La sfilata spazzatura di Avavav

da | STYLE

Quando l’odio diventa moda: la sfilata di Avavav ha avuto come fonte di ispirazione gli insulti che le persone hanno rivolto al brand sui social. Una sola parola: Genialità.

Guanti di lattice custom sulle panche e cestini colmi di spazzatura sotto. I guest di Avavav li indossano sospettosi, ma anche curiosi per la nuova prova del brand di Beate Karlsson. Lo show ha inizio e sui pannelli luminosi in fondo alla pedana scorrono frasi di odio per il brand provenienti da account social. «Avavav should never exist», «Avavav is rubbish». 

Il tempo di dare un’occhiata alla co-lab con Eastpak e già dalla seconda uscita gli spettatori in piedi iniziano a tirare rifiuti sui modelli, finché la pedana non diventa uno scivoloso campo di battaglia. Sulle felpe, le scritte Hate e Filthy rich. I look, pure belli, sono quasi impossibili da guardare. Nella speranza di non prendersi in faccia una lattina di coca o una buccia di banana, i modelli calcavano fieri la passerella. E lo show finisce con una calcolata, quanto scenografica, torta in faccia alla stilista.

Avavav Fall Winter 24 25

La spazzatura lanciata addosso ai modelli è una metafora estrema del rifiuto e dell’odio sui social per il brand di Beate Karlsson. In una società in cui dilaga odio e continue critiche soprattutto per chi si mostra in prima fila sui social, come influencer o personaggi famosi, la moda si fa portatrice di amore.

Ci insegna che la cattiveria può essere anche costruttiva, e utilizzata come fonte di creazione. E’ infatti proprio da quella cattiveria che la geniale e lungimirante Beate Karlsson ha creato la sua collezione Fall Winter 24/25. Perché non sono gli insulti di leoni da tastiera a dover decretare la nostra fine o il nostro fallimento. Ma è proprio da loro, e per loro, che dobbiamo iniziare. Insomma Avavav ha dato un vero e proprio schiaffi morale ai suoi haters.

Avavav Fall Winter 24 25

foto: Amica

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