L’intero genere musicale del reggaeton potrebbe scomparire dalla faccia della terra e tutto per colpa di una violazione di copyright che prevede la scomunica di davvero tantissimi artisti.
Oggi le campane suonano a lutto per tutte e tutti i reggaetoneri all’ascolto. Sembrava impossibile che un giorno come questo potesse arrivare, ma non è tutto reggaeton quello che luccica, a volte anche le note più dolorose devono essere suonate.
Il reggaeton rischia di scomparire per colpa di una causa legale.
Il reggaeton è un genere musicale che, soprattutto dalla seconda metà degli anni 2000, abbiamo imparato a conoscere, mettendoci di fronte alle uniche due strade possibili: odiarlo o amarlo. Il suono che si trova nelle fondamenta di questo genere musicale è il dembow rhythm. Questo suono, da non confondere con il dembow americano, altro sottogenere del reggaeton, è un ritmo musicale che nel reggaeton rappresenta l’elemento centrale ed è composto da percussioni.
La sua origine la possiamo far risalire alla canzone dancehall di Shabba Ranks dal titolo omonimo “Dem Bow”. Il ritmo è stato sviluppato per la prima volta da producers giamaicani agli inizi del 1990, proprio quando il reggaeton iniziava a prendere forma. Il suono utilizza il “tresillo pattern”, un elemento musicale molto presente nella musica latino americana.

Il dembow rythm è solitamente utilizzato come suono loop, in linea con la principale produzione elettronica alla base del reggaeton.
Il termine “dembow” oggi si riferisce più semplicemente al suono del tamburo presente nel genere musciale, che mantenendo il suo “boom-ch-boom-chick”, si declina in diverse variazioni stilistiche.
Il suono lo conosciamo tutti e nei più festaioli so che sta già risuonando nella testa ripassando le canzoni reggaeton preferite. E se vi dicessi che l’intero genere musicale, per via di un gigantesco caso di violazione del copyright, potrebbe smettere di esistere?
Sembra assurdo, ma per via di una causa legale il reggaeton rischia di estinguersi o di doversi trasformare radicalmente.
Il fatto è questo: il suono che rende il reggaeton quello che è, nasce da un riddim realizzato da due produttori jamaicani: Steely e Clevie. Il riddim di cui stiamo parlando è stato pubblicato nel 1989 e si chiama “Fish Market”. Il suono è diventano famoso e nel 1990 Shabba Ranks lo utilizza per, appunto, la propria canzone. La traccia è un successone, tanto da dare il nome allo schema ritmico inventato dai due produttori.

I pezzi sono stati molto suonati e apprezzati, ma il vero successo internazionale del ritmo dembow si può ricondurre a un altro produttore: Dennis “The Menace” Thompson. Il produttore jamaicano riprende la ritmica originale di “Fish Market” per dare vita a una nuovissima strumentale: “Pounder Dub Mix II”. Il beat suona per tutta Panama e Porto Rico.
E’ stato questo brano, a metà degli anni ‘90, ha dare inizio all’era del reggaeton contemporaneo.
Ma c’è un altro personaggio che si muove per le strade portoricane: Dj Playero che nel 1994 pubblica l’album “Playero 38”. Il dj mette le basi per il suono principale dell’underground e di quello che tutti noi associamo al reggaeton. All’interno dello stesso album c’è un emergente molto particolare, che il reggaeton lo conosce molto bene: Daddy Yankee.

Facciamo un salto temporale e torniamo ad oggi.
I produttori Steely e Clevie da un anno stanno portando avanti una causa per violazione di diritto d’autore in cui rivendicano la paternità del dembow rythm in tutte le canzoni in cui è stato utilizzato.
La causa è stata presentata per la prima volta nel 2021 e poi rivista varie volte dopo, cita ben oltre di 160 artisti, produttori ed etichette discografiche con più di 1.800 canzoni che hanno utilizzato il riddim senza nessun tipo di autorizzazione.
Gli artisti non sono proprio degli scappati di casa. Parliamo di grossi nomi come Bad Bunny, Daddy Yankee, Rauw Alejandro, Karol G e J Balvin. Per non parlare di Justin Bieber, Pitbull e Jason Derulo, perfino Drake. Insomma, immaginatevi mezza loro discografia totalmente cancellata.

Ovviamente non sono rimasti con le mani in mano e nel giugno 2023 gli artisti e le major, accusati di violazione di copyright, chiedono l’archiviazione del caso presentando diverse mozioni.
La difesa ha cercato di far notare l’assurdità alla base della richiesta dei due produttori in quanto Steely e Clevie stanno rivendicando la partenità di un intero genere musicale.
Per quanto nell’effettivo sembri surreale, il giudice federale non è stato per nulla toccato dall’assurdità del fatto. Infatti, ha deciso di non accogliere le mozioni presentate dando inizio alla fase di istruttoria che pare durerà fino a marzo 2025.
La domanda che lascia tutti con il fiato sospeso fino alla prossima primavera è: un ritmo può essere protetto dal diritto d’autore?
Più che altro il diritto d’autore si concentra sulla melodia, sul ritornello o sulle parti di un testo quando si tratta di plagio. Ma dovremmo spezzare una lancia a favore del fatto che questa impostazione di tutela del copyright è molto legata a quella della musica occidentale che si basa su melodie e accordi. Quella di origine africana, invece, si basa su ritmi complessi che difficilmente riescono a rientrare nell’ombrello di quello che il diritto d’autore tutela. L’urban music è particolareggiata, complessa e rispondere alla fatidica domanda non sarà semplice per nessuno.
Personalmente ci ho messo ben 5 anni per riuscire ad apprezzare questo genere musicale senza vergogna alcuna e ora che ho imparato a divertirmici, penso che non prenderei benissimo la scomparsa di certi titoli dalla mia libreria musicale. Io e le mie sessioni di pulizia intensiva chiediamo clemenza, vostro onore.


