Calze, collant, merletti e tessuti riconvertiti trasformano il piede nel nuovo terreno dello styling. La foot lingerie cambia il nome, ma non l’idea: la moda ha già visto tutto. Ora è pronta a (ri)vendere
Non vi è modo più sottile per dirlo: la moda nutre un’ossessione per i piedi. Se i sandali a metà di Chanel non fossero una dimostrazione abbastanza convincente, ecco che a salire al banco dei testimoni arriva il self-made styling. Il trend del momento richiede infatti che lo sguardo punti verso terra. È ora di fare il pieno di lingerie per le scarpe. O meglio, per i piedi.

Non chiamateli calzini
Vietato chiamarli calzini, o trattarli come tali. In primis, perché privi di qualsiasi funzione pratica. In secondo luogo, perché la moda, per quanto autodichiarata come fluida e ormai orfana di barriere di qualsiasi tipo, ama incasellare. Dividere, ricontestualizzare, affibbiare nomi nuovi a cose vecchie. Perché sono i nomi a distinguere un semplice prodotto da una tendenza. Perciò, sono i nomi a vendere. Quindi, quando prendi una vecchia calza, ne tagli la punta, e la infili come nulla fosse prima di allacciare un sandalo al piede, la calza dice addio alla propria identità. Non è più una calza con un buco sulle dita, ma una percentuale positiva di profitto che con tutta probabilità (e tanta speranza) aiuterà chiunque vi metta per primo la propria firma a schizzare in cima al Lyst Index del prossimo trimestre. Magia? No, industria.
Ed è così che, dal ginocchio in giù, il fashion system ha coltivato un nuovo terreno di gioco: la foot lingerie. Il principio è semplice, quasi banale – d’altronde, serve che sia così. Banale vuol dire accessibile, poi riproducibile, poi ricondivisibile. Et voilà, le trend est fait. Basta fornirsi di qualsiasi cosa possa avvolgere o attraversare la calzata e dimenticarsi di come dovrebbe essere indossato.



Calzini e collant vengono tagliati in innumerabili modi diversi, maniche di vecchie maglie riconvertite, merletti e tessuti di ogni genere intrecciati o lasciati fintamente per errore spuntare dalla scarpa. Non importa cosa sia nato per stare dove, vale tutto.
La foot lingerie è l’accessorio perfetto per la stagione delle metà
Per alcuni è un caso di severo ragebaiting; per altri, la maniera più chic per elevare il proprio outfit questo autunno. In fondo, l’autunno è la stagione delle mezze cose. Quella durante la quale si trattiene ancora qualche traccia dell’estate, iniziando al tempo stesso a far spazio a ciò che già parla la lingua dell’imminente – e mai davvero annunciato – arrivo del freddo. I pantaloncini si accompagnano ai primi maglioni, i micro tank top resistono imperterriti lasciando scoperta la pelle lì dove lunghe gonne di flanella si accingono a nasconderla. Allora, perché no, c’è spazio anche per una décolleté aperta. Basta accoppiarla ad una parigina tagliuzzata a piacimento.


Sebbene sembri tutto nuovo – soprattutto per chi, scandalizzato, corre a criticare l’ennesima inutilità trasformata in oggetto vendibile – i precedenti ci sono eccome. Il fenomeno della foot lingerie non nasce dal nulla, né il desiderio di rendere le calze qualcosa di diverso da ciò che sono. Prima ancora che il web decidesse di tagliare, annodare e stratificare qualsiasi cosa potesse finire dentro una scarpa, le passerelle avevano già sperimentato un po’. La “lingerie da scarpa” che tanto appare come una novità, dunque, è più semplicemente un vecchio gesto che ha trovato nuove forme estetiche. E nuovo mercato.
Dalle passerelle
Iniziò Prada nella Primavera del 2009, con un salvapiede dotato di fiocco che spuntava deliberatamente dalle scarpe. Continuò poi Maison Margiela nell’Autunno del 2011, presentando stivali al ginocchio avvolti da un velo di collant. Più recentemente, Knwls, Vaquera, Jil Sander, Miu Miu, Givenchy, Julie Kegels.








Basta quindi cambiare il nome ad una vecchia idea per farla sembrare nuova e renderla appetibile? Gli algoritmi social, e presto forse anche i bilanci delle Fashion Week a venire, sembrano avvalorare la tesi.
Foto: Vogue, Pinterest


