Radical è uscito con il nuovo album Punkstar

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Venerdì 4 luglio è uscito il nuovo album di Radical, colui che punta a diventare il Padrino del soundcloud rap. Il titolo del progetto è “Punkstar”. Leggi l’intervista qui.

Classe ’95, romano, ambizioso e intraprendete: stiamo parlando di Daniele Wandja, aka Radical, noto per la sua dote di mixare generi diversi: punk, rock, e rap. In sintesi: ciò che fa di lui uno degli esponenti più interessanti del soundcloud rap italiano. E lo ha appena dimostrato con l’album Punkstar

Dopo l’uscita della trilogia “Trashbin”, che gli ha permesso di intraprende il suo percorso già con un buon passo e lo ha reso l’artista indipendente con più stream nel suo paese, Radical non si è più fermato. Neanche in pandemia, dove ha continuato a comporre singoli di successo e programmare il suo futuro musicale.

Nel 2022 firma con Sony e pubblica l’album Evol. All’interno non si può non notare un’evoluzione in termini di stile musicale, molto improntato verso le tendenze internazionali. 

Nonostante sia ancora abbastanza di nicchia, vanta già importanti collaborazioni con artisti quali Nitro, Sick Luke e Rosa Chemical, i cui featuringhanno contribuito a farlo riconoscere per la sua versatilità. 

Pochi mesi fa sono uscite “Ketamine” e “Nu Dripp”, i singoli scelti per anticipare l’album appena uscito, un progetto discografico sentito e introspettivo, nato da un’urgenza, una necessità di sfogo. Le tracce sono 11, ognuna racconta una storia, rivelando all’ascoltatore sfumature inedite della vita del suo autore. Le produzioni sono ricercate, i beat magnetici, con groove taglienti e le rime dirette e incisive. Il sound distintivo, riprende le sonorità post-trap/rage d’oltreoceano unite all’attitudine cruda e caotica della musica punk.

Tracklist di “Punkstar”

Intro

Vogue

Mai abbastanza feat. Nitro e 18k

Ketamine

SOS

Show me how 2 be a punkstar

Fimi

Nu Dripp

Head

Stars!

Hollywood

Leggi l’intervista

Innanzitutto, perché hai scelto come nome d’arte Radical?

Radical l’ho preso da una canzone di Tyler, the Creator. Suonava bene, esprime quello che voglio dare nella musica. Perché molte delle cose che faccio, o sono molto calme o sono a centomila. Io sono un po’ bipolare musicalmente. 

Lo sei anche nella vita?

Se non lo sei nella vita, come fai a esserlo nella musica?

Quando hai iniziato ad appassionarti alla musica e in che modo?

Faccio musica da quanto mi ricordo; la prima band ce l’ho avuta a 9 anni con gli amici delle elementari. Prendevamo i karaoke e ci cantavamo sopra nostri testi. 

Suonavi uno strumento?

Il basso. 

Lo suoni ancora?

Ogni tanto; in questi giorni ci stava il compleanno ci un amico nostro e ci siamo beccati in sala prove a suonare, un po’ così. Mi diverto. 

Ti piacerebbe in futuro comporre un brano in cui suoni il basso?

Chi lo sa, magari si. 

Come mai ti sei buttato sul punk? Lo sentivi tuo fin dall’inizio?

Io in generale preferisco la musica quando è diretta, quando non è molto pensata, quando esce così, senza troppi abbellimenti sopra. E questo per me è identificabile nel punk. Pezzi urgenti in cui vuoi dire qualcosa senza metterci troppe cose sopra.

La tua infanzia ha in qualche modo influenzato il tuo stile musicale?

Bella domanda… Può essere. È banale da dire, ma io non ho mai avuto troppo e questa cosa mi ha portato ad esprimere le cose con rabbia, e con un urgenza… più che rabbia, urgenza, perché alla fine io non mi sento una persona sempre arrabbiata, però ho questa urgenza che devo sfogare da qualche parte, e la musica è un buon modo. Ogni tanto disegno, per me anche questo è “punk”. 

Il punk lo vedo più come feeling; nel mio nuovo album (“Punkstar”, ndr.) la cover è un tributo al gruppo “minor threat”. Prendo quello che c’era dietro al punk un tempo e cerco di fare la stessa cosa, ma a modo mio, nel modo in cui mi viene più naturale fare. 

Collaborazioni tra generazioni

Sei agli inizi, ma hai già fatto collaborazioni con artisti come Nitro, Sick Luke e Rosa Chemical. Raccontaci il rapporto con loro.

Con Rosa ci conosciamo da quando abbiamo cominciato a fare musica tutti e due, forse un anno dopo, venivamo dallo stesso gruppo, ci siamo visti ad uno shooting e da là abbiamo detto “dobbiamo fare cose insieme”. Nitro l’ho beccato l’anno scorso, mi ha invitato in studio e abbiamo provato a fare un pezzo trap all’inizio, ma secondo me non era la cosa che dovevamo fare e infatti ho detto “va fatto un pezzo di 3 urlatori di 3 generazioni diverse”, io, lui e 18k (Riferimento a “Mai abbastanza”, brano dell’album appena uscito “Punkstar). Invece, Sick Luck, mi ha chiamato lui per il suo album; per me è un grande, nel 2016 io c’ho avuto la cosa della Dark Polo Gang come tutti e loro mi hanno ispirato. Non mi aspettavo nulla, è stato crazy

Ti piace fare featuring e collaborazioni? Danno un valore aggiunto a te stesso come persona e anche alla tua musica?

