Plastica: croce e delizia del fashion system

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Combattuta o amata la plastica è uno dei materiali che ha sempre ruotato attorno al mondo della moda. Dalla creatività alle rivoluzioni ambinetaliste non se ne può fare a meno

Se qualcuno avesse detto a Charles Frederick Worth che nel futuro avremmo fato vestiti con la plastica non ci avrebbe mai creduto. Eppure così è stato, dagli anni ’30 del ‘900 in poi il sodalizio tra plastica e moda non si è mai sciolto. Dalle fibre sintetiche, oggi combattute, alle geniali trovate dei designer degli anni ’60. Anche un sacco della spazzatura può diventare moda, certo solo se nelle mani di Alexander McQueen.

C’era una volta la plastica

Sono le gambe delle donne a portare a battesimo la plastica nel fashion system. Era il 1935 e Wallace H. Carothers scopre una fibra ” resistente come l’acciaio, delicata come la ragnatela”. Nasceva così il nylon che qualche anno dopo, nel 1938, l’azienda Dupont impiegò per la realizzazione delle calze femminili. Accessorio che presto diventò imprese scindibile per il look delle signore. Il nylon, prodotto negli Stati Uniti, presto sostituì le calze in seta importante dal Giappone diventando il simbolo della potenza americana.


Ma il nylon era anche impiegato per la realizzazione di paracaduti e altri strumenti militari così, con l’inizio della Seconda Guerra mondiale le cose cambieranno. Lo “zio Sam” chiedeva alle donne americane di consegnare le proprie calze in nylon per la nazione. E le signore, per sopperire alla mancanza dell’accessorio, si tingono le gambe con creme che simulano la velatura dei collant e disegnano sul retro della gamba la riga della cucitura. In questo modo la plastica entra a far parte del guardaroba femminile senza andarsene mai più.

Cardin, Rabanne e Courrégges: gli anni d’oro della plastica

Negli anni ’60, con l’avvento della space age e la voglia di cambiare le cose, la plastica diventa uno dei materiali più interessanti per il fashion system. In veste di PVC la plastica entra prepotentemente nelle collezioni degli stilisti d’avanguardia. Nel 1964 è il francese Courrégges lancia la collezione “Space Age“. Abiti ad A e dettagli in PVC rivoluzionano l’immagine della donna che diventa il simbolo di un futuro che sembra essere prodigioso e surreale. Poco dopo, nel 1966 è Paco Rabanne a lanciare la famosissima linea: “Dodici Vestiti Immettibili Creati Con Materiali Contemporanei“. Oltre al ferro, materiale preferito dello stilista, spiccano creazioni in plastica degne di un museo.


Anche sul grande schermo la plastica diventa protagonista. In “Two For The Road” del 1967 la splendida Audrey Hepburn indossa un completo in vinile nero di Rabanne. E poi è il turno di Catherine Deneuve che ammalia gli spettatori con un trench in vinile nella pellicola “Belle De Jour”.

Anche i sacchi della spazzatura possono diventare couture

“Sembri vestita con un sacco della spazzatura”, beh se s’intende un capo della fall winter 2009 di Alexander McQueen suona come un complimento più che un insulto. In occasione della. collezione autunno-inverno, infatti, il genio di McQueen decise di portare in passerella abiti realizzati con veri e propri sacchi della spazzatura. “Una moda è semplicemente una forma di bruttezza così insopportabile che siamo costretti a modificarla ogni sei mesi” spiega l’hooligan della moda in merito alla sua scelta.


Con lo stesso intento lavora la giovane stylist Martina Bertolani che per la sua tesi di Laure preso Accademia del Lusso presente uno shooting in cui gli abiti sono interamente realizzati con sacchi della spazzatura e fogli di plexiglass. Modellati sul corpo delle modelle i materiali plastici diventano sinonimo di protezione e difesa.