Da Emma Chamberlain a Givenchy: i guanti gialli Marigold arrivano in passerella
Sì, avete capito bene. I guanti gialli in lattice — quelli che associamo immediatamente alle nostre nonne alle prese con i piatti — sono ufficialmente usciti dalla cucina per approdare in passerella.
Ma cosa c’è davvero dietro questa tendenza? È solo un gioco estetico o uno specchio della società contemporanea?


Dalla tradwife di Miu Miu ai guanti firmati Givenchy
Un primo segnale lo avevamo già colto durante la sfilata Miu Miu SS26. Sempre avanti, Miuccia aveva intercettato (o forse anticipato) quella che molti definiscono l’estetica “tradwife”: la figura della donna perfettamente devota alla casa, alla famiglia, alla cura domestica. Grembiuli, silhouette rétro, stampe floreali — un immaginario ben preciso. E oggi, da quei codici visivi si passa a un elemento ancora più esplicito: i guanti da cucina.

Courtesy of Miu Miu

Courtesy of Miu Miu \ Vogue Runway
Durante la Paris Fashion Week AW26, Sarah Burton ha presentato la sua terza collezione per Givenchy, confermando ancora una volta il suo sguardo attento e complesso sull’identità femminile. Essere una delle poche direttrici creative donne alla guida di una grande maison non è un dettaglio, e si riflette in un lavoro che mette al centro comfort, versatilità e realtà quotidiana. La sua donna Givenchy attraversa contesti diversi: dall’abito in raso per l’opera al tailoring per l’ufficio — fino, sì, ai guanti per lavare i piatti. Perché anche chi indossa Givenchy, ogni tanto, deve fare i conti con la quotidianità.

Courtesy of Givenchy
I guanti, ovviamente, non erano semplici accessori funzionali: volumi esagerati, arricciature al polso, ma sempre quella inconfondibile tonalità giallo calendula.
Non solo passerelle: anche red carpet
La tendenza, però, non si ferma alle sfilate. È arrivata anche sui red carpet più osservati. All’afterparty degli Oscar di Vanity Fair, Emma Chamberlain ha indossato un look Valentino pre-fall 2026 completato da lunghi guanti gialli. Sotto il post Instagram del brand, qualcuno ha commentato: “Oscar alle 9, piatti alle 11”. Difficile essere più centrati di così.

Foto di Amy Sussman/Getty Images per Vanity Fair
E non è nemmeno un caso isolato. Julia Fox, ai Grammy dello scorso anno, aveva già sfoggiato guanti da lavaggio con volant, mentre Lady Gaga era diventata virale agli Oscar 2015 per i suoi iconici guanti rossi abbinati all’abito Alaïa.

Photo by Neilson Barnard/Getty Images for The Recording Academy

Los Angeles, California
Foto di Dan MacMedan/WireImage
Coincidenze? Forse no
A questo punto, viene da chiedersi: è davvero tutto casuale?
L’ascesa dei guanti in lattice potrebbe sembrare ironica, quasi giocosa. Ma inserita in un contesto più ampio — quello del ritorno dell’estetica tradwife e di certe narrazioni nostalgiche — assume sfumature più ambigue. Da un lato, potrebbe trattarsi di una semplice reinterpretazione, un ribaltamento consapevole di simboli domestici. Dall’altro, il rischio è che si trasformi in una romanticizzazione di modelli tradizionali, se non addirittura in un antifemminismo travestito da scelta individuale.
Eppure, le figure che oggi portano questi guanti — Emma Chamberlain, Lady Gaga, Julia Fox — sono tutto fuorché archetipi di femminilità tradizionale. Ed è proprio qui che la narrazione si complica, diventando più interessante. Forse, allora, il punto non è il guanto in sé, ma chi lo indossa — e soprattutto come. Perché se è vero che la moda riflette il presente, è altrettanto vero che spesso lo mette in discussione.