Io non faccio troppe collaborazioni, perché secondo me una collab deve avere un senso. In quest’ultima (Riferimento a “Mai abbastanza”, brano dell’album appena uscito “Punkstar) volevo un po’ riassumere questa vibe punk, anche perché Nitro collaborava con la scena punk del tempo e 18k è un nuovo nome in quell’ambiente: se vai ad un suo concerto lui non suona nel club, ma in un posto sudato, dove la gente poga e si sfoga. È questo che volevo.

Hai dei riferimenti in campo musicale? Preferisci personaggi del passato o attuali?

Del passato mi ha ispirato molto il cantante dei Dead Kennedys, Jello Biafra, ce l’ho anche tatuato su una costola… a me piace perché ha iniziato facendo musica dentro un garage, facendo uscire tutto quanto da solo, senza l’appoggio di nessuna etichetta; è riuscito a cambiare le cose intorno a lui che non gli piacevano. Per esempio, si è candidato come sindaco di San Francisco, solo per meme, e questa cosa ha fatto parlare tutti quanti e ha fatto anche riflettere: lui provocava. Come mood ci sta un sacco.

Parlando di cose più recenti, penso Playboi Carti perché mi piace da un punto di vista di stile in generale.

Ti piace la moda?

Si, chiaro. Secondo me musica e moda sono collegate in tanti modi, soprattutto perché entrambi riflettono il periodo in cui siamo. Di recente mi sto interessando di più.

Venerdì 4 luglio è uscito il nuovo album Radical, “Punkstar”

Radical, qual è il significato del titolo Punkstar?

È un po’ uno stimolo, perché il punk è contro lo star system; mi piaceva pure perché il punk ce l’ho dentro da sempre. Avevevo fatto dei pezzi con Lil Rumore e già si chiamavano Punkstar.

La collaborazione con Lil Rumore è nata perché venivamo entrambi dalla scena punk e quando abbiamo iniziato a fare musica abbiamo fatto tutte e due la transizione dal punk a questo nuovo genere che è il soundcloud rap e ci è venuto naturale collaborare subito. Siamo stati entrambe le prime persone con cui abbiamo collaborato e abbiamo fatto questi singoli “Punkstars” e “Punkstars Pt. 2” e nell’album ho voluto riprendere questa contraddizione, sottolineando il fatto che venivo dal punk e chiamando il disco appunto “Punkstar”.

Ora come ora mi sento nella situazione di una Punkstar: una contraddizione vivente.

Come mai hai deciso di puntare su “Ketamine” e “Nu drip” come brani che anticipassero il nuovo progetto discografico? 

Se devo essere sincero questo album è stato fatto molto in corsa, molto improvvisato, è uscito tutto nel giro di veramente poco tempo, da marzo a maggio. Io volevo pubblicare tutto subito, sentivo l’urgenza. Nu drip è un pezzo easy, ha le barre, mi serviva per comunicare che ero tornato; invece, Ketamine è un riassunto di una situazione in cui mi sono ritrovato tante volte, è più ballad. Ho scelto questi due perché mi suonavano bene.

Se Nu Drip è più in linea con il tuo stile musicale, Ketamine, invece, è molto diverso rispetto ai precedenti. Come mai questo cambiamento?

Mi sento da sempre come se avessi due lati nella musica. Anche in passato ho fatto pezzi più melodici e più sentiti, però poi alla fine mi associano sempre di più all’altro stile. Capisco quello che dici, ma io mi sento un po’ bipolare e perciò ho diversi modi per esprimere quello che sento. A volte penso che dovrei un po’ più centrare la cosa, per avere dei confini più netti in quello che faccio, ma per adesso è così.

C’è stato un momento preciso in cui hai avuto l’intuizione di creare questo nuovo album oppure è frutto di un processo?

Non faccio uscire nuove cose da un anno e mezzo, ho sempre avuto tante idee, poi ad un certo punto semplicemente ho realizzato che era tutto molto più semplice di quello che pensavo, che dovevo buttarmi e farlo. Quest’album lo vedo come una cosa che ho fatto d’impulso, d’istinto. L’ho realizzato un giorno, a casa mia, con il produttore xx.buio, un grande; ha preso dei beat che avevo da un po’ di tempo, avevo solo lo scheletro, e mi ha aiutato a farci delle cose sopra che mi hanno fatto dire “Wow facciamolo”. 

Oltre le difficoltà

Quale traccia è stata più complicata da realizzare?

SOS perché inizialmente la seconda parte doveva essere una strofa, mentre da un giorno all’altro, dopo tempo che ci sbattevo la testa, ho deciso di metterci un drop. Mi ha mandato un po’ in tilt. 

Poi ce la seconda strofa di Head, che doveva essere un feat, ma alla fine la cosa è saltata quindi l’ho scritta io.

E quale ti ha appassionato e preso di più?

Ovviamente è quella che andrà di meno, ovvero Star. È sempre così per i miei album. A volte creo dei gioiellini che capisco solo io; restano miei, personale. 

Se dovessi riassumere il messaggio dell’album in 2 parole?

Punk – Star. 

Sogno nel cassetto? 

Fare un tour mondiale.

Qualcosa che vorresti condividere con i tuoi ascoltatori e seguaci? 

Fate quello che vi pare.

Punkstar by Radical è disponibile sulle principali piattaforme digitali. Corri ad ascoltarlo!

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