Una serie fotografica di Gregg Segal che racconta il peso silenzioso del consumismo
“Fin da quando ero bambino mi sono sempre chiesto che cosa succede alla spazzatura: dove va e cosa accade quando finiamo i posti in cui metterla?”.
È da questa domanda che nasce 7 Days of Garbage, la serie fotografica con cui l’artista americano Gregg Segal trasforma un gesto quotidiano e spesso invisibile—gettare via qualcosa—nell’occasione per riflettere sul consumismo.


Il fotografo del consumismo
Nel 2014 Segal ha chiesto a familiari, amici, vicini e conoscenti di conservare per un’intera settimana tutto ciò che avrebbero normalmente buttato via. Poi li ha fotografati sdraiati in mezzo ai propri rifiuti.
Scarti di plastica, contenitori, involucri alimentari, bottiglie, avanzi… Ogni oggetto immortalato nei suoi scatti ci fornisce un indizio sulla vita di chi è ritratto, ma è anche una prova visiva dell’enorme volume di scarti che generiamo senza rendercene conto. Il gioco è semplice: utilizzare un’inquadratura dall’alto per dare un senso di abbondanza – anzi, sovrabbondanza – difficile da ignorare.


Sebbene tutte le foto siano state scattate nel giardino della casa del fotografo, in California, Segal – che ha studiato fotografia e cinema – ricrea l’illusione che i soggetti siano immersi nella natura: una foresta, un paesaggio innevato, il deserto. Il contrasto è fortissimo e volutamente provocatorio: l’artista vuole ricordarci che non esiste un ambiente naturale davvero intatto dal nostro impatto.
“Il mio obiettivo”, racconta, “è mostrare quanto la spazzatura sia pervasiva: non esiste un ambiente naturale che ne sia davvero intatto”.
Una curiosità?
Tra i protagonisti c’è anche la famiglia del fotografo, ritratta nella foto numero 7. Segal spiega: “Volevo che mio figlio di otto anni capisse che anche noi contribuiamo al problema”.
Inoltre, molti partecipanti, guardando la propria immondizia accumulata in soli sette giorni, hanno ammesso di essere rimasti scioccati. L’esperimento ha avuto un impatto sociologico immediato: un modo per trasformare un gesto automatico in un’occasione di consapevolezza.
Il messaggio di Segal non è quello di colpevolizzare, ma di rendere visibile ciò che tendiamo a ignorare. Come se dicesse: “Ecco il peso del consumismo: un peso che condividiamo tutti, in modi diversi”.


Foto: GreggSegal Instagram


