La storia della bellezza: rimedi e ossessioni dall’antichità a oggi

da | BEAUTY

Oggi c’è chi si affida alla bava di lumaca, chi giura sulle virtù del veleno d’ape, chi prova sieri a base di collagene marino. La cosiddetta skincare routine, insomma, è diventata un rito quotidiano. Ma la verità è che l’ossessione per la giovinezza e la perfezione non è affatto una moda contemporanea: da millenni gli esseri umani cercano di resistere al tempo con pozioni, trucchi e rimedi a volte improbabili.

Se potessimo salire su una macchina del tempo e andare in Egitto, Grecia oppure a Roma, scopriremmo che il linguaggio della bellezza è universale. E che, ieri come oggi, il prezzo da pagare per restare “eterni” non era mai leggero.

Egitto: eyeliner, parrucche e divinità a portata di mano

Gli antichi Egizi avevano una visione chiara: bellezza e divinità andavano di pari passo. Il celebre kohl nero intorno agli occhi non era soltanto un vezzo estetico, ma un vero amuleto: proteggeva dal sole, dagli insetti e persino dalle infezioni. Un 3-in-1 che nemmeno il più innovativo brand coreano.

Chi apparteneva alle classi agiate arricchiva il proprio volto con ombretti ricavati da lapislazzuli e malachite, e con labbra dipinte d’ocra. Le capigliature, poi, erano un vero status symbol. Le donne più ricche sfoggiavano elaborate parrucche di capelli umani, fissate con miscele di cera e grasso animale. Praticamente una lacca ante litteram… che al sole del deserto non doveva avere proprio un odore di Chanel n5.

Quanto all’ossessione per la giovinezza, i metodi erano drastici. Alcune mummie femminili venivano “ritoccate” dopo la morte, con strati di cartapesta e seni imbottiti di segatura, così da garantire un aspetto eternamente giovane anche nell’aldilà.

Grecia e Roma: filosofia e… escrementi

Se gli Egizi puntavano sul look divino, i Greci trasformarono la bellezza in teoria filosofica: per Platone e Aristotele, il bello coincideva con l’armonia, la proporzione, la misura perfetta. Ma al di là delle teorie, le donne si affidavano a ricette molto più concrete: impacchi di latte d’asina, unguenti al miele e polveri schiarenti a base di gesso o piombo.

In epoca romana, la pelle chiara era segno di distinzione sociale: chi lavorava all’aperto si abbronzava, chi poteva permetterselo preferiva un incarnato luminoso e pallido. Per ottenerlo, però, si ricorreva anche a rimedi sgradevoli come sterco di coccodrillo o guano di piccione.

Neppure i capelli sfuggivano alla moda. Il biondo nordico era considerato particolarmente attraente, e così molte donne schiarivano la chioma con sostanze corrosive o ricorrevano a parrucche realizzate con i capelli delle schiave: un dettaglio estetico che parlava anche di potere e conquista.

Il giudizio degli uomini

Come spesso accade, gli uomini non mancavano di dire la loro. Molti scrittori e filosofi criticavano il trucco, considerandolo un inganno o addirittura una forma di stregoneria. Ma c’era anche chi la pensava diversamente: il poeta Ovidio, ad esempio, descrisse con entusiasmo ricette cosmetiche e rimedi di bellezza, celebrando l’arte di piacere e di piacersi.

Bellezza: una maratona infinita

Che si trattasse di eyeliner contro il sole, latte d’asina come anti-age o parrucche profumate di grasso animale, l’ossessione è sempre stata la stessa: sfidare il tempo e piacere agli altri. Oggi ci spalmiamo creme al collagene marino e ci regaliamo maschere in tessuto da 7 euro l’una. Cambiano i prodotti, ma non l’ansia di fondo.

Forse, allora, la bellezza non è un trucco che illude né un rimedio che guarisce, ma il modo in cui impariamo a stare nel tempo che passa. È lo specchio fragile del nostro desiderio di eternità, e al tempo stesso la prova che nulla resta immobile. La vera giovinezza non è nell’assenza di rughe, ma nella capacità di accoglierle.

Perché se il corpo invecchia, la bellezza – quella autentica – è la forma che diamo alla nostra storia.

Tag: