Sappiamo che esiste la criminalità, ma i social potrebbero star ingigantendo le cose gettando più panico che informazioni. I media ci aiutano o ci rendono difficile affrontare la nostra quotidianità nelle grandi città?
Ultimamente l’impressione che ho è che tutti quanti ci sentiamo poco sicuri nelle grandi città, basta aprire uno qualsiasi dei social media a nostra disposizione. Capisco che detta così sembri una frase scontata: “è normale che ci sia casino, è un città grande. Vivi a Milano (inserite pure il nome della vostra grande città del cuore), cosa ti aspettavi?”. Non lo so, forse vivere la mia vita senza un programma di sopravvivenza in sette punti anche solo per fare la spesa.
Ma non è che stiamo vivendo semplicemente una gande situazione di psicosi generale?

Secondo ISTAT, nel 2022-2023 aumenta la quota di cittadini molto o abbastanza sicuri quando escono a piedi nella propria zona ed è buio, arrivando a un 76% della popolazione. I più insicuri sono le donne, gli anziani e gli abitanti delle aree metropolitane. Il 19,8% delle persone, di sera, cerca di evitare situazioni o luoghi che ritiene a rischio, mentre il 12,6% preferisce restare a casa per paura. In riferimento alla propria zona migliora la percezione del rischio di criminalità e diminuiscono le persone che vedono situazioni di degrado sociale e ambientale, anche se rimane stabile la preoccupazione di subire reati, tranne per il furto in casa che diminuisce di circa 16 punti percentuali.
Insomma, mica male. L’unico problema è che sono dati risalenti a quasi 3 anni fa. Qual è la situazione adesso?
Beh, i dati attuali non sono ancora disponibili, probabilmente li vedremo tra circa un annetto, ma cerchiamo di tirare le somme analizzando altri numeri a nostra disposizione.
Analizziamo alcuni dati.
Prendiamo in causa quelli sulla criminalità minorile redatto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno.
Nel report viene segnalato il fatto che ci sia un allarme diffuso sui media, ma l’aggiornamento del monitoraggio esplorativo, negli anni del 2022-2023, riporta che le gang giovanili non appaiono in aumento. Si registra una maggiore presenza nel Centro Nord, più che al Sud e si denota una flessione del -4,15% tra il 2022 e il 2023. In conclusione il fenomento appare di base stabile o in lieve diminuzione presentandosi in maniera diversa sul territorio e si parla di proporre alternative culturali/sociali e fare rete con tutti i soggetti interessati, soprattuto in famiglia e a scuola. Beh, suona un po’ diverso dall’allarmismo riportato sui media, ma, dopotutto, i dati degli ultimi due anni non li abbiamo ancora.
Passiamo poi ai dati relativi agli omicidi volontari consumati. In questo caso possiamo fare un confronto con i dati di questo primo trimestre del 2025. In realtà gli omicidi volontari sono meno rispetto allo stesso periodo di tempo nel 2024: dal 1 gennaio al 31 marzo 2024 risultano 80, nel 2025 sono 57.
Posso portarvi tutti i dati del mondo, ma è necessario anche sapere che i media possono distorcere la percezione generale della sicurezza e dei tassi di criminalità.

Dobbiamo tenere a mente che i media devono fare share, numeri, condivisioni e le cose che più di tutte attirano sono gli eventi drammatici. Crimini violenti, insoliti o sensazioalistici sono quelli che portano più click al sito e di conseguenza saranno quelli più chiacchierati, ma allo stesso tempo ci danno l’impressone che accadano solo cose brutte, ma così nella realtà non è. Potrebbero anche scrivere delle cose che vanno bene, ma non sarebbe conveniente per i loro numeri.
L’enfasi su questi spiacevoli eventi porta a una percezione della realtà distorta lasciando credere alle persone che questi tipi di crimini siano più comuni di quanto non siano in realtà.
Ecco la “Sindrome del Mondo Cattivo”: una forte esposizione alla violenza mediatica può coltivare una percezione del mondo come un luogo più pericoloso di quanto non sia.
Dobbiamo ricordare poi che, sempre per lo stesso concetto delle visualizzazioni, le notizie a volte utilizzano un liguaggio esagerato, titoli drammatici e immgini cariche di emotività che amplificano la paura e l’ansia. I media possono contribuire a panici morali, enfatizzando troppo specifici tipi di crimine o associandoli a particolari gruppi, portando a paura diffusa e richieste di misure severe.

