Una chiacchierata con Alessandro Barone, co-founder di Quanova Studio, per capire meglio il rapporto tra la moda e l’intelligenza artificiale.
Giorno dopo giorno l’intelligenza artificiale entra a far parte delle nostre vite. Un tempo per cercare un’informazione si aprivano le enciclopedie, poi si è passati a Google e oggi si intrattengono lunghi discorsi con Chat GPT o strumenti simili. Il mondo cambia ed è dovere di tutti rimanere al passo con i tempi, anche per la moda. Oggi è possibile provare un paio di scarpe attraverso la fotocamera del telefono e creare una campagna pubblicitaria fatta di borse che sfrecciano come auto da corso per le strade di Parigi con pochi click. Per capire meglio il legame tra intelligenza artificiale e moda abbiamo parlato con Alessandro Barone co-founder di Quanova Studio e pioniere dell’AI nel fashion system.
Alessandro come è arrivato dov’è adesso? Quale è stato il suo percorso?
Sostanzialmente tutto nasce da una grande passione per la tecnologia. Se non ricordo male avevo dieci anni quando mi comprarono un primo 484, fu amore a prima vista. Da lì in poi il mio percorso è stato parallelo a tutto quello che Apple ha fatto in questi anni. Mi ricordo ancora il primo Mac all’età di undici anni. E poi tanta curiosità che mi ha contraddistinto in questi anni. La tecnologia è sempre stata all’interno della mia giornata.
In che momento ha deciso che le sue competenze tecnologiche andassero spese nella moda?
Devo ammettere che non è stata una scelta del tutto mia, nella mia famiglia la moda era di casa. Mia nonna era sarta, mio papà vendeva tessuti…anche in questo caso è stato tutto naturale. Mi ricordo bene il momento in cui ho scelto di fare il passaggio da fisico a digitale. Un cliente mi chiese di realizzare una scarpa, ma non era possibile produrla per andare in campagna pubblicitaria. Così ho cercato una soluzione e ho realizzato il primo render 3D della calzatura. Fino a quel momento nessuno ci aveva mai provato.
Da questo punto di vista è stato un pioniere, come ha accolto questa novità il settore moda?
Ricordo quando nacquero i siti di e-commerce, il lusso si dichiarò subito contrario, e poi guarda come è finita! Con l’intelligenza artificiale è un po’ diverso perchè si tratta di uno strumento, non di un nuovo canale. Ma le novità fanno sempre paura, si tratta però di evoluzioni inevitabili di cui nemmeno ci accorgiamo.
L’intelligenza artificiale è nemica della creatività?
Non credo proprio, nel mio lavoro la creatività è una delle competente più importanti. Innanzitutto perché alcuni concetti vanno esposti in maniera creativa ai clienti altrimenti non funzionerebbero. E poi credo che i veri creativi utilizzeranno l’intelligenza artificiale a loro favore. Poi non c’è dubbio: anche chi non è creativo potrà diventarlo in una certa misura.
In che modo i creativi useranno l’intelligenza artificiale?
I veri creativi utilizzeranno l’intelligenza artificiale per avere delle conferme a livello di trend, a livello di posizionamento, di costruzione di un prodotto. Spesso i creativi non tengono conto di molti aspetti, come può essere quello della sostenibilità, l’intelligenza artificiale li può aiutare in questo senso.
Come si lega il tema della sostenibilità all’intelligenza artificiale?
Partiamo dicendo che questo connubio oggi è un po’ un paradosso. L’intelligenza artificiale di oggi non è sostenibile, ma è un punto di partenza, non un arrivo. L’intelligenza artificiale permetterà un’analisi rispetto alla produzione, rispetto a quelli che possono essere gli stack tecnologici o produttivi per la messa a terra di un progetto. E in questo modo potrebbe essere un valido alleato della sostenibilità.
In che momento l’intelligenza artificiale entrerà veramente a far parte delle nostre vite?
Io penso che quel momento sia già arrivato, ma non ce ne siamo accorti. Piattaforme che usiamo tutti i giorni come quelle di META si basano su tecnologie di AI. Poi quanto queste impattino sulle nostre vite è una decisione del tutto personale, ma le carte in tavola ci sono già tutte.
C’è il rischio che l’intelligenza artificiale sparisca come è successo con il Metaverso?
Il rischio è che le aziende blocchino l’intelligenza artificiale per questioni legate alla privacy per esempio. Ma se viene usato come strumento economico e le aziende continueranno ad investirci credo che possa avere un bel futuro.
E perché il metaverso non ha funzionato allora?
Perché per costruire dei mondi paralleli non serve solo tecnologia. Servono contenuti e cultura, cosa che nel Metaverso mancava.
Da qui a 10 anni come vede tutto questo?
Credo fortemente che l’AI ci possa permettere di fare passi avanti sui temi della sostenibilità evitando la produzione di merce senza una ragion d’essere. Ci aiuterà nella costruzione del prodotto e capire se poi è sostenibile, utilizzabile e anche fruibile a tutti. Questo è fondamentale.
Quanto è democratica l’intelligenza artificiale?
Non so risponderti onestamente. È democratica perché mette a disposizione dei dati a tutti .Quanto poi venga usata a livello democratico, questo non so dirtelo.
Ha voglia di dare un consiglio alla generazione Z?
Staccatevi dai social e prendete in mano le vostre vite, prima di tutto. Seconda cosa: la tecnologia non è uno scalino insormontabile, anzi è qualcosa che ci potrà aiutare nel futuro per rendere questo mondo anche più pulito in qualche modo. Non abbiate paura della tecnologia, cercate di capirla e sfruttarla a vostro favore.
Quali sono gli strumenti e le tecnologie che i futuri designer devono tenere d’occhio?
Adobe è una delle grandi realtà che sta facendo passi da gigante sul tema dell’intelligenza artificiale, ma anche Microsoft e Apple. Siate curiosi e rimanete sempre al passo.


