Il talento non segue alcuna geografia. A dimostrarlo è il creator virale Kalu Putik (@kaluputics), giovane designer che trasforma scarti e materiali locali in outfit dallo styling impeccabile
New York, Londra, Milano, Parigi. Quattro città, quattro irremovibili epicentri creativi. Culle di stile, motori di tendenze che abbandonano la nicchia per diventare universali. Ci si aspetta che siano loro a dettare le regole. Che sia attorno a queste capitali che le più brillanti menti visionarie prendano forma. Il resto del mondo può solo gravitare verso di loro, assorbendo la nube di creatività che emanano. Giusto? Sbagliato.
Ad Addis Abeba, il giovane creator Kalu Putik (@kaluputics) è deciso a dimostrare il contrario. Materiali locali, scarti, oggetti di uso quotidiano e abiti usurati danno vita ad outfit audaci. Uno styling apparentemente improvvisato, ma che rivela una costruzione attenta e sorprendentemente studiata.

Chi è Kalu Putik
Un muro di strada, ricoperto di accessori di ogni tipo come in un’installazione d’arte contemporanea, gli fa da sfondo. In bilico su un quadrato di legno che diventa la sua piattaforma, Kalu avvicina un paio di scarpe alla telecamera, mostrandole per quello che sono: consumate, vissute, deconsacrate da un tempo e da un luogo che non perdonano. È da lì che ha inizio la magia.
Uno schiocco di dita, un taglio rapido di editing, e il gioco è fatto. Il giovane creator rivela il proprio outfit, costruito attorno a quelle stesse calzature mostrate poco prima. Scarpe che, nell’insieme, non sembrano nemmeno più le stesse. All’inizio del video ne vediamo solo la parte più logora, i segni che ormai le danno per finite; subito dopo, appaiono trasformate. Nobilitate.
Così, un paio di stivali di gomma nera diventa il punto di partenza per un outfit total black realizzato con materiali riciclati. Un ensemble che sembra uscito dal moodboard di una qualsiasi sfilata di Rick Owens. Ancora, un paio di sneakers Nike di un blu ormai polveroso – un tempo probabilmente elettrico e brillante – completa alla perfezione un look dominato da un telo di plastica blu, che con i giusti tagli diventa un cappotto con tanto di cappuccio oversize rifinito da piccole frange.
Il tutto, abbinato ad una semplice busta di plastica dello stesso colore. Balenciaga by Demna? No. Ma l’effetto è lo stesso – se non ancor più d’impatto. Perché un tessuto costoso ha tutti i mezzi a disposizione per imitare una busta di plastica. Legittimato poi dal logo di una maison di lusso, è evidente abbia successo. La metamorfosi contraria, invece, è molto più rara. Che un sacchetto per la spazzatura riesca ad elevarsi ad accessorio indispensabile, a confondere lo sguardo e, anche solo per un istante, a diventare qualcosa di diverso da sé, non è design orientato al marketing. È arte nascosta.
Talento e viralità low budget: perché (e come) Kalu ha conquistato il web, viaggiando oltre ogni algoritmo
Il lavoro di Kalu è estremamente credibile. I tappi di bottiglia che utilizza per creare pattern all over risultano quasi irriconoscibili, dissolvendosi nell’insieme. I frammenti di vetro che adornano scarpe e denim sembrano autentici inserti di pregiate pietre. Autenticità e illusione si fondono in video iper virali, che contano ormai milioni di visualizzazioni e migliaia di like e commenti.

Tutto ciò che i creator che orbitano attorno al sistema moda decantano, Kalu mette in atto: determinazione, capacità espressiva, ingegno. Lontano dalle grandi maison del lusso, il giovane stilista costruisce outfit originali, attraversati da una cifra stilistica che privilegia temi come territorio, cultura, e sostenibilità.
Kalu prova che il vero talento non aspetta di trovarsi al posto giusto, al momento giusto. Emerge e basta, e forse è proprio questo il punto. Il talento non conosce geografie privilegiate, non ha bisogno di essere validato da un sistema per esistere. Non nasce, cresce, ed evolve necessariamente dove le mappe della moda indicano i loro centri di potere. Lo fa dove può.
In quest’ottica, Addis Abeba non si pone come alternativa alle capitali del fashion, bensì, semplicemente come un altro centro possibile. Come qualsiasi altro luogo in cui un ragazzo, un telefono, e dei materiali di scarto si incontrano per entrare in dialogo con un’industria speso percepita come inaccessibile. Chissà, magari non è il sistema moda a decidere dove nasce il talento. È il talento a decidere quando il sistema è costretto a guardarlo. Oggi, richiede di puntare lo sguardo verso Kalu.
Foto: Instagram, @kaluputics


