In un mondo che ancora ci ostacola, noi donne dovremmo sostenerci davvero. E invece fingiamo sorellanza mentre, dietro le quinte, ci facciamo la guerra.
Abbiamo imparato a dire le cose giuste: “Girl’s power!”, “le donne supportano le donne”, “siamo tutte dalla stessa parte”, “insieme siamo più forti”. Le troviamo ovunque: le scriviamo sotto i post, le mettiamo nelle bio, le vediamo stampate sulle magliette, nelle campagne pubblicitarie. Ci piacciamo tutte a vicenda. Almeno su instagram. Mettiamo like, cuori, commenti tipo “Ma come fai ad essere sempre così bella?”.
Ma poi? Cosa c’è dietro le caption body positive?
Forse sarebbe più comodo stare zitta e fingere che sia tutto come sembra, che sia tutto glitter e sorellanza, che vada tutto bene tra noi. Ma sinceramente mi prude la verità, e oggi ho voglia di essere onesta, non femminista da bio.
La verità è che le paladine del girl power sono le prime a criticare e competere. La verità è che dietro quei commenti finti-positivi, magari seguono screenshot nei gruppi privati con critiche velenose su outfit, fisico e tanto altro. Che negli spot pubblicitari con lo slogan “Sei bellissima anche al naturale” parte il fondotinta ultra coprente e il siero anti macchie in promo. Vieni elogiata per quello che sei, ma poi ti vendono tutto quello che potrebbe renderti migliore.
La competizione tra donne oggi ha imparato a vestirsi bene: è elegante, sottile, passivo-aggressiva. Si mimetizza dietro complimenti forzati, nei paragoni silenziosi davanti allo specchio, nel modo in cui ci guardiamo con sospetto e diffidenza l’una con l’altra. Oppure peggio: si nasconde dietro una forma di femminismo che è solo apparenza, è solo strategia estetica.
Nessuna lo ammette apertamente, ma tutte lo sanno.

Ma perché?
Per secoli le donne si sono trovate costrette a lottare tra loro per uno spazio limitato a cui accedere: poche opportunità, pochi ruoli, poca voce. Ecco che il patriarcato non ha solo zittito le donne: le ha messe una contro l’altra, insegnando loro che il successo o la dignità erano risorse scarse e che per ottenerle era necessario vincere. Competere. Superare le altre.
In questa visione, la rivalità femminile era la conseguenza logica di una struttura disegnata per escludere le donne.
Ma oggi, nel 2025, siamo davvero ancora lì?
La verità è più scomoda: la competizione tra donne non è finita, ha solo cambiato forma. Non si tratta più di uno scontro urlato, ma di una tensione che cresce silenziosamente nelle pieghe. Non è più causa del sistema: si alimenta da sola, fra noi, e spesso anche senza che nessun uomo se ne accorga.

La rivalità tra donne oggi
Ebbene si, oggi le donne competono tra loro anche quando non c’è nessuno a guardare. Anzi, il giudice spesso siamo noi stesse.
Vogliamo essere la più bella, sì. Ma anche la più intelligente. Quella cool. Quella che “fa girare la testa”. Ma anche quella attivista. Quella che lotta, ma resta elegante. Quella che parla di femminismo, ma non cade mai nella banalità.
E se una ragazza ottiene qualcosa che noi volevamo — visibilità, approvazione, attenzione – scatta il confronto. E con esso arriva la sensazione di inferiorità. Ci misuriamo a lei, vogliamo capire cosa ci manca. E così, invece di gioire, ci mettiamo in corsa per superarla. Per non restare indietro. Per non sentirci meno.
Tutto questo senza mai dichiararlo apertamente, ovviamente. Ci diciamo “felici per lei” mentre ci resta un nodo alla gola.
E no, non è empowerment. È una guerra fredda.

Allora forse è il momento di dirlo: è brutto. E ci fa male.
Ci fa male guardarci e vederci nemiche. Ci fa male voler essere superiori. Ci fa male non fidarci l’una dell’altra, anche quando predichiamo sorellanza. Ci fa male questa gara continua che nessuna ha il coraggio di ammettere.
E io ne parlo perché voglio che cambi.
Perché non voglio più sentirmi sminuita per i successi di un’altra, né voglio che qualcuno si senta piccolo davanti ai miei. Voglio un mondo dove essere una donna brillante non faccia paura alle altre. Un mondo dove non ci sentiamo sempre in gara tra noi.
Scrivo questo perché non ne posso più di sorrisi finti e alleanze di facciata. Scrivo questo perché la solidarietà vera comincia quando ammettiamo la rivalità. Quando smettiamo di fingere. Perché il sostegno tra donne non è un filtro Instagram: è guardarsi in faccia e dire “ti ammiro, ti rispetto e non devo abbatterti per brillare”.
E se sei arrivata a leggere fino a qui, forse anche tu, nel profondo, sai che è vero.
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