Come lo sviluppo del lobo frontale contribuisce all’emancipazione femminile

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Quando il cervello cresce, cambia anche lo sguardo sul mondo: la maturazione del lobo frontale nelle donne tra scienza, consapevolezza e ironia social

C’è un momento della vita in cui qualcosa, silenziosamente, cambia. Quelle strutture del mondo che fino a poco prima sembravano del tutto normali, un giorno non lo sono più. Le decisioni impulsive, gli entusiasmi irrazionali, le convinzioni granitiche che si maturano mentre si cresce improvvisamente perdono di senso, e ne acquisiscono uno completamente nuovo. Arriva un giorno in cui, senza preavviso, lo sguardo si trasforma: ciò che vedevamo ieri, oggi lo leggiamo in tutt’altro modo. È questo il risultato del lungo sviluppo del lobo frontale, la regione del cervello che affina il nostro modo di capire il mondo, collegarne i puntini, e muoverci al suo interno con una consapevolezza nuova. E con un po’ di sana rabbia femminile.

Un processo lungo un quarto di secolo

Il lobo frontale è l’ampia area di corteccia cerebrale che occupa la parte anteriore di ciascun emisfero del cervello umano. In poche parole, la parte di cervello proprio dietro la nostra fronte. Di tutte, è l’ultima a raggiungere la piena maturazione: il processo richiede circa venticinque anni. È qui che risiedono molte delle nostre capacità e funzioni cognitive più complesse. Il lobo frontale ci permette di ragionare in modo logico, di pianificare azioni, di valutare le conseguenze delle nostre scelte, di gestire le emozioni. Ancora, contribuisce all’organizzazione dei pensieri, al problem solving, e persino alla comprensione delle dinamiche sociali. In sostanza, è la sede delle abilità che ci rendono più consapevoli. Come un aggiornamento software arrivato in ritardo.

Sebbene il percorso di maturazione del lobo frontale segua schemi piuttosto simili per entrambi i sessi, il perfezionamento dell’intero processo sembra impiegare meno tempo nelle donne. E se colleghiamo questo dato biologico alla dimensione culturale, la questione diventa ancora più interessante.

Il lobo frontale femminile è il primo nemico del patriarcato

Una volta che il lobo frontale è pienamente sviluppato, la capacità di analisi critica permette di osservare la realtà con occhi diversi. All’alba dei venticinque anni, nelle donne in special modo, iniziano ad emergere schemi culturali e dinamiche di tipo sociale che fino a poco prima non erano mai state messe in discussione, ma semplicemente interiorizzate. Per molte donne questo significa riconoscere, finalmente, che quel senso di sottomissione apparentemente innato, quella rabbia che fa mordere le labbra, e quel silenzio autoimposto, non erano volontà: erano oppressione travestita da normalità.

È in questo momento che il lobo frontale – ora maturo – diventa uno strumento di liberazione. Leggiamo le regole sociali sotto una nuova luce, ci disgustiamo di fronte a quanto sia stato naturale dare per scontato ruoli, aspettative, taciti vincoli e obblighi. E non c’è solo il disappunto. C’è anche quella scintilla di ironia, quasi emancipatoria, che porta a dire: quindi, era così che stavano le cose?

Quando il cervello fa clic, la consapevolezza diventa critica, e a volte, si fa leggerezza: quanto fa ridere osservare l’assurdità del patriarcato. E quanto fa audience.

“My frontal lobe just developed”

Non sorprende infatti che questo lampo di consapevolezza abbia trovato terreno fertile sui social. Su TikTok, milioni di ragazze reagiscono a spiegazioni, frasi, o testimonianze che mettono in luce dinamiche di genere e schemi patriarcali interiorizzati. Di fronte a tali rivelazioni, commentano ironicamente – ma intenzionalmente –  “il mio lobo frontale si è appena sviluppato”, ad indicare quell’istante in cui il cervello si accende, la realtà si vede con più chiarezza, e l’ingiusta disfunzionalità di alcuni meccanismi diventa improvvisamente evidente.

Tutto d’un tratto, capiamo che il matrimonio non è l’unico sogno che ci possiamo concedere, che i figli non ci completano ma, se voluti, aggiungono solo qualcosa. La carriera può essere l’obiettivo, insieme alle serate tra amiche, al divertimento sincero. A trent’anni non si è perso il fiore della giovinezza, e i quaranta non fanno più paura. Non esiste alcun orologio biologico, nessun periodo migliore. Esiste solo l’essere, incondizionatamente.

Tutto questo solo perché una parte del nostro cervello ha finalmente completato la sua crescita? Sì. E forse dovremmo dirle grazie.

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