La carta regalo è il paracadute per eccellenza, per un atterraggio veloce, senza rischi, e dal successo assicurato. Ma perché non facciamo più regali pensati?
Negli ultimi anni le gift card hanno rapidamente scalato la classifica dei regali più acquistati e apprezzati di sempre. Non è difficile immaginarne i motivi: sono il perfetto salvagente. Un compleanno dimenticato, un invito dell’ultimo minuto, un’amica che ha già tutto, o un conoscente con gusti fin troppo particolari. Mille situazioni sgradevoli, un’unica soluzione: la carta regalo.
A rendere le gift card ancora più gettonate è la loro versatilità, evolutasi nel tempo. Abbigliamento, cibo, esperienze, viaggi: ce ne sono di ogni tipo, e per ogni fascia di prezzo. Non solo quindi rispondono a qualsiasi esigenza, ma vanno incontro a qualunque budget. Quindi, dov’è la fregatura?
A caval donato…
In un certo senso, non c’è. Bisogna ammetterlo, nessuno rifiuterebbe di spendere dei soldi per comprare ciò che più gli piace. Soldi regalati, oltretutto. I benefici sono ambo i lati. Chi riceve la card si fa un auto-regalo che non può non gradire, chi la regala si sottrae dalla noia di dover scegliere, e dalla paura di sbagliare il tiro. D’altronde, è il pensiero che conta. Eccola qui, la fregatura. Il pensiero. Quanto ce n’è dietro un po’ di soldi incastrati in un pezzo di carta?


Andare sul sicuro puntando sulla comodità e la velocità della carta regalo, e farlo sistematicamente piuttosto che per una corsa ai ripari una tantum, ha un suo contro. L’atto del donare rischia infatti di svuotarsi del suo valore, oltre che del suo simbolismo. Fare un regalo non è un semplice gesto materiale, ma un linguaggio. Esprime condivisione, e spesso diventa un simbolo del rapporto tra chi lo fa e chi lo riceve.
Ogni regalo parla di noi: l’idea, l’attenzione con cui si sceglie, la cura con cui si impacchetta e consegna. Riceverne uno, dal punto di vista della psicologia, contribuisce a farci sentire apprezzati e soprattutto riconosciuti. È un rafforzamento involontario della nostra identità personale. Eppure, è un gesto che si fa sempre meno. La cultura consumistica del tutto e subito, in cui l’acquisto è sempre un mezzo per raggiungere un fine, sminuisce l’arte del dono, facendo percepire il tempo impiegato alla ricerca di un regalo come perso ed irreparabilmente irrecuperabile.
Ragioniamo per utilità, piuttosto che per piacere. Raramente ci prendiamo il tempo di capire, ascoltare, vedere l’altro. Il regalo, non a caso, viene anche chiamato pensiero. Regalare non è comprare, ricevere non è possedere. È pensiero, ricerca, cura, gratitudine. È dire all’altro: io ti vedo, e ho visto te in questo, perciò te lo dono.


Dopotutto, c’è del bello anche nella sorpresa. Nel non sapere cosa l’altro abbia pensato per noi, nell’eccitante e teso momento dello scarto. È ora di tornare a prendersi del tempo per fare regali pensati. Creativi, su misura. Insomma, mal che vada… si fa presto a recuperare il danno con una carta regalo.
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