Dai concerti di Elodie al twist pop di Annalisa, passando per la nicchia di Margherita Vicario. In Italia arriva, o forse torna, il concetto di performance che rapisce la Gen Z stregata da luci e coreografie degne delle pop star americane.
Spopola negli stadi d’Italia il tour di Elodie, Annalisa è in cima alle classifiche…evidentemente nel paese qualcosa sta cambiando. Cosa hanno in comune queste due cantanti? La risposta è molto semplice: sono delle vere e proprie permformer. In Italia approda o, forse, ritorna l’idea di performance. Tendenza che oltreoceano è più che consolidata. Basti pensare a Beyoncé, Lady Gaga, Madonna e chi più ne ha più ne metta: indiscusse regine della musica pop che, di certo, non si limitano al canto puro.

In tutto il mondo quella del canto è un’arte indissolubilmente legata al concetto di show, ma nel Belpaese le cose sono leggermente diverse. Il mito del cantante solo voce, armato di chitarra e corde vocali potenti è estremamente radicato. Sarà che nella storia abbiamo avuto veramente delle voci indimenticabili, sta di fatto che in Italia il concetto di musica è più spesso legato ad un mondo introspettivo ed intellettuale, piuttosto che all’apoteosi della pop culture.

Ma oggi, sulla penisola, soffia vento di cambiamento. Grandi voci come quella di Elodie ed Annalisa lasciano da parte quell’aria da cantante dimessa e triste in favore di un’esplosione di carattere e carisma. I palchi dei loro tour si popolano di straordinari corpi di ballo e il loro stesso corpo, oltre che la voce, diventa parte dello spettacolo. Anche gli abiti cambiano: i vestiti da sera e i tailleur lasciano spazio a scintillanti body abbinati a tacchi vertiginosi. Insomma l’immagine della cantante romantica va piano piano svanendo e le ispirazioni arrivano, senza dubbio, da oltreoceano.

Ma siamo così certi che in Italia non ci sia mai stato nessuno prima?
In verità non abbiamo nulla da invidiare ai nostri amici americani. Ebbene sì, seppur senza Beyoncé, anche noi abbiamo la nostra storia. Il nome Raffaella Carrà vi dice qualcosa? Icona della cultura pop italiana, e non solo, la Raffa è una delle prime cantanti “da vedere”. Lei stessa in un’intervista si definisce così perché la sua voce diventa più potente se affiancata ai suoi movimenti. Anche sul fronte look non si può ignorare quanto gli abiti, firmati Luca Sabatelli (appena tristemente scomparso), indossati dalla Carrà non siano così distanti dai costumi degli ultimi concerti pop. Non per nulla sia Elodie che Annalisa la citano come figura di riferimento in numerose interviste.

Non solo Raffaella, in Italia, ha aperto la strada al mondo delle performance. In verità tutto l’intrattenimento italiano della televisione anni 70/80 si basa su un format: quello del varietà. Show che culminano in un mix di musica, danza e spettacolo che hanno fatto grande il sabato sera di Rai 1 e Canale 5. Protagoniste di questi programmi, oltre all’inimitabile Raffaella, erano Heater Parisi e Lorella Cuccarini. Tale Cuccarini a cui, ricordiamo, Beyoncé si è ispirata per la sua esibizione ai Billboard Awards 2011.

Il corpo diventa spettacolo
Il cuore della performance sta nella definizione del corpo stesso come parte integrante dello show. La voce diventa solo uno degli elementi che contribuiscono alla buona riuscita dello spettacolo. Al suo fianco si avvicendano costumi, movenze, ballerini, luci e scenografie come fosse un vero e proprio spettacolo teatrale. Al centro non solo la voce, ma soprattutto il corpo delle performer che, più volte, suscita polemiche. Come se il mostrare il proprio corpo significasse svilire il proprio talento canoro. Motivo per il quale, molto spesso, le cantanti italiane che tentano questo passaggio vengono criticate e considerate delle buone a nulla che mostrano il loro corpo perchè la loro voce non è abbastanza. Si tratta di un’idea molto legata al nostro paese dal momento che nel resto del mondo questo problema si pone in maniera molto meno insistente. Avete mai sentito qualcuno sminuire la voce di Beyoncé? Il problema è sempre lo stesso: le donne devono costantemente dimostrare qualcosa.

La nicchia di Margherita Vicario
Forse meno blasonato è un altro tipo di performance: quello di Margherita Vicario. Un’interessante fusione tra musica, teatro e danza. Una specie di musical con canzoni inedite caricate su youtube. Corredate da coreografie realizzate in uno spazio teatrale le canzoni di Margherita (attrice e cantante) lanciano i messaggi più disparanti. I suoi testi sono chiari manifesti di denuncia sociale di stampo femminista e si avvicinano al mondo del teatro canzone. Una visione meno leggera della performance che abbraccia la figura di un’artista a tutto tondo che usa la sua popolarità per dare voce a qualcuno.

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