Andare in analisi è diventato un segno di consapevolezza sociale o stiamo semplicemente imparando a parlare di salute mentale con più naturalezza?
Dal tabù alla normalità
Fino a qualche anno fa dire “vado in terapia” era quasi un tabù. Molte persone evitavano di parlarne apertamente per paura di essere giudicate o etichettate. La salute mentale era spesso trattata come qualcosa di cui vergognarsi, da tenere nascosto. Oggi, invece, la situazione sembra essere cambiata. È una frase che si sente sempre più spesso nelle conversazioni quotidiane, sui social e nei media. Per molti è diventata una cosa normale, quasi parte dello stile di vita, al pari di andare in palestra o prendersi del tempo per sé. Da un lato questo cambiamento è senza dubbio positivo. Parlare di salute mentale senza vergogna rappresenta un passo avanti importante. Sempre più persone chiedono aiuto e questo ha contribuito, almeno in parte, a ridurre lo stigma che per anni ha circondato la terapia psicologica e chi la intraprende.

La terapia come segnale di consapevolezza
Allo stesso tempo, però, sta emergendo anche un’altra dinamica più sottile. In alcuni contesti sociali, soprattutto tra i più giovani, andare in terapia sembra essere diventato un segno di consapevolezza personale e sociale. Quasi un modo per comunicare qualcosa di sé: sono una persona consapevole, lavoro su me stessa, ho intelligenza emotiva. Il rischio è che la terapia smetta di essere soltanto uno spazio privato di cura e diventi anche una sorta di accessorio culturale. Qualcosa che si racconta agli altri per definire la propria identità, un po’ come dire che si fa yoga, meditazione o che si segue uno stile di vita particolarmente attento al benessere.

Il tema del privilegio
C’è poi un altro aspetto da considerare: la terapia costa e non tutti possono permettersela. Se viene percepita come una specie di status symbol, rischia di diventare anche un segno di privilegio economico e sociale. Quindi la domanda è: stiamo davvero normalizzando la cura della salute mentale, oppure stiamo trasformando anche questa in un nuovo modo per costruire la nostra immagine sociale?



