Elenco AGCOM: cos’è e come funziona

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L’universo degli influencer è stato rivoluzionato dalla creazione dell’elenco AGCOM che prevede regole ferree e sanzioni per chi non si adegua, un tentativo di regolamentare la zona grigia delle pubblicità sui social e non solo

Il mondo della pubblicità è stato rivoluzionato nel momento in cui un influencer ha ottenuto la sua prima commissione pagata in cambio della sua opinione, sincera o meno, su un prodotto. L’influencer nasce come figura carismatica, un individuo che comunica con la sua spontaneità e vicinanza emotiva con il pubblico che lo segue. Proprio in questo legame si inserisce la pubblicità che per anni è stata spesso poco chiara, nel mezzo tra bianco e nero.

Tra l’inizio del 2024 e i primi mesi del 2026 si è consolidato l’elenco AGCOM, un registro pubblico creato per proteggere la trasparenza e vigilare sulle azioni degli influencer che ne fanno parte.

Non tutti i creators sono obbligati a farne parte, ma solo chi rientra in precise soglie dimensionali. L’obbligo di iscrizione riguarda quindi chi ha almeno 500.000 follower totali tra tutte le piattaforme sociale e almeno 1 milione di visualizzazioni medie mensili su almeno una delle piattaforme.

Gli influencer che rientrano in queste soglie hanno sei mesi di tempo per regolarizzare la propria posizione tramite un modulo specifico sul sito dell’AGCOM. Con l’iscrizione seguono una serie di regole molto strette, che nascono per portare allo stesso livello gli influencer e i media tradizionali in quanto a responsabilità.

Photo via Laleggepertutti

Da sempre i media tradizionali sono soggetti a regole ferree su quello che possono trasmettere e sul come segnalare la pubblicità, gli influencer no (fino ad ora).

I creators raggiungono spesso un pubblico molto più vasto dei programmi tv, ma fino ad oggi potevano operare in quella che si può definire una zona grigia. Da qui nasce la necessità di equiparare le stesse responsabilità.

Ma quali sono le regole?

Trasparenza pubblicitaria: divieto assoluto di pubblicità occulta e ogni collaborazione deve presentare il tag che renda chiaro lo scopo del contenuto. Quando ci si trova davanti a post o storie “#invitedby” si tratta di contenuti neutri, come viaggi offerti senza obbligo di post.

Tutela dei minori: anche qui sono presenti delle regole ferree per evitare contenuti che possano danneggiare lo sviluppo fisico o morale dei minori, così come la loro esposizione nei video. Questo permette di creare una base legale per sanzionare comportamenti che spesso sfuggivano alle leggi nazionali essendo online.

Contrasto all’Hate Speech: da marzo si introduce l’obbligo di vigilare sui propri contenuti per evitare discorsi d’odio, discriminazioni e la diffusione di fake news, un male sempre più dilagante nel mondo digitale.

L’obbiettivo dell’Elenco è quello di proteggere il consumatore permettendo di identificare chiaramente i soggetti responsabili.

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Ma sopratutto garantisce all’utente trasparenza sul motivo dietro al contenuto. Ne parla perchè è pagato o perchè ci crede davvero? L’hashtag è quello che ci permette di tirare le nostre conclusioni.

Ovviamente mai per caso nulla accade e dietro questa decisione non possiamo sicuramente evitare di farci venire in mente il “caso Balocco”, un episodio che ha reso chiaro quando possa essere difficile giostrarsi tra vendita e onestà.

Aldilà del risvolto nel mondo pubblicitario, la nascita di questo elenco rappresenta un passo importante anche nell’ambito del diritto nell’era digitale, un mondo rimasto intonso e senza regole come il peggiore far west.

Ma se entrambi devono vendere, che differenza c’è tra un influencer e il venditore di un qualsiasi negozio?

La differenza non sta in realtà nel cosa viene detto, ma più che altro nella natura della relazione tra ci parla e ascolta e anche nel quadro normativo che circonda i due mondi. Il venditore ha una relazione di tipo transazionale: una persona entra in un negozio conscia del fatto che il venditore è lì per vendere. C’è quindi un confine netto tra il ruolo professionale e la vita privata.

Il potere dell’influencer si basa invece su un legame parasociale. Il creatore si fa vedere mentre cucina, mentre viaggia, mentre parla dei suoi momenti bui. Quando consiglia un qualcosa lo fa entrando nello spazio intimo di ognuno e sfruttando la fiducia costruita nel tempo con i suoi contenuti.

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Anche lo spazio in cui avviene la vendita ha un significato e se il negozio stesso è un segnale pubblicitario, nel caso dell’influencer il contesto è ambiguo. Se poi il venditore ti vendesse un prodotto fallato, rappresentando l’azienda in modo fisico sapremmo sempre dove trovarlo, ma l’influencer risultava un fantasma giuridico.

Oggi tutto questo cambia: con l’elenco AGCOM se un creator promuove un prodotto pericoloso o fa pubblicità ingannevole, l’Autorità ha ora un nome, un cognome e una sede legale a cui inviare la sanzione.

Con questo cambiamento l’influencer deve rendere esplicito il suo ruolo di venditore e cancellare una volta per tutte quell’ambiguità che per anni ha rappresentato un vantaggio decisamente significativo.

La paura è che si perda quel legame di autenticità creato con il proprio pubblico, ma io ho voluto bene alla mia amica Alessandra anche quando mi parlava bene di quei prodotti terribili che vendeva sua zia. A un certo punto ho semplicemente smesso di comprarli.