Un rinnovato sguardo sul femminile contemporaneo. Venticinque anni dopo, “Women” di Annie Leibovitz torna con una nuova edizione, e mille vecchie domande: siamo davvero andati avanti?
Nel 1999 la fotografa Annie Leibovitz pubblicava “Women”, un volume di ritratti femminili che divenne presto un punto di riferimento imprescindibile per la fotografia contemporanea, nonché un vero e proprio libro-manifesto per una nuova visione del femminile. Con la collaborazione di Susan Sontag, Leibovitz aveva costruito una galleria di volti e corpi di donne che riflettevano la società di fine millennio: attrici, attiviste, madri, lavoratrici di ogni genere. Donne.
Oggi, a venticinque anni di distanza, “Women” torna in una riedizione pubblicata da Phaidon: un cofanetto che affianca al libro originale un secondo volume, con più di cento nuovi ritratti realizzati tra il 2000 – l’anno successivo alla pubblicazione del primo libro – e il 2025. Definito da Leibovitz “una conversazione che continua”, il progetto si pone come obiettivo quello di riaprire la domanda su cosa significhi essere donna oggi.

La risposta, tuttavia, non è più semplice di ieri: il mondo è cambiato, senza dubbio, ma in che modo? Non siamo poi così lontani da quel 1999. Anzi, per certi versi, sembra che quel tempo fosse più vicino all’idea di futuro di quanto non lo siamo noi adesso. La parità è un discorso che sembra aver perso rilevanza, ormai scivolato in cliché ridondanti e battute da bar. La libertà femminile, in maniera tanto sottile quanto subdola, torna ad essere oggetto di dibattito. Di fronte ad un orizzonte che sembra spostarsi sempre un po’ più in là, Leibovitz con la sua lente non celebra, ma osserva. Restituisce la complessità del presente, le battaglie vinte e perse, la magnifica pluralità del femminile, la sua grazia, la sua rabbia, le sue metamorfosi. I lati di essa che affascinano, e quelli che fanno paura.

Questa riedizione rappresenta più di un semplice restyling: è un’estensione del discorso visuale e culturale intorno alle donne. Un discorso che a distanza di un quarto di secolo, non ha smesso di chiedere ascolto. Ma che anzi, ha dovuto pretenderlo.
Un nuovo capitolo
Il nuovo volume include ritratti di figure come Rihanna, fotografata in gravidanza al Ritz Paris, Chimamanda Ngozi Adichie nella sua biblioteca del Maryland, oppure Joan Baez, in posa a piedi nudi su un ramo, chitarra in mano. E ancora Michelle Obama, Hillary Clinton, Joan Didion, Simone Biles.


Leader politiche, artiste, imprenditrici, atlete, scienziate. Non si tratta solo di voler rappresentare l’idea della “donna in carriera”, ma di volerne raccontare il potere, la vulnerabilità, l’impellente necessità. Nel saggio che accompagna il volume, Adichie scrive che “donne e conquiste economiche e politiche non sono in discussione, ma siamo ancora lontanissimi dall’obiettivo ultimo del femminismo, che è renderlo ridondante”.

In un momento storico in cui si dibatte molto su identità, rappresentazione e diversità, la riedizione di “Women” si propone come testimonianza visiva della pluralità femminile, della sua evoluzione, e dell’evoluzione – o involuzione – del contesto sociale che è sempre troppo poco pronto ad accoglierne ogni sfaccettatura. Cosa serve, quindi, per essere una donna? “Women” di Leibovitz, ancora oggi, risponde: essere una donna.
Foto: Vogue


