Christian Lacroix: un brand (quasi) dimenticato

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La Maison francese si risveglia, pronta a conquistare il futuro con il fascino del passato

Emblema di lusso, teatralità ed opulenza: il brand francese di Christian Lacroix torna sotto i riflettori, portando con sé una nostalgica scia dei tempi d’oro. È recente infatti la notizia che la Maison sia stata acquisita da parte del gruppo spagnolo STL, risvegliando una grande curiosità da parte del pubblico.

Christian Lacroix ha segnato un’era di massimo splendore negli anni ‘80 e ‘90, grazie al suo MASSIMALISMO. Questo tanto atteso ritorno sulla scena, non è semplicemente un atto commerciale, ma un evento che risveglia la fascinazione per gli archivi storici della Maison e il suo stile inconfondibile.

Christian Lacroix è un’eredità senza tempo

Lo hanno sempre chiamato “Il ragazzo di Arles”, e non è difficile immaginare perché. La sua città natale, infatti, era una delle sue fonti d’ispirazione più grande, insieme al teatro. Il suo sogno nel cassetto era quello di diventare curatore musicale, ma quando incontrò Pierre Bergè e Karl Lagerfeld, il suo percorso creativo prese una piega inaspettata. Divenne il braccio destro di Guy Paulin, allora direttore creativo di Hermès, e nel 1981 assunse la guida di Patou.

Solo nel 1987, fondò la Maison che porta il suo nome, inaugurando in passerella la sua prima Haute Couture, che lo consacrò come lo stilista più influente del momento. Appena un anno dopo lanciò la linea di prêt-à-porter, a cui seguirono anche profumi e accessori. Nello stesso anno conquistò la cover del primo numero di Vogue US firmata dalla nuova direttrice Anna Wintour in cui la modella indossava una giacca composta da un’enorme croce di pietre di ispirazione bizantina, simbolo della moda iper decorativa del designer.

Gli anni ‘80 fino ai 2000, sono stati quelli più di successo per la Maison. Lacroix fu anche direttore creativo di Pucci dal 2002 al 2005, e nel 2013 di Schiaparelli. Ma il sipario della sua carriera si chiuse nel 2009, quando decise di lasciare il suo marchio per dedicarsi alla sua passione più grande: i costumi teatrali.

La rivoluzione Lacroix: more is more

Ispirato dallo stile Settecentesco, Christian Lacroix rivoluzionò la silhouette con un mix di pop e raffinatezza, reintroducendo corsetti e gonne voluminose. Traendo influenze dal Sud della Francia, dalla Spagna e dallo stile Neobarocco, utilizzò velluti, sete floreali e broccati, creando abiti caratterizzati da ricami opulenti, colori vivaci e dettagli esuberanti (come rouches, cuori, croci e pietre preziose). Ricchezza e abbondanza sono le parole chiave. Certo non voleva che le sue creazioni passassero inosservate. Creazioni, che potrebbero essere paragonate a vere e proprie forme d’arte. Inoltre, amava giocare con gli accessori, come collane, orecchini, bracciali e cappelli: più esprimevano sfarzo, maggiore era l’effetto lussuoso.

Con il suo lusso teatrale e audace, è considerato uno degli ultimi veri couturier da studiare nella storia della moda.

La sposa massimalista

Una delle firme più riconoscibili di Christian Lacroix è la sua sposa, che mescola le tradizioni folkloristiche francesi e italo-ispaniche, creando figure simili a Madonne circondate da fiori, veli lunghi e broccati lussuosi. Durante le sue sfilate, il momento della sposa (come da tradizione dell’ Haute Couture) era un’esperienza magica e teatrale, emblema del suo stile unico. Tra le curiosità più affascinanti c’è l’uso di tessuti ricchi e decorati, come il broccato e il taffetà, che creano una silhouette grandiosa e quasi scultorea. Ovviamente, anche le sue spose erano adornate da ricami sfarzosi, fiori tridimensionali e dettagli in cristallo. Ogni abito raccontava una storia di opulenza, creando un’immagine di bellezza statuaria e carica di simboli. 

L’effetto nostalgia del passato

In un periodo in cui le tendenze retrò sono tornate prepotentemente sulle passerelle, come anche dimostrato dai recenti Golden Globes 2025, l’interesse per il passato sta vivendo una vera e propria rinascita. Ultimamente, infatti, sono moltissime le creazioni d’archivio di Lacroix che abbiamo visto tornare a sfilare sui red carpet. Da Rihanna ai Fashion Awards 2024, con un minidress turchese della collezione Haute Couture A\I 2002, a Brie Larson con un abito rosso a sirena Haute Couture 2004, ornato da un fiocco nero.

Jennifer Lawrence ha scelto un elegante abito nero off-the-shoulder della collezione A\I 2006 per la première di “Bread & Roses” a Los Angeles, mentre Adut Akech ha brillato al Met Gala con un abito verde smeraldo, della collezione A\I 2003.

La scomparsa di Christian Lacroix dalla scena della moda è stata un colpo devastante. Con la sua visione audace e il suo stile teatrale, Lacroix incarnava l’essenza dell’ Alta Moda, celebrando il lusso sfrenato e l’eleganza senza compromessi. La sua partenza ha segnato la fine di un’era, lasciando un vuoto difficile da colmare, come se la moda avesse perso una delle sue voci più potenti e originali. Un’epoca di stravaganza, arte e magia si è chiusa troppo presto.

Con il ritorno del brand, la moda sembra voler recuperare quel massimalismo audace e senza compromessi, che unisce l’artigianalità impeccabile con un’irresistibile carica emotiva. Il suo stile, così opulento e stravagante, poteva non essere per tutti, ma è impossibile negare che fosse pura arte. Sicuramente, chi ha vissuto gli anni ’80 e ’90 con quegli occhi sognanti, ora si trova di fronte alla possibilità di rivivere quelle atmosfere straordinarie.

Chissà, forse il futuro di Christian Lacroix sarà capace di stupirci, proprio come nel suo periodo d’oro. 

Foto: Harper’sBazaar, L’Officiel, VogueIT, Victor VIRGILE/Getty Images, Fairchild Archive/Getty Images