La lingerie come arma femminile

da | FASHION

La lingerie non è più un invito: è una scelta, una sfida, un’affermazione. Da oggetto di male gaze a strumento di empowerment femminile.

Lo sappiamo bene cosa succede quando ci mettiamo la lingerie giusta. Quella che lascia immaginare senza mai mostrare davvero. Ci infiliamo delle autoreggenti sulle cosce con lentezza. Scegliamo il nero, il rosso, oppure il bianco che finga innocenza. Reggicalze, trasparenze, pizzi. Sappiamo bene l’effetto che fa. Ci guardiamo allo specchio e sorridiamo, un po’ complici, un po’ misteriose: già sappiamo che gli cadrà la mascella. Ed è proprio lì che comincia il gioco. 

Ci piace vedere vedere i suoi occhi accendersi, come si fa improvvisamente goffo e vulnerabile: ci piace farlo impazzire. Ci piace avere quel potere tra le mani. Ci piace sapere che in quel momento, mentre ci desidera così tanto, è lui ad essere nudo, e non noi. Piace a noi, prima ancora che a lui.

Ebbene sì, lui crede di comandare. Crede che siamo lì per sedurlo, per soddisfarlo. E magari in parte è vero. Ma forse stiamo usando il suo punto debole per mettergli i piedi in testa. Forse ci stiamo solo prendendo gioco delle regole.

Sophia Loren in lingerie

Lingerie come strumento di seduzione

Siamo cresciute sapendo che la lingerie dovesse piacere a lui, che la seduzione fosse uno spettacolo da allestire per il suo sguardo. Che la lingerie fosse una concessione. Che la donna sexy fosse un po meno donna — un po’ più oggetto e un po’ meno persona. 

Ce lo raccontava il corsetto dell’ Ottocento, che stringeva i fianchi fino a togliere il respiro, perchè la fragilità era desiderabile, non di certo per comodità o piacere. Ce lo mostrava la guêpière degli anni ’50, tutta vita stretta e seni in vetrina, per tornare a essere le “mogli perfette” nel dopoguerra.

Ce lo sussurravano anche le pubblicità vintage. Un esempio era la pubblicità di lingerie “Maidenform” degli anni ’50, raffigurante una donna in reggiseno Maidenform e gonna a matita, al centro di una piazza affollata. Tutti la guardano, lei sorride, accanto lo slogan: “I dreamed I was the toast of the Town in my Maidenform bra”.

Il potere era sempre in reggiseno. Sempre in posa. Sempre sotto gli occhi di tutti. La donna poteva “fare tutto” ma solo con il reggiseno giusto. Solo rimanendo desiderabile. 

Ce lo urlavano le pin-up degli anni ’40, esempio perfetto di lingerie progettata per intrattenere l’uomo, non per liberare la donna. Le illustrazioni delle ragazze in reggicalze e rossetto venivano spedite ai soldati, stampate sui muri delle caserme, trasformate in calendario : il corpo femminile impacchettato per sollevare il morale maschile. 

Ci cucivano addosso un ruolo: quello dell’eterna intrattenitrice

Bettie Page

La svolta nel mondo della moda

Ma poi qualcosa è cambiato. Abbiamo smesso di indossare lingerie solo per piacere a qualcuno. Abbiamo cominciato a usarla per piacerci, per esistere, per prendere spazio.

Madonna, negli anni ’80, indossa corsetti sul palco come abiti da guerra. Non lo fa per essere sexy per un uomo, ma per affermarsi. Il corsetto non stringe più il respiro, bensì lo allarga. Jean Paul Gaultier le crea il leggendario cone bra: la lingerie esce allo scoperto e diventa abito, diventa provocazione, diventa potere. 

Negli anni ’90 le super modelle tra cui Naomi, Linda e Claudia, diventano dee moderne: sfilano in passerella come amazzoni, con body di pizzo, stiletto, trasparenze e bustini. E non c’è niente di umile in quelle gambe chilometriche e nello sguardo che ti sfida.

La lingerie appare come potere che cammina, e fa rumore. 

Madonna in corsetto Jean Paul Gaultier

E oggi? 

Oggi le sfilate celebrano la sensualità come espressione personale, non come standard da compiacere. 

Rihanna, con Savage X Fenty, ci insegna che la seduzione non ha una taglia 38, né un solo colore di pelle. Lingerie per tutti i corpi, tutte le etnie, tutte le identità di genere. E’ una lingerie che non si offre. Si afferma. Ce la mettiamo per sentirci noi stesse.

Possiamo affermare con orgoglio che la lingerie ha fatto molta strada, e noi con lei. Da quando serviva a piacere agli altri, a quando ha iniziato a piacerci per come ci fa sentire. Abbiamo ripreso la lingerie che ci era stata imposta e ce la siamo rimessa, ma questa volta con il nostro sguardo, seguendo le nostre regole.

E sì, è vero: non abbiamo bisogno della lingerie per essere potenti. Ma diciamocelo… Quando siamo dentro la nostra lingerie preferita, ci sentiamo più forti, più belle, più in grado di decidere. Non ci stiamo mettendo a disposizione. Stiamo prendendo posizione.

Non siamo più le donne che si coprono per pudore o si svestono per compiacere. Siamo quelle che, nel momento esatto in cui sembrano più “a disposizione”, sono in realtà più inaccessibili, più strategiche, più padrone del gioco.

Ora siamo noi a dettare le regole

Ecco il nostro piccolo segreto. Il nostro rito di seduzione.

E in un mondo che ci ha sempre volute da guardare, abbiamo imparato a farci guardare solo quando e come lo decidiamo noi. E che ci osservi pure con gli occhi sgranati e la mascella a terra, il nostro caro spettatore del male gaze. Tanto il gioco è cambiato, e lui non è più al centro.

Foto: Pinterest

Tag: ,