Second hand: l’anestesia al consumismo che pulisce la coscienza

da | SUSTAINABILITY

Il successo di app e piattaforme come Vinted potrebbe significare che abbiamo cominciato a comprare in maniera consapevole. E invece no, il second hand è una nuova forma di consumismo con meno sensi di colpa

Lo compro lo stesso, tanto per quello che costa!“. Quante volte vi è capitato di esclamare una frase del genere di fronte ad un acquisto di cui non eravate troppo sicuri ma che, in fin dei conti, aveva un prezzo irrisorio? Lo facevamo con le maglie di Zara a 9,99€, ora il mercato si è spostato sugli acquisti vintage e di seconda mano. Vinted, la patria del second hand a bassissimo costo, è diventata l’antidoto per gli iperconsumisti con sensi di colpa.

Siamo tutti consapevoli di quanto acquistare troppo sia estremamente dannoso. Non solo per il nostro portafoglio, anche per l’ambiente. La società moderna però ci impone standard sempre più alti da raggiungere. I social ci mettono di fronte a vite false fatte di cambi d’abito ogni minuto e un nuovo oggetto per ogni evenienza. E noi ci sentiamo in difetto. Dall’altro lato la crescente sensibilizzazione sul tema della sostenibilità ci allontana da tutto ciò che prima ci faceva soddisfare i bisogni generati dalla stessa società con pochi soldi. Nel 2025 non tutti fanno acquisti su Shein o cose simili a cuor leggero, fortunatamente aggiungerei. Questo però non significa che abbiamo perso l’insensata necessità di acquistare compulsivamente.

Il binge shopping è ancora una piaga dell’epoca moderna, solo che adesso il second hand ci ha convito che farlo può essere anche etico. Ci sentiamo legittimati all’acquisto di innumerevoli pezzi inutili per il nostro guardaroba perché alimentiamo un sistema che si trova dalla parte giusta della storia. Se comprare kili di abiti inutili da Zara ci fa sentire in colpa, farlo su Vinted ci convince di fare la cosa giusta. I bassissimi prezzi di queste piattaforme hanno trasportato il problema del fast fashion nel second hand.

Siamo convinti di aver curato il consumismo. Quando invece ne abbiamo solo creato uno nuovo travestito da scelta consapevole. Così facendo continueremo a comprare il decimo inutile cappotto, il quarto paio di scarpe nere e il sesto abito da cerimonia che parcheggeremo nell’armadio. O, nel migliore dei casi, rivenderemo sulla stessa piattaforma sprecando imballaggio ed inquinando l’ambiente con le spedizioni. Fingiamo di aver risolto un problema che, invece stiamo alimentando da un’altra entrata.