Fashion watch party: il nuovo luogo d’incontro della moda

da | FASHION

Se non hai un invito, invita tu: il fashion watch party porta la moda al di fuori delle sue stanze.

In occasione della sfilata debutto di Jonathan Anderson alla guida di Dior, durante la recente settimana della moda dedicata al menswear, l’influencer e critico Elias Medini (@ly.as), trovandosi a corto d’invito, ha deciso di procurarselo – e procuralo – in una maniera a dir poco anticonvenzionale. Munitosi della sua stessa TV, portata da casa insieme a qualche seduta, ha dato appuntamento al suo vasto pubblico di follower in un bar di Parigi, Le Saint Denis, al fine di guardare insieme a loro il défilé. Centinaia di fashion addicts si sono presentati all’incontro, dando vita ad un vero e proprio watch party dell’evento.

Nessuna lista d’invitati, nessun posto assegnato: solo un gruppo di persone unite per amore, curiosità, e fame di moda. Un po’ come i tifosi quando è tempo di derby. Solo che al posto di maglie da calcio e birre in un pub, vi erano borsette vintage di seconda mano e caffè in un bar francese. Più moda di così non si può. Che sia questo un punto d’inizio per una futura tradizione? O meglio, un nuovo luogo d’incontro per l’inarrivabile mondo della moda?

Aperitivo e sfilata?

Un’idea semplice, dell’ultimo minuto, ma sorprendentemente efficace: quasi viene da chiedersi come mai nessuno ci avesse pensato prima. Dopotutto, i watch party non sono nulla di nuovo. Le esperienze di visione condivisa esistono da sempre, si pensi a chi si riunisce per guardare una partita di calcio, o a quei gruppi di amici che, condividendo la passione per una stessa serie TV, si radunano per godersi insieme il tanto atteso finale. Ogni evento di sport che abbia una qualche rilevanza vede dall’altra parte dello schermo comitive unite sul divano. Lo stesso vale per eventi musicali come Sanremo, o premiazioni importanti come gli Oscar. La moda, no. È da sempre rinchiusa nelle sue stesse stanze, sulle cui porte nessuno osa bussare.

Il Met Gala ha un certo rilievo, è innegabile, ma chi si riunisce per assistere allo sfilare dei look? Il giorno dopo i social ne saranno invasi, non ce n’è bisogno. Di nuovo, porte chiuse e sguardo dall’alto al basso. Nessuno bussa, e lei non apre. Ma lei non apre, in realtà, proprio in virtù del fatto che nessuno bussa. Più che una causa, la chiusura della moda nei confronti della sua audience, è un effetto. È effetto della condivisa convinzione secondo cui la moda è per pochi. Per pochi selezionati, per una fetta d’élite, per chi può permettersela, per chi ama sfavillii e apparenze. Uno snobismo di sottofondo la perimetra, includendo entro i suoi limiti, ed escludendo al di fuori di essi.

Ma la moda è di tutti, arriva a tutti, è un linguaggio universale. Anche quando non viene veicolato attivamente. È popolare, è di strada, è di chi la vuole e di chi la ripudia. Portarla in un café qualunque, a fruizione di tutti, e soprattutto condividerla apertamente piuttosto che tenersela ognuno per sé, rilegata ai pochi pollici del proprio smartphone, è un modo per contribuire alla sua liberazione, per farla gocciolare giù dove di solito non arriva, e per gettarvi su una luce nuova. Non è un hobby di serie B, né elitario. È quello in cui ti puoi imbattere camminando per strada, gettando lo sguardo in un bar e rimanendo per un minuto o due a fissare lo schermo, non sapendo che quello che stai guardando è ciò che decide quello che sceglierai, oppure no, di indossare fra qualche mese.

Allora, che dite: aperitivo e sfilata?

Foto: Pinterest