Imprimere il proprio make-up su wet wipes è il nuovo modo di immortalarlo: lo dimostra l’artista Bo Quinn.
“Finché potrò esprimermi liberamente, a modo mio, sarò felice”: così Bo Quinn descrive l’essenza del suo lavoro, un’ode alla libera espressione del sé e all’innovazione artistica. Taccuino e matita creano il bozzetto, pennelli e make-up lo trasferiscono sul viso, una salvietta struccante lo trasforma in arte. A chi gli chiede perché lo fa, risponde con le due parole che fungono da carburante per il suo flusso creativo: “perché no?”

Una boccata d’arte fresca
Bo Quinn si autoproclama un art kid fin da quando ha memoria, ma prende in mano un pennello da trucco per la prima volta solo otto anni fa, nel 2017, quando inizia a studiare Belle Arti al Goldsmiths, a Londra. E non perché il suo percorso di studi lo preveda, ma perché il suo spirito ne ha sete, anche se inconsapevolmente. Seduto nella sua camera da letto, inizia a sperimentare i suoi primi make-up pre serata, attimi prima di uscire per le discoteche di Soho con i suoi amici. Nessun trucco elaborato, preciso, o studiato a tavolino, solo mere sperimentazioni prese non troppo seriamente che alimentano la sua passione man mano.
Arriva poi il lockdown, e quella cameretta che funge da laboratorio di esperimenti fra ombretti e gloss, è il luogo in cui Bo si ritrova obbligatoriamente, senza via di scampo. Un tempo infinito in una camera che non può contenerlo: la creatività interviene, diventando estensione e riparo. Passa sei mesi a truccarsi senza sosta, seduto per terra di fronte allo specchio, con un asciugamano che protegge il tappeto mentre prova qualsiasi tecnica, collauda, perfeziona, e… pubblica. Bo gioca con i prodotti e con il suo viso, immortala il tutto e lo pubblica su Instagram, dove il suo seguito cresce sempre di più.


Il trucco su salvietta è il nuovo olio su tela
Mentre continua a dipingere la sua pelle in modi sempre più elaborati, arriva il colpo di genio: stampare quelle piccole opere d’arte, passandole dal viso a salviettine struccanti. Quinn inizia a creare pezzi unici, realizzando make-up che variano dal drag, all’estetica clown, alle grafiche più eccentriche, e una volta finiti li trasferisce su salviette bagnate, tenendole premute sul viso quanto basta per creare delle vere e proprie stampe anticonvenzionali.


Le colleziona poi dando vita ad un archivio senza precedenti, che non prevede immagini digitali o fisiche, ma manufatti. Swipe for the wipe, nome della serie, nasce proprio dai social, in particolar modo dai suoi post, in cui Bo posta prima una foto del look sul suo viso, e poi invita a fare swipe (scorrere) per vedere la wipe (salvietta).
Un inno all’individualità che strizza l’occhio all’arte contemporanea: e pensare, che in principio era solo un gioco, un passatempo. Oggi Bo collabora con magazine e brand, come Tush e Diesel, e vende le proprie piccole opere.

Trascura l’anatomia, stravolge il viso a suon di pennellate e poi, con quello stesso strumento che dovrebbe porre fine al tutto sciogliendo il trucco in mille molecole da buttar via, crea arte. Nessun limite, esagerazione e tecnica coesistono e l’effimerità del trucco diventa permanente su insolite tele. C’è qualcosa di poetico nel contrasto: invece di cancellare, lo struccante diventa ciò tramite cui si conserva.
Foto: Bo Quinn Instagram


