Il gioco degli scacchi: un potenziale immenso nascosto dietro alla parola “gioco”

da | CULTURE

Gli scacchi regalano benefici alla mente di bambini, adolescenti e adulti e insegnano ad affrontare la vita

Ci sono più mosse teoriche in una partita di scacchi che atomi nell’universo.

Non ci credete? Domandatelo alla scienza.

Claude Shannon è il matematico che ha teorizzato ogni mossa possibile durante una sola partita con 32 pezzi e 64 caselle della scacchiera.

Se inizialmente si pensava che il numero di mosse fosse infinito, Shannon ha stabilito che invece è ben preciso ed equivale ad una cifra di 10 moltiplicato 123 volte per se stesso(10123). Mentre, gli scienziati hanno stimato che il numero di atomi nell’universo sia compreso 1079 e 1081.

È chiaro quindi che gli scacchi hanno un grande vantaggio in merito…

Comunque, dati alla mano, gli scacchisti italiani tesserati sono circa 20.800, di cui molti fanno parte della categoria junior (10631). Non male, eppure non si parla mai abbastanza di questo sport e delle sue capacità di allenamento della mente, fortemente indispensabili per vari aspetti della crescita.

Sono invece abbastanza coloro che pensano di saper giocare a scacchi… ma, attenzione: per definirsi un giocare non basta conoscere in quale direzione possono muoversi i pezzi… ci sono numerosissime tecniche che si imparano leggendo libri e manuali e seguendo corsi nei vari circoli. Circoli di scacchi? Esatto, esiste l’organo di governo mondiale dello scacchi, la FIDE con sede a Losanna fondato nel 1924; inoltre, ogni Paese ha il suo ente, che a Milano è la FSI. 

Un duello mentale affascinante 

Gli scacchi hanno un grande potere che crea fascinazione in tutto il mondo, e la sua forza è da ricercare nella possibilità di sconfiggere l’avversario sul campo, ma soltanto attraverso l’uso della mente. Il gioco degli scacchi consiste in un duello mentale, che può avvenire contro chiunque; non sono richieste abilità fisiche, ma soltanto la pratica e il duro allenamento. Chiunque può imparare a giocarci, senza distinzioni. Inoltre, oggi grazie a internet è possibile allenarsi a qualsiasi ora dal giorno e della notte con le partite online, senza bisogno di avere per forza un amico che ci faccia da un avversario.

Ma dicevamo, non ci si può definire veri giocatori senza conosce le basi e le origini di questo straordinario rompicapo. 

Presunte origini

La prima versione dovrebbe essere indiana e dovrebbe risalire al VI secolo, quando un uomo di nome Sessa (o Sissa) presentò il prototipo al principe dell’India. Come è intuibile, il gioco simulava una battaglia tra due schieramenti, e aveva il nome di chaturanga. Non si può dire con certezza se questo sia vero, ma l’aneddoto venne ripreso anche da Dante nella Divina Commedia. Altri sostengono abbia eredi persiani, infatti la parola “scacchi” deriverebbe da shah, che nella loro lingua significa “re”; shah mat, “re sconfitto”, diventa “scacco matto”. 

In ogni caso, solita storia, gli arabi se ne sono innamorati e l’hanno portato in occidente, un po’ come hanno fatto con tante altre cose. 

La cosa curiosa è che tra le prime versioni europee una includeva l’uso di dadi, ma siccome la Chiesa Cattolica sosteneva diabolico ogni rimando al gioco d’azzardo, cancellò ogni traccia dei dadi. 

Notizia recente: gli scacchi sono stati vietati dai talebani in Afganistan

Per ricollegarci, recentemente, circa una settimana fa, il gioco degli scacchi è stato vietato dai talebani in Afganistan proprio in quanto definito mezzo di incitamento al gioco d’azzardo. In questo modo, il regime dei talebani che governa in Afghanistan ormai da quattro anni, ha adottato l’ennesima misura per controllare il Paese, con lo scopo di disseminare l’ignoranza.

Nel loro programma politico, se così si può definire, una serie di comportamenti, quali la musica negli eventi pubblici, la trasmissione di film stranieri, la pratica sportiva alle donne, le arti marziali miste e ora anche gli scacchi, sono diventati una violazione della sharia, l’insieme dei princìpi morali e giuridici islamici del loro governo. 

Il divieto imposto è un chiaro segnale: l’autocrazia sarà sempre un passo avanti a noi, se glielo permetteremo

Chiaramente si sa che giocare a sacchi non ha quasi nulla a che fare con scommesse e puntate, e che molti, soprattutto giovani, ci giocano per lo stimolo di sconfiggere l’avversario attraverso solo le proprie capacità intellettive, perciò la dichiarazione del governo talebano potrebbe forse solo essere una scusa?

Nonostante venga definito un gioco e sia spesso sottovalutato, lo scacchi è molto più di questo. Giocare a scacchi significa apprendere una forma mentis, utile per ragionare con la logica e poterla applicare nella vita di tutti i giorni. Gli scacchi aumentano la capacità di concentrazione, sviluppano l’intelligenza, implementano le capacità strategiche e mnemoniche; ma soprattutto insegnano a prendere decisioni sotto pressione. Tutto questo senza compromessi, l’unica richiesta è passare ore e ore a praticare e studiare, per ricevere in cambio la capacità di ragionare autonomamente. Non a caso, già da tempo, in molte scuole è diventata una materia scolastica a tutti gli effetti. 

I talebani hanno paura di questo: del pensiero

La storia si ripete sempre, prima fascisti e poi i nazisti fecero roghi di libri per eliminare la possibilità di arricchire i cittadini culturalmente, per non permettergli di avere consapevolezza e intelligenza e tenerli nell’ignoranza del regime; prima ancora lo fece la Chiesa con la promulgazione dell’Indice dei Libri Proibiti, e oggi i talebani, che dopo i libri se la prendono con un gioco. Un gioco che ha un potenziale immenso ancora inesplorato da molti, ma che necessita di essere reso visibile a tutti. 

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