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	<title>copyright Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>copyright Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Privacy: la Danimarca presenta una legge avanguardista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella lotta contro i Deepfake e nella salvaguardia della privacy, la Danimarca si inserisce con una riforma rivoluzionaria per la tutela delle persone e della loro immagine. Siamo in un&#8217;epoca in cui la privacy è un concetto molto labile e allo stesso tempo importantissimo e fondamentale, eppure gira e rigira, si finisce sempre per non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nella lotta contro i Deepfake e nella salvaguardia della privacy, la Danimarca si inserisce con una riforma rivoluzionaria per la tutela delle persone e della loro immagine. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Siamo in un&#8217;epoca in cui la privacy è un concetto molto labile e allo stesso tempo importantissimo e fondamentale, eppure gira e rigira, si finisce sempre per non riuscire a rispettarlo nel modo giusto. Sono diverse le leggi che gravitano intorno a questo argomento, ma non si riesce mai, alla fine, ad essere chiari e concisi a riguardo, anzi c&#8217;è chi direbbe che è una cosa che cambia da contesto a contesto. Ma è davvero così? </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In termini sociologici e giuridici, la privacy si è evoluta dalla semplice riservatezza a un concetto più complesso e attivo. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se alla fine del 19° secolo si trattava del semplice &#8220;diritto di essere lasciato solo&#8221; al diritto di controllo sui dati e tutela dell&#8217;identità e delle scelte di vita. Con l&#8217;arrivo del digitale, la privacy si identifica prevalentemente nel diritto dell&#8217;individuo a controllare l&#8217;uso, la circolazione e il trattamento dei propri dati personali da parti di terzi, come Stato, aziende e anche altri individui. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/privacy-italia-cittadini-sono-poco-consapevoli-esistenza-gdpr-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-48370" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/privacy-italia-cittadini-sono-poco-consapevoli-esistenza-gdpr-1024x512.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/privacy-italia-cittadini-sono-poco-consapevoli-esistenza-gdpr-980x490.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/privacy-italia-cittadini-sono-poco-consapevoli-esistenza-gdpr-480x240.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Smart Nation</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sociologicamente la privacy è fondamentale per il pieno sviluppo della persona umana e per la costruzione della propria identità. La quale deve essere protetta da stigmatizzazione sociale, controllo pubblico o privato irragionevole e dal rischio di essere ridotti a semplicemente un profilo di dati. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">A livello legislativo si ha la necessità di bilanciare la tutela della privacy con altri diritti e interessi fondamentali. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma le contraddizioni sono davvero diverse. Per esempio esiste il diritto alla trasparenza, sopratutto nella Pubblica Amministrazione, per garantire l&#8217;accesso dei cittadini alle informazioni per prevenire la corruzione e permettere il controllo sull&#8217;operato statale. Ma ecco che questo si scontra con la riservatezza dei soggetti coinvolti. Oppure, pensiamo alla dinamica tra la tutela della privacy e l&#8217;esigenza di sicurezza nazionale e di prevenzione e repressione dei crimini. Un esempio sono l&#8217;uso della video-sorveglianza su larga scala, l&#8217;accesso ai dati di traffico telefonico e telematico o l&#8217;introduzione di strumenti come software spia. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche i cookie sono al centro di questa dinamica. Pensiamo sì alla protezione dei nostri dati, ma l&#8217;Unione Europea promuove anche la libera circolazione degli stessi per favorire il mercato unico digitale e l&#8217;innovazione. Chiaro è che i dati personali sono la materia prima di questa economia digitale e questo, inutile dirlo, genera un interesse economico non da poco intorno alla loro raccolta e al loro riutilizzo. Per cui anche se il consenso viene formalmente richiesto, spesso non è libero o pienamente informato. Cioè, siamo davvero in grado di capire cosa sono i cookie? E non parlo dei prodotti di una famosissima marca di biscotti con un certo mulino.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ma oltre i confini normativi, la privacy è piena di contraddizione anche livello sociale, tecnologico e individuale. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Esiste proprio un paradosso della privacy: ci si preoccupa veramente molto per tutelarla, ma allo stesso tempo tendiamo a condividere enormi quantità di dati personali sui social e nelle quotidiane interazioni digitali, ignorando le informative o configurando a casaccio le impostazioni. Il discorso è che siamo spinti da un <a href="https://www.adlmag.it/2025/04/12/privacy-la-fine-ci-hanno-spiati-o-ci-siamo-venduti/">assiduo bisogno di riconoscimento,</a> visibilità e appartenenza al gruppo, talmente forti da superare la preoccupazione per la riservatezza dei propri dati. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con l&#8217;affermarsi dei Deepfake, poi, la cosa è decisamente peggiorata. Sopratutto perchè non si capisce davvero come potersi tutelare senza doversi chiudere a qualsiasi uso dei social o di internet in generale. