Alle redazioni di tutto il mondo arriva il comunicato stampa che nessuno avrebbe voluto ricevere: all’età di 91 anni ci lascia Giorgio Armani, il re del made in Italy
“Ideatore, fondatore e instancabile motore” è definito così Giorgio Armani nella nota stampa che annuncia la sua triste scomparsa. Il brand e la famiglia si uniscono con infinito cordoglio per piangere colui che, non solo ha fondato un impero globale, ma ha dato forma a tutto il made in Italy.

Tutto iniziò nel 1974, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, quando sfilò la prima collezione firmata Giorgio Armani. Poi nel 1976 fu il battesimo della donna Armani. E nel 1981 è stato il turno della linea Emporio e nel 2025 della sua mitica Privè che, proprio quest’anno compie 20 anni. Una storia fatta di successi, tanto lavoro e di una moda che cambiato veramente le sorti del made in Italy. Inutile decantare, per l’ennesima volta, la storia del suo incredibile greige, delle giacche decontracte e di quanto fosse elegante Richard Gere nei completi di Re Giorgio usati per le riprese di American Gigolò nel 1980.

Il ricordo di Re Giorgio passa attraverso gli abiti che ancora oggi vivono per le strade e sui red carpet. In quell’eleganza tutta italiana fatta di abiti senza struttura che solo il grande Giorgio ha saputo plasmare. Basta osservare la quantità di abiti firmati Armani presenti sul red carpet della 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per comprendere quanto l’eleganza di Re Giorgio sia sedimentata nella cultura internazionale.

Un uomo attento, presente e puntuale, così lo ricordano gli addetti ai lavori che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui. Sui social, proprio in questi giorni, girava un video di lui nel backstage di una sfilata nervoso e agitato, come fosse la sua prima volta. O ancora il famoso video che lo ritrae mentre aggiusta personalmente il make up alle sue modelle prima dello show. Tutte testimonianze della sua presenza ancora così rilevante nella moda contemporanea.

“Armani è sempre Armani” era la frase che accompagnava ogni sua sfilata. Ma a lui non piaceva, diceva: “Scrivere: Armani è sempre Armani. Non basta eh. Non basta proprio. Armani è Armani, ma si evolve. Armani è Armani, ma cambia“. Troppo spesso consideriamo il brand Armani un semplice custode dello stile classy e dell’eleganza canonica. Dimenticandoci che il vero motore di Giorgio Armani è stato il cambiamento. Quella portata avanti da Re Giorgio è stata una rivoluzione sussurrata capace, però, di trasformare per sempre il concetto di eleganza.

Con la sua semplicità ha regalato alle donne una divisa. Un passpartù per entrare con facilità negli uffici dominati dal potere maschile facendosi prendere sul serio. L a preoccupazione di Re Giorgio non era quella di rendere le donne belle, avvenenti e attraenti, ma quella di renderle sicure, fiere e capaci. “Una donna stupida con un bel vestito rimane una donna stupida (o un uomo). Una donna intelligente con un brutto vestito può anche, al momento, allontanarti; poi quando scopri che è intelligente il vestito non esiste“. È racchiusa in questa frase l’essenza della moda secondo il re, una modalità per esaltare il proprio essere, non per camuffarsi o travestirsi.

Vestire Armani è uno stile di vita, niente di meno. Non a caso è lui il primo a lanciare le brand extention più disparate che hanno catapultato Armani nel mondo. Dagli hotel alle librerie passando peri i fiori e la squadra di Basket. La domanda ora è a chi andrà questa eredità così complessa da tenere in mano. Questo scrigno di eleganza da sempre custodito dal suo fondatore. Chi sarà il prossimo a dirigere il gruppo Armani, chi avrà le capacità per portare avanti una storia così ricca ed importante?
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