App d’incontri: la storia e il finale a sorpresa firmato Gen Z

da | CULTURE

Noi non c’eravamo ancora, ma gli annunci “cerca-partner” sui giornali c’erano – e spopolavano un granché! – . Come sono nate le app d’incontri e da quando siamo già passati oltre

Abbiamo parlato e straparlato delle app d’incontri, o di dating, in qualsivoglia modo preferiate chiamarle. Dei loro pro e dei loro contro, e della loro notorietà. Del fatto che per alcuni fossero state un’invenzione geniale, a cui hanno cambiato la vita per sempre, mentre per altri una creazione inutile, la cui esistenza non ha fatto, e non fa tutt’ora, né caldo, né freddo. 

Abbiamo anche affrontato l’argomento dating online versus Gen Z, traendo la conclusione che la maggioranza dei giovani sogna il fatidico incontro casuale – per le strade di una metropoli o in ufficio, lei con i libri in mano, lui che svoltando l’angolo la urta, lei che cade, tutti i libri e gli appunti sul pavimento e lui che, romanticamente, con un gioco di sguardi, la aiuta a raccoglierli… e in due e due quattro: Vive l’amour – . La Gen Z va alla ricerca della storia più sentimentale ed appassionante da poter raccontare in un futuro non troppo prossimo di fiorellini e cuoricini; strano, ma vero, non concepisce proprio il meccanismo di approcching-social, con cui sono cresciuti Millennials e Gen X. Ci avevano avvisati che il troppo stroppia, e così anche i nativi digitali si sono stancati della sovraesposizione digitale e non sopportano che la scelta del partner venga fatta nello stesso modo con cui scegliamo una passata di pomodoro su uno scaffale al supermercato. 

Ma prima che la Gen Z diventasse adulta (O quasi), c’è stato un periodo in cui le app d’incontri sembravano per molti la rivoluzione, la svolta in ambito relazionale: persone timide, riservate, a cui non piaceva fare il primo passo non avrebbero più avuto problemi di approccio. Finalmente anche loro potevano mostrarsi sicure di sé, con i loro hobby e interessi, senza il pregiudizio dell’apparenza. L’unica differenza? Tutto avveniva sfogliando una fotografia e leggendo una lista con descrizioni caratteriali e fisiche su uno schermo piatto.

Prima del web

Se vogliamo partire dal principio e capire cosa ha portato alla nascita delle app d’incontri dobbiamo allontanarci per un istante del mondo online e sfogliare un quotidiano. Vi sembra assurdo? Eppure i primi match prendevano vita tra le pagine dei giornali. Giovani e adulti “in cerca” si recavano in redazione e pagavano per avere un annuncio personalizzato nella pagina d’incontri del giorno successivo: poche frasi, qualche caratteristica fisica, un numero di telefono e il gioco era fatto. Se tutto andava bene nei giorni successivi il telefono avrebbe squillato e il match era concordato.

Oltre agli annunci personali (Prima delle app), c’erano altre modalità che segnavano l’inizio del dating per come lo conosciamo oggi. Esistevano – da qualche parte esistono ancora – delle agenzie di incontri, dette agenzie matrimoniali, che mettevano in contatto persone con interessi compatibili. E anche in questo contesto alcuni avevano trovato l’amore, altri solo qualche scappatella e altri ancora non ne avevano neanche mai sentito parlare.

Con l’avvento di internet, il mondo inizia piano piano a spostarsi sempre verso l’online, e così anche le conoscenze si spostano sugli schermi. Ma ancora prima di Internet, era stato creato un sistema offline, considerato il primo servizio di incontri via computer, che consisteva in un vero e proprio esperimento. Nel 1965, due studenti di Harvard progettarono Operation Match: attraverso un computer IBM, l’utente, pagando 3 dollari per usufruire del servizio, doveva compilare un questionario, il quale attraverso un incrocio di risposte, forniva un elenco con una serie di potenziali affinità. Chiaramente era un sistema molto primitivo rispetto a ciò che conosciamo oggi, ma le basi erano le stesse. È stato una specie di bisnonno di Tinder. 

Dal web alle app

Finalmente arriva Internet. E con esso si sviluppa, nel 1995, il primo sito di meeting online, Match.com. Qui gli utenti potevano iscriversi, inserire una mini-bio e una propria fotografia, e lasciare uno spazio vuoto per chattare con persone interessate al loro profilo. Era il primo archetipo del nostro Tinder. Negli anni successivi si svilupparono numerosi siti simili e le prime applicazioni. 

Nonostante i passi avanti dovuti al web, persisteva la voglia di conoscere personalmente qualcuno. E così nel mondo offline si sviluppa il fenomeno degli Speed Date

Nati negli Stati Uniti, gli speed date consistevano in brevi appuntamenti, il cui scopo era conoscersi in poche domande (Duravano da 2 a 8 min) e sembravano funzionare davvero. Arrivarono in Italia nei primi anni 2000 e divennero molto di moda; spesso ci sono anche adesso incontri di questo genere e sono state fatte varie parodie a riguardo

Ad oggi di app d’incontri ce ne sono a tonnellate. Solo alcune hanno segnato la storia

Grindr 

Grindr, rilasciata nel 2009, è l’app di dating gay più famosa del mondo. Il suo successo non è tanto legato al pubblico a cui era destinata, bensì al fatto che fosse la prima che sfruttava il sensore di prossimità per ricercare il partner; oltre alla foto in evidenza, che diventava più rilevante rispetto ai caratteri di testo. 

Molti credono sia stata lanciata dopo Tinder, in realtà è un suo predecessore e ha fatto da apri pista a moltissime altre app. 

Tinder 

Tinder è arrivato sul mercato solo nel 2012. Fondato da Sean Rad, Justin Mateen e Jonathan Badeen, è diventato l’app leader nel settore. È programmata con un sistema “swipe“, in cui gli utenti scorrono a destra o a sinistra per indicare se sono interessati a un profilo. È questa interfaccia intuitiva che ha contribuito alla sua diffusione. 

Bumble

Questa applicazione porta con sé un’aria di novità e sicurezza: qui sono le donne a dover fare la prima mossa. Inoltre, è tra le prime piattaforme ad aver introdotto la verifica delle foto. Più garanzie e stop al catfish.

Dua

Ethnic-based è la parola chiave. Dua ha l’obiettivo di connettere persone sulla base delle origini e della cultura di appartenenza.

Once

Oggi accade tutto troppo in fretta, ecco perché Once propone uno slow dating, dove la ricerca è alla stregua dell’attenzione e la qualità supera la quantità. Ogni giorno a mezzogiorno Once propone un solo profilo. Ci sono 24 ore di tempo per fare la prima mossa, altrimenti l’app propone un nuovo candidato.

Il ritorno degli incontri offline

Oggi le app d’incontri ci sono e vengono utilizzate parecchio; la differenza è nell’approccio.

La Gen Z in primis, e probabilmente le future generazioni, sfruttano queste piattaforme per fare nuove conoscenze e networking, ma difficilmente il loro scopo è quello di ricercare relazioni amorose e possibili partner.

I giovani prediligono le esperienze, la vita reale e gli incontri casuali come magic moment in cui incontrare l’anima gemella. Un ritiro spirituale, un’avventura in riviera, un corso in palestra o una passeggiata al parco: sono questi i posti più interessanti, non uno swipe sui social.

Immagini: Pinterest , https://www.reddit.com/r/ChristianDating/comments/17dyfl8/newspaper_ads_for_dating_in_the_18001900s/?tl=it