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">I Deepfake sono immagini, video e audio creati con l&#8217;Intelligenza Artificiale che simulano in modo estremamente realistico una persona mentre fa o dice qualcosa che non ha né mai fatto o detto. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="490" height="255" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/obama-deepfaked.png.webp" alt="" class="wp-image-48373" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/obama-deepfaked.png.webp 490w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/obama-deepfaked.png-480x250.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 490px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Chamaleon Associates</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questa, come si può bene capire, è una gravissima violazione della privacy e anche furto di identità. Un qualcosa che lede direttamente i diritti della persona. Inutile girarci intorno, effettivamente la cosa più problematica è la creazione di pornografia non consensuale. Poi la diffamazione o la frode. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I Deepfake sono potenziati dall&#8217;impatto emotivo dei contenuti audiovisivi. Questi possono decisamente influenzare l&#8217;opinione pubblica, polarizzare il dibattito e minare la fiducia nelle fonti di informazioni rappresentando una minaccia anche per i processi democratici, oltre che per le persone coinvolte. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il nodo cruciale a livello giuridico e sociologico è il bilanciamento tra la necessità di tutela dell&#8217;individuo dagli abusi dei Deepfake e la garanzia della libertà di espressione. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="935" height="290" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/fsoc-07-907199-g001.jpg" alt="" class="wp-image-48372" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/fsoc-07-907199-g001.jpg 935w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/fsoc-07-907199-g001-480x149.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 935px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Frontiers</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Calma, calma, non tutti i Deepfake sono illeciti. Ne esistono anche alcuni realizzati per scopi artistici, satirici o di parodia e diciamo che questi avrebbero le caratteristiche per ricadere nella libertà di espressione. Ovviamente a patto che non venga arrecato un danno ingiusto o non siano ingannevoli sulla loro natura, ossia che sia chiaro che si tratti di una finzione. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il mondo giuridico sta cercando di mettersi al passo con questa nuova tecnologia. Il regolamento europeo sull&#8217;IA classifica i Deepfake come sistemi che devono rispettare obblighi di trasparenza. Quindi secondo l&#8217;AI Act gli utenti devono essere informati che il contenuto che stanno guardando è stato generato o manipolato artificialmente. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il Digital Services Act, invece, impone alle grandi piattaforme online obblighi per la rimozione rapida di contenuti illegali e per la trasparenza. In Italia, inoltre, si è sentita la necessità di un intervento più specifico e un recente Disegno di Legge sull&#8217;Intelligenza Artificiale introduce un nuovo reato di Deepfake per chi diffonde, pubblica o cede immagini di nudo, riconoscibilmente riferibili a persone fisiche, generate o manipolate con l&#8217;IA, con il fine di ingannare e arrecare danno ingiusto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/gdpr-privacy-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-48371" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/gdpr-privacy-1024x538.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/gdpr-privacy-980x515.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/gdpr-privacy-480x252.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Alma Laboris Business School</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In Danimarca è in fase di studio una proposta che potrebbe diventare la prima legge in Europa a proteggere i cittadini dalle limitazioni digitali della propria identità. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Infatti, per contrastare gli abusi legati proprio ai Deepfake il governo danese sta valutando una revisione della legge sul copyright per poterlo estendere anche all&#8217;identità personale, ossia corpo, tratti somatici e voce. Questi verrebbero tutelati al pari delle opere d&#8217;arte che non possono essere riprodotte senza autorizzazione. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il ministro della cultura danese a riguardo ha spiegato che la legge mira a sottolineare come ogni persona ha il diritto esclusivo sul proprio aspetto e sulla propria voce e questo diritto deve essere difeso anche contro gli abusi dell&#8217;IA, una tutela che la normativa attuale non garantisce al 100%. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In caso di approvazione la nuova legge darà ai cittadini danesi la possibilità di chiedere la rimozione di contenuti digitali diffusi senza il loro consenso, comprese anche le ricostruzioni realistiche delle performance di artisti. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci sono delle eccezioni per satire e parodia, ma in caso di violazione, le persone coinvolte potranno richiedere un risarcimento. Previste anche grandi sanzioni per le piattaforme che si troveranno coinvolte nella diffusione dei contenuti. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con questa riforma ci si trova davanti a un cambio di paradigma decisamente importante. Infatti nei sistemi giuridici tradizionali il volto e la voce sono tutelati principalmente come dati personali e come parte dei diritti della personalità. La Danimarca invece prevede di trattarli come una creazione propria o una forma di proprietà intellettuale che non può essere copiata o replicata senza consenso, proprio come un&#8217;esibizione artistica o un&#8217;opera d&#8217;ingegno. