Dallo stile streetwear minimalista al biomorfismo: l’evoluzione stilistica di Björk
Correva l’anno 2001, per la cerimonia degli Oscar la cantautrice islandese Björk indossa un abito a forma di cigno, look destinato a passare alla storia. L’abito di Marjan Pejoski segna una vera e propria svolta nel rapporto che Björk stringe con il mondo della moda. Lo stile della cantautrice a soli otto anni dal debutto come solista è completamente rivoluzionato. Se con il primo album, ‘Debut’ del 1993, lo stile è molto basilare e minimale, con ‘Vespertine’ nel 2001 la sua immagine appare rivoluzionata. I look diventano sempre più strutturati e sbalorditivi.

L’antesignana delle tendenze future
Björk non può essere semplicemente definita ‘eccentrica’. Molte sue scelte stilistiche hanno anticipato linguaggi della moda contemporanea come l’estetica aliena del microcosmo biologico, quella post-umana e gender fluid. Ciò che nei primi anni duemila è percepito come eccentrico lo si ritrova oggi nei musei e nelle passerelle. Proprio per questo suo gusto per l’extra-ordinario la cantautrice è considerata un’antesignana delle tendenze future.
Debut: streetwear minimalista
Al suo debutto la compositrice appare in maniera semplice e pura. Björk si mostra in vesti intime esprimendo vulnerabilità, come fosse una ninfa che entra in contatto con il mondo urban e tecnologico. Nella copertina del primo album il maglione di mohair marrone chiaro di Martin Margiela, le mani giunte e i glitter sotto gli occhi definiscono l’iconografia fairycore. Le componenti magiche e minimal mescolate insieme diventano la cifra stilistica dell’album. Gli elementi chiave sono i piccoli codini sul capo e materiali soffici stropicciati accompagnati da un trucco molto leggero. Nel celebre video di ‘Big Time Sensuality’ la cantante balla sui camion di New York indossando un semplice abito di seta. Björk dimostra così di avere uno stile puramente street-dance.




L’estetica colorata e artificiale di Post
Nel 1995 esce il secondo album della cantautrice, Post, una sorta di lettera mandata alla natura islandese dall’ambiente urban. Trasferitasi a Londra Björk si approccia a uno stile colorato, artificiale e più aggressivo. Se Debut si sviluppa sul cromatismo beige e seppia, con Post si verifica una vera e propria esplosione di colori accesi e cangianti. La copertina dell’album accosta l’arancione al rosa shocking e al blu elettrico, colori che accompagnano la giacca-busta da lettere bianca indossata dalla performer. La “Airmail Jacket” disegnata da Hussein Chalayan e realizzata in tyvek (carta sintetica indistruttibile) ha bordi rossi e blu, e riprende l’iconografia delle spedizioni aeree. Inizia quindi la collaborazione con Helmut Lang che propone per il tour abiti molto riflettenti. In questo periodo sono ampiamente usati colori acidi che rimandano all’immaginario cyberpunk, come dimostra il videoclip di ‘Army of Me’.

Il biomorfismo, da Vespertine e Biophilia a Utopia e Fossora
L’approccio cambia radicalmente con Vespertine nel 2001: proprio come preannunciato mesi prima con l’abito cigno, ora Björk abbandona il mondo urban-street per esplorare il biomorfismo. L’abito non è solo un vestito, è l’imitazione delle strutture biologiche del mondo intero, imitazione della natura a livello micro e macroscopico.

Il cigno è un vero e proprio simbolo che rappresenta l’unione con il mondo animato. Gli abiti sono tempestati di linee e forme organiche che ricordano radici, strutture che sembrano conchiglie, coralli e anemoni. Le strutture sono molto attenzionate, dominano il tulle bianco e i cristalli a imitazione del ghiaccio. Le forme sono avvolgenti e richiamano la fragilità. Il legame tra natura, scienza e musica viene sviluppato ancor di più in Biophilia, presentato nel 2011. Il biomorfismo diventa ‘tecnologico’ facendo nascere un profondo legame con la designer olandese Iris van Herpen, pioniera della stampa 3D per gli abiti.

L’evoluzione estetica culmina con gli album Utopia (2017) e Fossora (2022). Björk da vita a un vero e proprio paradiso terrestre sci-fi dove natura e tecnologia convivono serenamente. L’estetica è caratterizzata da colori pastello e gli abiti richiamano il tema dei fiori alieni, particolare attenzione è posta per la forma delle orchidee. Per il tour “Cornucopia” Iris van Herpen crea l’abito ‘Sphaera’, una struttura luminescente a forma di orchidea-avatar che muta con il muoversi della cantante. L’atmosfera di Utopia è leggera e idilliaca, rappresentata da fiori e aria mentre quella di Fossora è materica e viscerale, rappresenta le radici e la terra. Viene celebrata la decomposizione e la rinascita attraverso il mondo dei funghi. Le fogge degli abiti di van Herpen riprendono liberamente le spore e le reti sotterranee del micelio diventando molto stratificate e scultoree, mentre i colori diventano terrosi e intensi.




L’abito come strumento comunicativo
La cantante e performer utilizza la moda come mezzo espressivo al pari della musica, del videoclip e della performance. Ricorda che l’abito può essere anche generato dall’immaginazione di mondi concettuali e surreali ispirati alla realtà e può avere valore artistico senza adempire alla sua funzione più meramente pratica e sociale. A Björk va il merito di aver creato mondi in cui moda, musica, natura e artificio si fondono in un’unica realtà dove non esistono categorie.
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