Inoltre, i media potrebbero non riflettere accuratamente le tendenze generali delle criminalità. Un esempio sarebbe quello di parlare di uno specifico tipo di reato in modo assiduo, nonostante i tassi di criminalità complessivi legati allo stesso siano stabili o in calo.
Diversi studi hanno mostrato una correlazione tra un elevato consumo di notizie sulla criminalità e un aumento della paura di diventare vittima, anche quando i tassi di criminalità locali non supportano questa paura.
Stefano Caneppele, nel 2010, in un articolo sulla paura della criminalità nelle province italiane, raffroza l’idea che la paura della criminalità è un qualcosa di complesso. Sottolinea come i media spesso si concentrino su crimini violenti e sensazionalistici, creando una percezione di disordine e pericolo che può aumentare la paura, nonostante gli effettivi tassi di criminalità. Riporta anche che i media possono influenzate la percezione della vulnerabilità e della diversità minacciosa, contribuento a un’immagine distorta della realtà e aumentando la paura in determinati gruppi della popolazione.
In un altro articolo, “Vittimizzazione e senso di insicurezza nei confronti di un crimine” di Moris Triventi, si legge come anche la conoscenza di persone vittime di un crimine contribuisce al senso di insicurezza, anche se in misura minore rispetto a chi ha subito il crimine. Si chiama vittimizzazione indiretta. Anche qui viene confermato come la copertura mediatica sensazionalistica di crimini, anche se rari, aumenti la percezione del rischio, portando a un senso di insicurezza sproporzionati rispetto all’effettiva probabilità di essere vittima.
I media sono totalmente in grado di creare un allarme sociale enfatizzando determinati tipi di crimini o associandoli a specifici gruppi, influenzando la percezione del rischio in specifici segmenti della popolazione.

L’effetto dei media viene meglio analizzato nell’articolo “L’effetto camera di risonanza sui social media” di Cinelli et al. Si analizza che le piattaforme di social media tendano a creare vere e proprie “camere di risonanza”. Gli utenti sono esposti principalmente a informazioni e opinioni che confermano le loro convinzioni preesistenti, filtrando o escludendo punti di vista diversi. Questo perchè gli algortimi usati dai social sono progettati per massimizzare l’engagement degli utenti che si traduce nel mostrare contenuti simili a quelli con cui interagiscono così rafforzando le loro opinioni.
Avvicinando allo stesso tempo persone che condividono gli stessi interessi e punti di vista, creando delle reti sociali omogenee che portano alla stabilizzazione di queste camere di risonanza che rendono difficiile il dialogo e la comprensione tra persone con opinioni diverse.
In questi ambienti la disinformazione può diffondersi rapidamente, in quanto non viene messa in discussione da punti di vista contrari.
Insomma, l’effetto camera di risonanza dei media può esacerbare l’influenza negativa che i media possono avere sulla percezione della criminalità, creando ambienti online in cui la paura e le informazioni distorte si possono diffondere più facilmente. Per questo è fondamentale essere consapevoli di questo effetto e cercare attivamente fonti di informazioni diverse e affidabili per formare una visione equlibrata di quello che accade attorno a noi.
Tutto questo non lo scrivo per dirvi di far finta di nulla e che sono tutte storielle quelle che si sentono sulla cirminalità. Le grandi città sono ovviamente più propense a vivere episodi di crimine, maggiormente che in quelle più piccole, ma questo per l’ingente quantità di persone che si ritrovano a gravitarci all’interno, cosa più che normale. Detto questo, siamo sicuramente vicini a uno stato di psicosi generale, tutti abbiamo paura di tutti e tdi utto. E’ importante quindi informarci in modo oggettivo e senza attaccarci troppo a quello che vediamo e sentiamo sui social.
Le cose brutte accadono, ma facciamo un grosso respiro e riprendiamo a vivere, stando comunque attenti a quello che ci circonda, come è giusto che sia, senza però cadere in uno stato di ansia e panico eccessivo. Non rendiamoci vittime noi per primi e ve lo dico con l’ansia alla gola ogni volta che esco.