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="928" height="528" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/Deepfake-Online-Fraud928x528.jpg" alt="" class="wp-image-48376" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/Deepfake-Online-Fraud928x528.jpg 928w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/Deepfake-Online-Fraud928x528-480x273.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 928px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Synovus</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Inoltre questo approccio offre vantaggi pratici per le vittime che avrebbero diritto alla rimozione immediata, risarcimento danni e riconoscimento delle responsabilità delle piattaforme. La proposta è pensata per colpire gli abusi, tutelando allo stesso tempo la libertà di espressione. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Arrivano comunque critiche e interrogativi riguardo la nuova proposta danese. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Estendere il diritto d&#8217;autore al corpo e al volto rischia di trasformare l&#8217;identità personale in un bene commerciabile, un &#8220;contenuto&#8221;, piuttosto che un diritto fondamentale e inalienabile. In questo modo si potrebbe favorire chi ha più risorse per difendere legalmente la propria proprietà intellettuale identitaria. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si va anche a creare una possibile sovrapposizione e frizione con normative già esistenti come il GDPR, che tutela volto e voce come dati sensibili, e L&#8217;AI Act europeo. Tutte leggi che non concepiscono l&#8217;identità come un&#8217;opera soggetta a copyright. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In ogni caso, la Danimarca intende promuovere questo modello a livello continentale mettendo le basi per un dibattito importante su come l&#8217;Europa dovrebbe definire la protezione dell&#8217;identità nell&#8217;era dell&#8217;IA generativa.</p>
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		<title>Il reggaeton potrebbe sparire: ma perchè?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’intero genere musicale del reggaeton potrebbe scomparire dalla faccia della terra e tutto per colpa di una violazione di copyright che prevede la scomunica di davvero tantissimi artisti. Oggi le campane suonano a lutto per tutte e tutti i reggaetoneri all’ascolto. Sembrava impossibile che un giorno come questo potesse arrivare, ma non è tutto reggaeton [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’intero genere musicale del reggaeton potrebbe scomparire dalla faccia della terra e tutto per colpa di una violazione di copyright che prevede la scomunica di davvero tantissimi artisti. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi le campane suonano a lutto per tutte e tutti i reggaetoneri all’ascolto. Sembrava impossibile che un giorno come questo potesse arrivare, ma <em>non è tutto reggaeton quello che luccica</em>, a volte anche le note più dolorose devono essere suonate. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il reggaeton rischia di scomparire per colpa di una causa legale. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il reggaeton è un genere musicale che, soprattutto dalla seconda metà degli anni 2000, abbiamo imparato a conoscere, mettendoci di fronte alle uniche due strade possibili: odiarlo o amarlo. Il suono che si trova nelle fondamenta di questo genere musicale è il <strong>dembow rhythm</strong>. Questo suono, da non confondere con il dembow americano, altro sottogenere del reggaeton, è un ritmo musicale che nel reggaeton rappresenta l’elemento centrale ed è composto da percussioni. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sua origine la possiamo far risalire alla canzone dancehall di Shabba Ranks dal titolo omonimo “<em>Dem Bow</em>”. Il ritmo è stato sviluppato per la prima volta da producers giamaicani agli inizi del 1990, proprio quando il reggaeton iniziava a prendere forma. Il suono utilizza il “tresillo pattern”, un elemento musicale molto presente nella musica latino americana. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="543" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0836-1024x543.jpeg" alt="" class="wp-image-28163" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain;width:858px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0836-1024x543.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0836-980x520.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0836-480x255.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Shabba Ranks </figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il dembow rythm è solitamente utilizzato come suono loop, in linea con la principale produzione elettronica alla base del reggaeton. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il termine “dembow” oggi si riferisce più semplicemente al suono del tamburo presente nel genere musciale, che mantenendo il suo “<em>boom-ch-boom-chick”</em>, si declina in diverse variazioni stilistiche. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il suono lo conosciamo tutti e nei più festaioli so che sta già risuonando nella testa ripassando le canzoni reggaeton preferite. E se vi dicessi che l’intero genere musicale, per via di un gigantesco caso di violazione del copyright, potrebbe smettere di esistere? </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Sembra assurdo, ma per via di una causa legale il reggaeton rischia di estinguersi o di doversi trasformare radicalmente. