diventa performance.

da | LIFESTYLE

Il porno ci ha insegnato cosa fosse il sesso, prima ancora di capire cosa fosse il desiderio, trasformandolo in una performance da fare bene, più che in un’esperienza da vivere.

Non sapevamo ancora cosa ci piaceva. Ma sapevamo come comportarci. Muoviti così, guarda così, toccati così. 

Siamo la generazione che ha avuto accesso al porno prima ancora del primo bacio. Siamo la generazione che sa come toccare, ma non come farsi toccare. Che sa come mostrare eccitazione, ma che spesso non sa cosa la eccita davvero. 

Ebbene si, la pornografia ci ha insegnato come dobbiamo muoverci, come dobbiamo gemere, come essere desiderabili, come compiacere e, ammettiamolo, talvolta come fingere. Un copione che molte persone seguono inconsciamente, ancora prima di chiedersi se quel copione le rappresenti davvero. Il sesso è diventato un palco. E noi, tutti bravi attori. 

Esprimersi o compiacere?

La Gen Z si definisce libera, aperta, sessualmente fluida. Eppure, quando facciamo sesso, siamo ancora particolarmente influenzati dall’estetica dei porno. E non parliamo solo di sesso.

Anche quando ci scattiamo una foto hot, raramente lo facciamo per noi. C’è tutta una regia mentale in corso. Pensiamo alla posa della pornostar vista su Instagram, alla luce giusta, all’angolazione strategica. Tensione muscolare dove serve, scioltezza dove no. Ogni dettaglio studiato per sembrare casuale. Ma in realtà abbiamo curato tutto con maniacale precisione. Si tratta di scegliere l’espressione casualmente sensuale dopo almeno quindici scatti cancellati. “Sono desiderabile, lo vedi?”

Ma desiderabile per chi?

Quelle foto non dicono “Mi piaccio”, ma “Piaccio abbastanza?”. Non sono per celebrare il nostro corpo, ma per capire se è all’altezza di quelli che vediamo ogni giorno online.  Non stiamo esplorando la nostra sensualità, stiamo cercando di imitare quella che ci hanno insegnato. 

porno educazione

Dove nasce il copione?

Non siamo noi ad aver scritto le regole, questo perché la pornografia è stata spesso l’unica fonte accessibile di informazione sul sesso. Cresciuti con Pornhub come punto di riferimento, ci siamo formati su ritmi surreali e standard estetici che sembrano usciti da Photoshop. Il nostro “manuale d’istruzioni” era un sito per adulti in HDE nessuno a spiegarci che il sesso vero non ha il montaggio, le luci perfette e pause pubblicitarie per i lubrificanti. 

Ecco come la navigazione privata ci ha insegnato più della scuola, più dell’intimità reale. 

E non solo. TikTok, Instagram, OnlyFans: tutto alimenta l’estetica del desiderio, ma non il desiderio stesso. Tutto questo ha creato un immaginario distorto del sesso, che come conseguenza diviene una performance da “fare bene”, piuttosto che una realtà da esplorare. 

Ci chiediamo “Lo sto facendo bene?”, prima ancora di chiederci: “Mi sta piacendo davvero?”. Ci concentriamo sull’effetto, sul risultato, sull’approvazione. Ci limitiamo a imitare i movimenti e le espressioni dell’attrice o dell’attore porno diventati, nell’ultimo anno, il sogno erotico collettivo.

E il piacere? 

Il piacere si è trasformato in prestazione, in una forma di validazione, in un voto invisibile che qualcuno ci avrebbe dato. E quello vero spesso resta in secondo piano. O non arriva proprio. Ma anche nel sesso più consensuale, spesso continuiamo a recitare una parte.

Alcune ragazze raccontano, su podcast come Call Her Daddy, di fingere l’orgasmo non solo per gratificare il partner, ma perché “si fa così”. Perché l’idea del sesso funzionale è quella in cui tutto va secondo copione. Alcuni ragazzi, d’altra parte, confessano ansia da prestazione, paura di “non essere all’altezza”, misurandosi con gli attori porno più che con il desiderio reale del partner o, ancora peggio, con il proprio.

In questa ottica, Erika Lust, regista di porno etico, propone un’alternativa in cui il piacere viene mostrato in modo realistico. Le sue opere sono un invito a riscoprire un desiderio meno stereotipato, meno artefatto.

porno educazione

Rifiutare l’estetica porno

Rifiutare l’estetica porno non significa fare i moralisti: significa riprenderci il corpo, ma soprattutto il desiderio.  Significa ricominciare a godersi l’esperienza, come se fosse sempre la prima volta, con quel fare inesperto, ma impaziente di sperimentare nuove forme di piacere. Significa realizzare che il sesso vero – quello reale, imperfetto, umano – è un’altra storia. 

Il sesso vero non ha la regia di un videoclip né un copione da seguire: il sesso vero ha i calzini spaiati, i rumori imbarazzanti, ridersi addosso quando si sbatte la testa contro la parete. Il sesso vero è avere bisogno di una pausa, farsi distrarre dal gatto che vi guarda fisso, non riuscire a slacciare il reggiseno alla propria partner o a sfilarsi il body in un colpo solo.  Il sesso vero è sentirsi vulnerabili, a volte impacciati, ma anche incredibilmente vicini. 

In conclusione, forse la vera educazione sessuale oggi è un processo di dis-apprendimento. Disimparare quello che ci ha insegnato lo schermo per tornare a chiederci, con coraggio e onestà: “È un sì anche per me?” prima ancora di “Lo sto facendo nel modo giusto?”, senza ansia di prestazione, senza dover “essere all’altezza” o “funzionare bene”. 

Perché l’orgasmo più difficile da raggiungere, oggi, è quello autentico.

Foto: Pinterest