Pancia scoperta e libera da qualsiasi velo, il Beijing bikini è una pratica super diffusa in Cina che permette di sopravvivere al terribile caldo dei mesi estivi. Bannata nel 2019, sembrerebbe essere ritornata, con la benevolenza di TikTok.
Il caldo è arrivato più forte che mai e giustamente la cosa che tutti vorremo sapere è come fare per sopravvivere a questi torridi mesi. Il top sarebbe trovare un modo che non fosse imbarazzante, fattibile anche in pubblico e che toccasse tutto, ma non la dignità. A quanto pare, però, tutte queste pare ce le facciamo solo noi. Come lo so? Beijing bikini!
In Cina c’è un modo per resistere al caldo così distintivo da meritarsi un nome tutto suo, con tanto di pagina Wikipedia: il Beijing bikini.

Questa pratica è così diffusa da diventare un vero e proprio fenomeno, osservabile nella nazione cinese nei momenti estivi più caldi. Il meccanismo è davvero semplice: si prende la maglietta che si sta indossando e si arrotola fino a lasciare visibile tutto lo stomaco, pancia compresa. In cinese si usa anche il termine “bǎngyé”, che tradotto si avvicina a: “mostrarsi come i nonni”.
Il fenomeno è osservabile in qualsiasi punto della città: parchi, strade, in bici o in moto. Il posto non importa, la compagnia nemmeno. Basata su una tradizione della medicina cinese, il Beijing bikini si pensa aiuti la circolazione di energia “qi” intorno agli organi. Molti uomini di mezza età la praticano senza farsi troppi problemi.
Le donne ovviamente vengono scoraggiate a farlo (maddai!) e nonostante sia di comune accordo che aiuti a sopravvivere al caldo, le critiche non tardano ad arrivare.
Nel 2019 un rappresentate del dipartimento di Jinan, in un’intervista spiega come il Beijing bikini contamini l’immagine della città e la percezione della dimensione pubblica. Ha anche spiegato che la pratica era in disuso negli ultimi anni, ma con i social, si sa, non siamo mai davvero al sicuro dal ritorno di qualsiasi scheletro nell’armadio…ed eccoci qui!
Nello stesso anno le autorità di Jinan proclamano il divieto di circolare a petto nudo e mostrare parti del corpo scoperte in pubblico prendendosi l’ira delle persone che additano la misura esagerata. Jinan considerava la pratica un comportamento incivile che crea danno all’immagine della città.
Ad essere ripresi furono principalmente gli anziani, ossia chi più di altri pratica il Beijing bikini, accusati di star rovinando e addirittura contaminando la reputazione e l’immagine di Jinan.
Le regolamentazioni poi si sono allargate anche ad altre città come Tianjin e Handan. Poi con l’arrivo del covid per le norme igieniche si è prestata ancora più attenzione a limitare questo fenomeno.
In Italia, per adesso, non si sono verificati casi di nessun bikini maschile di questa portata, ma è pratica comune andare in giro in costume sul litorale di città balneabili, o almeno lo era!
Nel 2024 arrivano i definitivi divieti estivi per tutelare il decoro: no a costumi o torso nudo fuori dalla spiaggia, tollerati solo al mare. La prima legge sul decoro risale al 1913.
Vuoi il caldo o la balneazione come attività principale, ma è uso comune farsi le piccole stradine di mare in costume, tornando dalla spiaggia per il pranzo o a fine di una torrida giornata di sole. Con look improvvisati mi ricordo le via crucis mie e dei miei amici in costume di rientro dal mare. Con il passare del tempo i look hanno smesso di essere accroccati sul posto e sono diventati veri e propri fitting, ma il concetto è rimasto.

Bene, ora basta. Vietatissimo spostarsi in luoghi di cultura, nelle vie dello shopping o nei luoghi pubblici con abbigliamento da spiaggia. L’anno scorso a Gallipoli, Tropea e a Sorrento per chi girava in costume fuori dagli stabilimenti e in visita nel centro storico è stata pensata una multa da ben 500 euro.
L’ordinanza è contingibile e urgente, a Rapallo compaiono i cartelli per strada e i vigili si occupano di assicurare il buon nome delle città contro i malviventi del decoro.
Per carità, comprensibilissimo! Figuratevi che io abito e lavoro a Milano e l’altro giorno mi sono imbattuta in una ragazza in costume su Corso Buenos Aires, con tanto di flip flop, adoratissime dai turisti, ma non dalle strade italiane.
Ritornando in ambito Beijing bikini, in Cina esiste un’altra simpatica pratica che mira a proteggersi dal caldo senza però toccare il decoro. Si tratta del Facekini: una maschera che copre il viso e il collo per proteggere la pelle dal sole, soprattutto in spiaggia. Questo un fenomeno che riprende anche l’intenzione di prendere meno sole possibile, in quanto l’abbronzatura nel paese è da molti considerata un segno di bassa condizione sociale. Ed ecco spiegati i mille mila ombrellini e mise da Indiana Jones che vediamo comparire assieme ai turisti asiatici nei periodi più caldi.
Beijing bikini, Facekini e costume, per i più pudichi basta anche un semplice Sarong. Indumento molto simile a un pareo indossabile come gonna o abito, spesso avvolto intorno alla testa e al viso a protezione dal sole.

Nelle regioni davvero calde come quelle desertiche si adotta la soluzione della kefiah bagnata che oltre a proteggere dal sole e dalla sabbia, quando inumidita permette di creare un effetto di freschezza per evaporazione sulla testa e il collo.
In Giappone in estate, invece, compaiono gli Yukata, dei veri e propri kimono estivi che spesso sono prodotti in cotone o in lino non foderato, principalmente usati per festival, fuochi d’artificio o come indumenti da casa.
In India troviamo i Sari o il Salwar Kameez, modello di pantaloni larghi combinati a una tunica, che permettono un’ottima ventilazione grazie ai tagli ampi e ai tessuti leggeri quali il cotone o la seta. Inoltre i drappeggi permettono di creare degli strati d’aria tra il corpo e il tessuto.

In Medio Oriente e Nord Africa sono diffuse lunghe tuniche ampie realizzate in tessuti leggeri con una particolare forma a sacco che crea una camera d’aria tra il corpo e il tessuto. Jellabiya per le donne e Thobe per gli uomini, permette all’aria di circolare liberamente dissipando il calore.
Per quanto ormai simbolo di feste finite davvero bene (o male a seconda dei punti di vista) anche il Sombrero rappresenta un modo per proteggersi dal caldo. Molto più elegante e simpatico del Beijing bikini, avendo una falda larga permette di proteggere dal sole viso, collo e anche le spalle.

Insomma, paese che vai Beijing bikini che trovi! Noi italiani poi si sa, siamo eleganti. Un completo in lino, possibilmente bianco, è secondo me considerabile la divisiva estiva italiana per eccellenza.
Se il Beijing bikini permette il fluire del qi, l’energia vitale che scorre in ogni essere vivente, il completo total lino permette di non prendere nessuna multa per offesa al decoro sul lungomare di Gallipoli. E poi fa anche un certo stile, innegabile.


