Kim Jong Un: Niente più hot dog in Corea del Nord

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Se vendi un hot dog in Corea del Nord finisci ai lavori forzati! 

Kim Jong Un è attento a cancellare qualsiasi segno di influenza occidentale dal Paese. Nel mirino, uno degli alimenti più rappresentativi degli Stati Uniti: l’hot dog.

Servirlo, venderlo o persino cucinare la salsiccia americana in casa, è ora considerato un atto di tradimento verso la nazione, punibile con la detenzione nei campi di lavoro.

La crociata contro il cibo “troppo occidentale” non si limita agli hot dog. Un venditore della provincia settentrionale di Ryanggang dichiara al The Sun: “Le vendite di budae-jjigae al mercato sono cessate”

Nato durante la guerra di Corea, è noto come lo “stufato della base militare”. Il piatto mescola ingredienti locali con prodotti americani: carne in scatola e sottilette, spesso ricavati dagli scarti delle basi militari statunitensi. Simbolo della fusione tra le due culture, è ora bandito per il legame con l’America. 

Vietati anche i tteokbokki, gnocchi di riso al vapore serviti con salsa piccante. Il regime bandisce così uno dei pilastri dello street food coreano, perché associabili alla Corea del Sud e fortemente popolari negli Stati Uniti.

Il Regime e la Malnutrizione: Una Contraddizione Evidente

È il New York Post a riportare la notizia di una nuova stretta del regime nordcoreano contro comportamenti giudicati troppo occidentali, come già avvenuto con il divorzio, definito un atto “antisocialista” e punito con la detenzione.

Un residente della provincia di Ryanggang: “Sono andato al tribunale del popolo della contea di Kimjongsuk, dove 12 persone hanno ricevuto il decreto di divorzio. Subito dopo il verdetto, sono state trasferite nel campo di addestramento al lavoro della contea”.

Anche il cibo nemico è dunque destinato a scomparire dalle abitudini alimentari della popolazione, nonostante il 50% soffra di malnutrizione.

Il fatto che in Corea del Nord, un hot dog venga considerato una minaccia, dimostra come il regime sia disposto a sacrificare anche i bisogni essenziali in nome dell’ideologia. Un alimento economico e popolare, potenzialmente utile, rappresenta un rischio troppo grande” per via del suo significato culturale e identitario.

Fonti come il New York Post e Radio Free Asia hanno diffuso queste notizie, che, sebbene prive di conferme ufficiali, non appaiono affatto inverosimili.

La Corea del Nord ha già dimostrato in passato una forte propensione a vietare comportamenti o usanze considerate “antisocialiste” o culturalmente decadenti.

Anche dopo questa crociata alimentare, resta il dubbio se tali divieti siano davvero pensati per tutelare il Paese o se non rappresentino piuttosto un ulteriore strumento di controllo su una popolazione già pesantemente oppressa.