I falsi miti che circolano sui figli unici derivano da concezioni arretrate e superficiali, ma soprattutto non hanno alcuna base scientifica
Le ragazze bionde, vorrebbero i capelli mori. I ragazzi ricci, preferirebbero essere lisci. Le persone sono abituate a desiderare sempre ciò che non hanno, ma su una cosa sono tutti d’accordo: i figli unici sono contenti di esserlo e i fratelli non farebbero cambio.
Perché?
Probabilmente molti sono i figli unici che da bambini avrebbero voluto fratelli o sorelle con cui giocare, passare il tempo e, crescendo, potersi confrontare con essi su argomenti che non vengono affrontati con genitori o adulti. Le cose cambiano in un secondo momento.
Spesso, i figli unici arrivano alla conclusione secondo cui se non fossero stati da soli, probabilmente molte cose, tra cui viaggi, esperienze e regali, non li avrebbero mai ricevuti… o avrebbero sempre dovuto dividerli con qualcuno. Perciò si ritengono fortunati nella loro situazione.
Al contrario chi invece ha fratelli: durante l’infanzia sono loro i primi ad esprimere odio verso di essi e ovviamente invidiano chi è figlio unico; ma crescendo, comprendono l’importanza di condividere momenti, emozioni e situazioni con le persone che teoricamente li sopporteranno e sosterranno per tutta la vita. E anche a loro va bene così.
Le questione fratelli, sorelle, o singoli, è abbastanza delicata
Non sempre si affronta questo argomento, e non è mai la prima domanda posta quando si conosce qualcuno, solo in un secondo momento affiora l’argomento. “Sei figlio unico?”, “Hai fratelli o sorelle?”
Alla risposta positiva al secondo quesito si procede con la domanda successiva, mentre alla riposta si al primo quesito: “aperte le danze e via ai commenti”. “I figli unici sono viziati”, “sono solitari, per nulla altruisti, egoisti, eccentrici” e chi più ne ha più ne metta.
Se, quindi, spesso non ci si accanisce sulla questione fratelli, lo si fa invece con i figli unici.

Essere figlio unico è sinonimo di “persona viziata”
Questo luogo comune esiste da anni, e nonostante il passare del tempo sembra essere un osso duro da digerire a tutte le età.
I figli unici sono solitamente considerati bambini privilegiati, sottoposti all’attenzione di tutta la famiglia, con il controllo su tutto e su tutti e vengono additati, fin da piccoli, ma anche in età adulta, come eccentrici, solitari, spesso menefreghisti e ignari del significato della parola condivisione.
La scelta dei genitori
Dopo aver messo al mondo il primo figlio, molti genitori si chiedono timorosi se proseguire o fermarsi ad uno. Le famiglia di una volta erano allargatissime e numerosissime, tanto che spesso essi non si ricordano nemmeno tutti i nomi dei loro parenti, anche se stretti. Si facevano tanti figli a causa di fattori che oggi non sono più rilevanti, quali la mortalità infantile, la necessità di aiuto lavorativo in famiglia, tradizioni religiose e culturali.
Oggi i tempi sono cambiati, il costo della vita in primis è molto differente, perciò la decisione di fare più di un figlio chiede parecchia ponderazione.
C’è chi ha già le idee ben chiare ancora prima di iniziare e chi invece valuta passo dopo passo. Spesso alcune coppie si lasciano influenzare dai consigli infondati di altri genitori che, preoccupati, espongono il loro pensiero riguardo a lasciare un figlio “da solo”: “E quando saremo vecchi, chi si prenderà cura di noi? Un solo figlio potrebbe crescere solo e triste, senza la compagnia di un fratello…”
Tutte queste affermazioni insensate, sono molto presenti ancora oggi, dove, “teoricamente”, la questione dovrebbe essere un taboo ormai passato. Ad alcuni sembra ovvio che la crescita di una persona non dipenda soltanto dall’avere fratelli o meno, o meglio, sicuramente forma una personalità differente, ma non per forza sminuente. La responsabilità e i comportamenti possono essere semplicemente insegnati dai genitori, senza pensare su fratelli o sorelle.
Ma quando nascono gli stereotipi sui figli unici?
Tutti questi stereotipi, così diffusi e radicati, nascono agli inizi del 1800 per opera della scienza (Strano, ma vero), quando gli psicologi iniziarono a parlare di una vera e propria “Sindrome del figlio unico”. Secondo questa convinzione, i bambini non abituati a crescere con qualcuno con cui scontrarsi o con cui condividere beni materiali, desideri e situazioni piacevi e spiacevoli, erano propensi a sviluppare una serie di caratteristiche caratteriali negative come: l’essere narcisisti, prepotenti, fin troppo ambiziosi, disadattati, e dipendenti in qualunque cosa dai propri genitori.
La smentita
Chiaramente ad oggi non esistono prove scientifiche che dimostrino delle correlazioni, ma nonostante ciò molte persone rimangono fermamente convinte.
Studi recenti hanno dimostrato come tutti gli stereotipi che riguardano i figli unici siano puramente luoghi comuni e dicerie nate e fomentate con gli anni di persona in persona, di società in società, e che in realtà ciò che influisce realmente è l’educazione fornita da genitori e dalle persone che ci circondano, le quali prescindono dall’avere fratelli o meno.
Quindi, cari figli unici, non prendeteva quando vi daranno dei viziati, lasciate correre e dimostrate il contrario.

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