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il fatto è questo: il suono che rende il reggaeton quello che è, nasce da un <em>riddim</em> realizzato da due produttori jamaicani: Steely e Clevie. Il riddim di cui stiamo parlando è stato pubblicato nel 1989 e si chiama <em>“Fish Market”. </em>Il suono è diventano famoso e nel 1990 Shabba Ranks lo utilizza per, appunto, la propria canzone. La traccia è un successone, tanto da dare il nome allo schema ritmico inventato dai due produttori. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0833.jpeg" alt="" class="wp-image-28164" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0833.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0833-980x654.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0833-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">I produttori Steely e Clevie </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I pezzi sono stati molto suonati e apprezzati, ma il vero successo internazionale del ritmo dembow si può ricondurre a un altro produttore: Dennis “The Menace” Thompson. Il produttore jamaicano riprende la ritmica originale di <em>“Fish Market”</em> per dare vita a una nuovissima strumentale: “<em>Pounder Dub Mix II”.</em> Il beat suona per tutta Panama e Porto Rico. </p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">E’ stato questo brano, a metà degli anni ‘90, ha dare inizio all’era del reggaeton contemporaneo. </h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma c’è un altro personaggio che si muove per le strade portoricane: Dj Playero che nel 1994 pubblica l’album “<em>Playero 38”</em>. Il dj mette le basi per il suono principale dell’underground e di quello che tutti noi associamo al reggaeton. All’interno dello stesso album c’è un emergente molto particolare, che il reggaeton lo conosce molto bene: Daddy Yankee. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="500" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0834.jpeg" alt="" class="wp-image-28166" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0834.jpeg 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0834-980x490.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0834-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Daddy Yankee</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Facciamo un salto temporale e torniamo ad oggi. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">I produttori Steely e Clevie da un anno stanno portando avanti una causa per violazione di diritto d’autore in cui rivendicano la paternità del dembow rythm in tutte le canzoni in cui è stato utilizzato. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La causa è stata presentata per la prima volta nel 2021 e poi rivista varie volte dopo, cita ben oltre di 160 artisti, produttori ed etichette discografiche con più di 1.800 canzoni che hanno utilizzato il riddim senza nessun tipo di autorizzazione. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli artisti non sono proprio degli scappati di casa. Parliamo di grossi nomi come Bad Bunny, Daddy Yankee, Rauw Alejandro, Karol G e J Balvin. Per non parlare di Justin Bieber, Pitbull e Jason Derulo, perfino Drake. Insomma, immaginatevi mezza loro discografia totalmente cancellata. </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="563" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0832.webp" alt="" class="wp-image-28165" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0832.webp 1000w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0832-980x552.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_0832-480x270.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1000px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Bad Bunny</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ovviamente non sono rimasti con le mani in mano e nel giugno 2023 gli artisti e le major, accusati di violazione di copyright, chiedono l’archiviazione del caso presentando diverse mozioni. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La difesa ha cercato di far notare l’assurdità alla base della richiesta dei due produttori in quanto Steely e Clevie stanno rivendicando la partenità di un intero genere musicale. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per quanto nell’effettivo sembri surreale, il giudice federale non è stato per nulla toccato dall’assurdità del fatto. Infatti, ha deciso di non accogliere le mozioni presentate dando inizio alla fase di istruttoria che pare durerà fino a marzo 2025. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La domanda che lascia tutti con il fiato sospeso fino alla prossima primavera è: un ritmo può essere protetto dal diritto d’autore? </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più che altro il diritto d’autore si concentra sulla melodia, sul ritornello o sulle parti di un testo quando si tratta di plagio. Ma dovremmo spezzare una lancia a favore del fatto che questa impostazione di tutela del copyright è molto legata a quella della musica occidentale che si basa su melodie e accordi. Quella di origine africana, invece, si basa su ritmi complessi che difficilmente riescono a rientrare nell’ombrello di quello che il diritto d’autore tutela. L’urban music è particolareggiata, complessa e rispondere alla fatidica domanda non sarà semplice per nessuno. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Personalmente ci ho messo ben 5 anni per riuscire ad apprezzare questo genere musicale senza vergogna alcuna e ora che ho imparato a divertirmici, penso che non prenderei benissimo la scomparsa di certi titoli dalla mia libreria musicale. Io e le mie sessioni di pulizia intensiva chiediamo clemenza, vostro onore.</p>



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