Parliamo un po’ di come i giovani si approcciano al web e che impatto abbia questo su di loro. Vi va? Dai social media a piattaforme più singolari, come OnlyFans e la più innocua TikTok.
Perché sì, impropriamente anche questi ultimi due li si chiama social. Anche se di sociale non hanno nulla. Facebook, Instagram, Twitter, Linkedin, sono tutti nati per collegare le persone tra loro. Certo, ormai la maggior parte dei collegamenti sono a senso unico. Ma restano tutti canali di messaggistica con un qualcosa in più.
Prendete Instagram ad esempio. Anche il solo termine “Direct” è protagonista nel linguaggio comune, basti pensare alle innumerevoli volte in cui lo si ritrova all’interno di testi musicali. Intere storie hanno vita all’interno della suddetta sezione del social. È un po’ come un Iperuranio Platonico contemporaneo, un mondo in cui vagano le idee (peggiori). Ed è anche uno dei primi posti in cui ci rechiamo quando whatsapp va in panne.
TikTok non è così. Al centro non vi è tanto la dinamica del “like per like”, “follow per follow”. Tanto che aprendo l’app finiamo sull’equivalente della sezione “Esplora” e non su una comune bacheca dove scorrere i contenuti caricati dai nostri conoscenti e amici. Non aumentiamo il nostro seguito grazie alla nostra rete sociale diretta, bensì sulla base dei contenuti che postiamo. Iscrivendoci alla piattaforma diventiamo automaticamente creator e non semplici users. Sono le nostre idee, il nostro modo di essere o fare, a creare engagement. E lo stesso discorso vale per OnlyFans. La strategia di marketing, in questi casi, fa ancora più leva sull’autogratificazione che una persona cerca online.
Prima si postava una foto e si vedeva chi metteva like o commentava. Tramite il numero di interazioni raggiunte ci si faceva un’idea di quanto il contenuto piacesse. Adesso non importa tanto a chi, ma solo a quanti. Ogni interazione è l’equivalente di un “la penso esattamente come te”, “grazie per questa tips”, piuttosto che “come sei bravo a fare (qualsiasi cosa tu faccia)”. E ce ne frega qualcosa se mariorossi1234, persona lontanissima da noi di cui non abbiamo mai sentito parlare, apprezza quello che facciamo? No. Lo ignoriamo beatamente. C’importa però che i Mario Rossi a lasciarci un like siano tanti. E anche per questo sono ricorrenti i trends, balletti o vari che siano. Tanto che c’è un vero e proprio studio degli algoritmi tramite i quali, anche solo mettendo una determinata canzone in sottofondo, si può automaticamente divenire virali.
E poi, la monetizzazione. TikTok e Only Fans hanno stravolto l’Influencer Marketing. Prima gli introiti arrivavano perlopiù dal numero di Brands con cui si stringevano collaborazioni. Adesso ogni interazione da parte del pubblico equivale ad un’entrata. Parliamo comunque di entratine, che possono diventare però stratosferiche se finiamo nei “Per te”.
Su Only Fans addirittura si viene pagati per dare accesso al proprio profilo! Trattandosi spesso di contenuti sensibili, per i nostri followers è come abbonarsi ad una piattaforma streaming. Torniamo sempre da mariorossi1234. Ce ne frega qualcosa? No, però lo ringraziamo per contribuire al nostro stipendio.
E il numero di giovanissimi iscritti – parliamo ovviamente di maggiorenni – è altissimo. Ma non pensate che sottoscrivere alla piattaforma sia facile e immediato come da qualsiasi altra parte. È un processo per fasi di autenticazione abbastanza elaborato che prevede anche il download dei propri documenti d’identità -accompagnati da ulteriori foto segnaletiche che ritraggono noi in prima persona con il nostro documento in mano. E lo stesso discorso vale per eventuali persone che compaiono nei contenuti che postiamo.
Su OnlyFans persino un messaggio paga! Vediamola in questo modo: dieci anni fa si parlava tanto di Revenge Porn e invece adesso si è capito che, se proprio certe foto si devono mandare, almeno ci si deve far pagare!
Un po’ come Barney Stinson alle prese con il corteggiamento della stripper Quinn nella settima stagione di How I Met Your Mother. Lui sogna ad occhi aperti una vita insieme, lei sta solo lavorando. E il tempo trascorso insieme costa a Barney profumatamente. Che rapporto sociale-interpersonale potrebbe mai essere uno dove il tempo è letteralmente denaro?
Ne abbiamo dette tante ma diamo anche a Cesare ciò che è di Cesare. Ognuno è libero di fare del suo tempo e della propria immagine ciò che vuole, se consapevolmente. E il mondo è bello perché vario! Sono tanti i creator a portare la propria arte, il proprio lavoro, le proprie idee online tramite i suddetti mezzi. Non è difficile imbattersi per caso in piacevoli scoperte, soprattutto perché queste piattaforme funzionano tramite algoritmi in grado di scegliere ad personam i contenuti più aderenti ai singoli interessi.
Tornando a noi, pensavamo che gli anni della pandemia avrebbero portato ad un allontanamento dalla vita online per un riavvicinamento alla vita offline. E se da una parte i rapporti sociali si mantengono più nella vita reale che dietro ad uno schermo, quello che succede su queste piattaforme è per certi versi inquietante. È l’esasperazione dell’ “Io”.


