Post, stories, repost, e taggati diventano il metro di giudizio che determina il futuro di tutti noi in un’azienda, e di conseguenza la vita che ci spetta. Lo svela Indeed, ma è ormai cosa nota che, molti canali social, tra cui Instagram, vengono sfruttati dai recruiter per scoprire i punti di forza e debolezza di un candidato – non menzionati nel cv – durante il processo di selezione
I social media nascono come strumento di svago e si distinguono per essere una delle principali forme di intrattenimento per giovani-adolescenti, adulti e persino anziani. O almeno, questo è quello che crede chi decide di utilizzarli con questo scopo.
La piattaforma di IG (Instagram, ndr.) era in realtà stata sviluppata per aspiranti fotografi o persone con hobby sul genere, con l’obiettivo di scattare, modificare attraverso filtri e postare istantaneamente fotografie (Qualcosa di professionale c’era fin degli inizi…). Con gli anni, l’app ha cambiato natura, diventando il mezzo attraverso cui sfoggiare e mostrare la propria vita sempre entusiasmante e piena di esperienze da condividere – o almeno è così che bisogna far credere.
I social: dai finsta ai profili professionali
Su quest’onda sono nati nell’ultimo periodo i finsta. Si tratta di account IG “finti”, usati dai più giovani per mostrare ai soli amici stretti e a qualche speciale parente contenuti molto personali, divertenti e spesso altamente imbarazzanti.
Questo preambolo per riflettere su come, da finte vite spocchiose e rigorosamente kitsch siamo passati a integrare gli stessi contenuti nel nostro documento più professionale: il cv.
Non lo abbiamo deciso noi. Chi mai penserebbe che un video in discoteca, piuttosto che una foto al mare, potrebbe mai convincere un recruiter ad assumerci per il lavoro dei nostri sogni?! È un processo che si dimostra il risultato di una società che vive tutto attraverso uno schermo. Facciamo la spesa online, incontriamo persone online, leggiamo online e viviamo emozioni e sentimenti attraverso la tecnologia. E quando facciamo qualcosa offline la condividiamo immediatamente sui social, diventati una sorta di biglietto da vista, un modo per presentarsi al mondo senza bisogno di una voce e di una presenza fisica.
La domanda sorge spontanea. Qual è quindi il modo migliore per indagare su hobby, affinità, passioni e vissuto di un plausibile, futuro dipendente da integrare in azienda? INSTAGRAM.


Lo studio di Indeed
Indeed, uno dei principali motori di ricerca di lavoro al mondo, ha pubblicato uno studio che rivela come in media 3 aziende su 4 sbirciano il feed Instagram dei candidati prima di confermare l’assunzione o respingerla.
Una delle principali motivazioni (A nostro parere legittime) che spingono i datori a consultare i feed IG dei candidati, potrebbe essere dovuta al fatto che i cv, a detta loro, spesso risultano pieni di informazioni professionali, qualifiche e performance, ma alle volte risultano privi di umanità. Così, provare a ricercare info sui profili social si rivela l‘unico modo per dare un volto e una personalità a tutte quelle parole.
Lo studio di Indeed nel dettaglio: le motivazioni che spingono i datori a dare un’occhiata a Instagram
Il sondaggio rivela che il 36,9% fa un check per sincerarsi che le esperienze e le specializzazioni descritte nel cv coincidano con la vita mostrata online. Il 27,1%, invece, tenta di capire personalità, hobby e affinità del candidato. E infine, il 15,1% valuta quanto l’ipotetico dipendente potrebbe integrarsi bene con la cultura aziendale, l’adattabilità.
Se, per quanto riguarda il primo e il terzo punto avremo qualcosa da ridire, e in seguito vi spieghiamo il perché, sul secondo non dovrebbe esserci apparentemente nulla di male.
Dubbi e paradossi
Indipendentemente da cosa possa essere definito corretto o scorretto in questo processo di valutazione, nessuno può fermare qualcun altro dall’analizzare un profilo social aperto a tutti.
Ma queste decisioni portano a pareri discordanti e a tante domande.
La prima questione l’abbiamo definita: Il Paradosso.
Non è una novità che i social ritraggano situazioni spesso fittizie, idee e rappresentazioni di perfezione create appositamente dall’utente per far credere qualcosa che realmente non esiste.
Se i social non rispecchiano la realtà come dedurre chi siamo davvero?
La seconda: Gli haters
Molti utenti, stanchi della sovraesposizione, decidono di non postare nulla di ciò che concerne la propria vita; su questi profili non troverete altro che frasi, canzoni e qualche immagine rubata. Alcuni dicono: “Anche questa è una scelta di comunicazione”…. Potrebbe.
In ultimo: Punti di vista
I dati del sondaggio di Indeed riportano che 7 recruiter su 10 hanno ammesso di aver scartato almeno una volta dei candidati proprio a causa del loro profilo IG.
Perciò, ci si chiede: “Se stile di vita e hobby del candidato non rientrano nelle preferenze del recruiter il pregiudizio avrà la meglio?” Non proprio.
Indeed spiega le motivazioni dei rifiuti:
In pole position ci sono le incongruenze tra social e cv, ossia tra esperienze descritte e post presenti nel feed (41,2%); di seguito, hanno rilevanza nella decisione i post che ritraggono poca responsabilità verso le persone e l’ambiente (41,8%); comportamenti poco professionali (37,3%), e infine, probabilmente il più legittimo, comportamenti offensivi e discriminatori (30,7%).
Se nel 2026 trovare lavoro è una sfida sempre più complicata per i giovani, con l’intrusione di questo “sistema” possiamo dirci fregati del tutto? O magari, visto che sui social abbiamo la possibilità di decidere chi vogliamo essere, possiamo usufruire di questa opportunità, ritraendo la versione migliore di noi stessi?!
Pro e contro ci sono, ma invece di lamentarci il consiglio è sfruttare ciò che abbiamo, ma sempre con le dovute accortezze….perché come diceva una volta il vecchio saggio “Qualcosa postato online è per sempre”.
Immagini: Pinterest


