Fendi Cruise 2027: il debutto di Maria Grazia Chiuri

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Il seguito del mito di Histoire d’Eau

Il debutto di Maria Grazia Chiuri alla guida della collezione Cruise 2027 di Fendi non si configura come una semplice successione di uscite, bensì come un vero e proprio manifesto progettuale radicato nella cultura visiva italiana. La stilista riafferma la propria matrice di progettista pura, un’analista dei processi prima ancora che delle forme, attenta alla consistenza dei materiali e alla precisione chirurgica dei tagli. L’intera collezione si sviluppa attorno a un cortometraggio d’autore intitolato Oltre lo Specchio / Beyond the Mirror, firmato dalla scrittura di Rosa Matteucci. Questa operazione cinematografica non è un espediente decorativo, ma un dialogo esplicito con il passato della Maison. Un tributo a “Histoire d’Eau” di Jacques de Bascher, girato nel 1977 e commissionato da Karl Lagerfeld per il lancio del primo prêt-à-porter di Fendi. Laddove il film originale sanciva la nascita di un’epoca, l’interpretazione odierna della Chiuri frammenta quel ricordo. Il fine è ricomporre un’idea di moda che supera la transitorietà delle stagioni, muovendosi tra rigore geometrico e astrazione onirica.

Il guardaroba contemporaneo e la risignificazione della borghesia

Al centro di questa visione si staglia la necessità di ridefinire i punti cardinali del vestire quotidiano per l’uomo e la donna contemporanei. Chiuri si riappropria di un termine spesso frainteso o relegato al passato: la borghesia. Nel suo vocabolario creativo, questa parola si spoglia delle vecchie connotazioni di classe per trasformarsi in una categoria della modernità, uno spazio inclusivo dove si incrociano generazioni, corpi differenti, desideri e inquietudini. Gli abiti non sono armature rigide, ma strumenti di autoconsapevolezza capaci di instaurare un rapporto empatico con chi li indossa, mutando pelle con il passare del tempo. La fluidità della collezione si manifesta nella vicinanza tra maschile e femminile: i modelli camminano affiancati, condividendo pezzi intercambiabili. Emblematica è la combinazione di camicia e pantalone che, a un primo sguardo, si fondono in un pezzo unico, una sorta di divisa contemporanea da scomporre e ricomporre liberamente a seconda delle esigenze di chi la abita.

Contrasti materici: la pergamena storica incontra il nero borchiato

La ricerca tessile si muove lungo un asse di contrasti netti e frizioni tattili. Chiuri scava nell’archivio Fendi e ne riemette in circolo la pergamena, materiale iconico del brand, facendolo dialogare con la pelle nera e le borchie nella borsa Baguette, qui riattivata in una veste inedita. La pergamena smette di essere solo materia e diventa colore autonomo nell’abbigliamento, lavorata in costante contrapposizione con il nero assoluto. La sintassi stilistica viene forzata per generare attitudini nuove, modellate sulle sensibilità del nostro tempo: un abito in georgette, sinonimo di leggerezza impalpabile, trova una nuova struttura grazie all’innesto di un plastron in pelle. I pezzi cardine del guardaroba ideale subiscono una metamorfosi profonda. Il classico trench si evolve, costruito attraverso righe di pelliccia scandite da borchie a cuneo; la lucentezza della pelle verniciata si scontra con l’opacità del panno nei capispalla, mentre gli abiti da sera abbandonano la severità diurna per accendersi di bagliori metallici grazie a pizzi argentati e ricami di paillettes. A siglare questo percorso interviene il disegno dell’Albero della Vita, un’immagine utopica che unisce natura e ragione, traducendo visivamente il motto scelto dalla stilista: “Meno io, più noi”.

Oltre lo Specchio: il video YouTube della sfilata-film nella Roma razionalista

L’estetica della collezione trova la sua massima espressione visiva nel cortometraggio di presentazione, un elemento fondamentale per comprendere l’atmosfera sospesa di questa collezione Cruise. Nel video, disponibile sul canale YouTube ufficiale di Fendi (di cui proponiamo la visione qui sotto per coglierne appieno l’essenza), la narrazione si sposta all’interno di un palazzo deserto della Roma razionalista della prima metà del Novecento.
L’architettura dell’edificio emula la sintesi della lingua latina: una sovrapposizione metodica tra ornato e funzione, dove nulla è lasciato al caso e il vuoto celebra la potenza della luce. In questa penombra archetipica, che ricorda le stazioni ferroviarie solitarie dipinte da Paul Delvaux, i modelli si muovono con passi calibrati e lenti. Gli abiti diventano parte integrante di questa struttura monumentale, trasformando le figure umane in muse inquietanti, presenze astratte ma concrete che abitano uno spazio immune al passaggio del tempo.

Dalla Suzie di Lagerfeld alla Donna-Garuda di Maria Grazia Chiuri

Il cortometraggio instaura un gioco di specchi con l’opera di Jacques de Bascher del 1977. Nel film originale la protagonista Suzie vagava in una Roma metafisica tra le fontane e i pini celebrati da Respighi, incontrando le sorelle Fendi in un clima di leggerezza onirica. La nuova Suzie di Maria Grazia Chiuri,invece, risponde a un richiamo differente. Vestita di un nero denso, che sembra assorbire e riassumere ogni altro colore, e ammantata di piume, si impone come un’ambasciatrice di forza e conoscenza. È la donna-Garuda. Una figura mitologica capace di levarsi in volo sopra i destini umani. La sua presenza trasforma il fashion movie in pittura in movimento, evocando le atmosfere cinematografiche di Stanley Kubrick e Aleksandr Sokurov. Le monumentali scale di marmo del palazzo razionalista diventano protagoniste assolute. I gradini, disposti come i tasti di un pianoforte, scandiscono i movimenti, regolando un meccanismo di apparizioni e sparizioni solenni in cui la bellezza degli abiti si impone sulla rigidità della pietra.

Il finale onirico della sfilata e la vertigine dell’illusione

Nessun elemento della rappresentazione asseconda il realismo documentaristico. Ogni fotogramma trattiene il respiro, come se il movimento potesse congelarsi da un momento all’altro. Nella parte finale del video, la tensione drammatica raggiunge il suo culmine. Ci si aspetterebbe un contatto, una mano tesa verso lo spettatore per rompere la barriera dell’incredulità. Il gioco della moda, però, mantiene intatta la sua distanza sacrale. La protagonista Suzie, spogliata del suo maestoso piumaggio ma avvolta nell’intensità dei suoi abiti d’artista, abbandona il palazzo e il suo desolato dormiveglia. La sua uscita non segna un ritorno alla Roma reale o a un mondo ordinario a cui non appartiene più. La figura si avvia verso i titoli di coda della propria rappresentazione, scivolando senza soluzione di continuità dentro un nuovo sogno. Fendi e Maria Grazia Chiuri firmano così una collezione Cruise 2027 che non si limita a vestire il presente. Utilizza il mezzo cinematografico e la memoria storica per dimostrare come l’abito sia, ancora oggi, l’arte del possibile.

Crediti foto: Fendi Press Kit

Per approfondire:
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