La serata delle cover ha acceso Sanremo come non era successo finora. Finalmente musica vera, duetti che lasciano il segno e un podio che fa discutere.
La serata delle cover è il momento in cui al Festival di Sanremo si gioca tutto: rispetto per i classici, personalità e capacità di emozionare davvero. La quarta serata di Sanremo 2026 ha finalmente acceso il palco tra duetti riusciti, qualche scivolone e performance destinate a far parlare.
Il podio premia chi ha lasciato il segno: primo posto per Ditonellapiaga con Tony Pitony, secondo per Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, terzi Fedez e Masini con Stjepan Hauser. Una classifica che racconta una serata finalmente viva.
Carlo Conti
Nella serata dei duetti, sorprendentemente, Carlo Conti ci ha fatto divertire. Ironico, più leggero, meno rigido del solito. Per la prima volta in questa edizione non ho avuto la sensazione di guardare un festival con il freno a mano tirato. La quarta serata è stata la sua migliore.
Il momento più alto? Senza dubbio il siparietto “Tony Capitony / Carlo Pitony” creato dall’attore Alessandro Siani, che porta all’interno della serata un tocco di leggerezza e comicità. Trash? sì. Ma di quel trash che diventa immediatamente meme nazionale. Uno di quei momenti che l’Italia prende, smonta, remix e si porta dietro per anni. È stato spontaneo? Forse no. Ma ha funzionato. E resterà.
Per quanto riguarda l’outfit: Stefano Ricci ancora protagonista. Smoking in velluto, elegante, profondo, ma tra lui e Patty Pravo in questa edizione il velluto è stato usato più del necessario. Raffinato, sì. Ma ripetitivo.
Voto: 8

Laura Pausini
Laura Pausini apre la serata in Balenciaga. L’effetto? Una mosca elegante con i guanti rosa. Non mi è piaciuto per nulla. Strano, costruito, poco valorizzante.
Secondo abito sempre Balenciaga, gioielli Bvlgari. Pelle nera, silhouette forte ma su di lei quell’ennesimo nero fa troppo Morticia Addams. Laura funziona con il colore il giallo della serata precedente ne è la prova. Qui invece tutto troppo scuro, troppo rigido.
Terzo look ancora Balenciaga con gioielli Bvlgari. Più riuscito. Però i guanti mi lasciano perplessa: il tessuto sembra cheap rispetto al valore dell’abito. E quella collana così importante su un outfit già strutturato stona. È un accessorio che domina, non completa.
Va detto però che questo Laura è molto più sciolta, molto più sicura. Ride, improvvisa, si diverte. Ed è la versione che funziona. Finalmente sembra padrona del palco e non ospite in casa d’altri.
Voto: 8



Bianca Balti
Bianca Balti è la presenza più silenziosa della serata. Bellissima, ma quasi statua. Partecipa poco, interviene poco, resta sullo sfondo.
Primo abito Valentino con gioielli Bvlgari: elegante, pulito, coerente con il suo stile naturale. Qui funziona. Secondo look, sempre Valentino e Bvlgari, meno riuscito. La linea non le rende giustizia, la silhouette la appesantisce. È raro vederle qualcosa che non la valorizzi, ma questa volta succede. Bellissimo invece l’abito verde menta: scenico, luminoso, potente. È il momento in cui il palco sembra suo davvero.
Ultimo look ancora Valentino con gioielli Bvlgari. Lo stile di questo Festival, in fondo, è tutto suo: pulito, haute couture, internazionale. Ma oltre all’immagine resta poco. Presenza magnetica, interventi minimi.
Bella. Elegantissima. Ma televisivamente quasi assente.
Voto: 6



Elettra Lamborghini & Las Ketchup – Aserejé
Elettra Lamborghini arriva in pieno stile suo, senza chiedere il permesso a nessuno. Con lei le Las Ketchup e già dal titolo si capisce che la serata prenderà una piega diversa: Aserejé all’Ariston è una dichiarazione di intenti.
Elettra indossa una creazione di Mario Dice con gioielli Del Sole, mentre le Las Ketchup scelgono look firmati Ofutopia. Estetica completamente diversa dal resto della serata: pois, ritmo, ironia, zero dramma. Finalmente qualcuno che non prende tutto troppo sul serio.
L’esibizione è divertente, trascinante, ballabile. Il pubblico si accende, l’Ariston si muove. Non è la performance vocalmente più potente della serata, ma è quella che crea atmosfera. È coerente con Elettra: colorata, eccessiva, un po’ folle. E va bene così. Dopo sere di pesantezza, lei porta leggerezza vera.
Voto: 6

Eddie Broke & Fabrizio Moro – Portami via
Eddie Broke duetta con Fabrizio Moro sulle note di Portami via, brano intenso e non semplice da sostenere.
Eddie sceglie Luigi Bianchi Sartoria, invece Moro Corneliani. Moro in total black è impeccabile, solido, sicuro. È casa sua quel tipo di palco emotivo. Eddie invece divide: il maglioncino sotto la giacca non funziona. È una scelta che spezza l’eleganza dell’insieme e abbassa il livello visivo del duetto.
Ma, e qui va detto, almeno questa volta non stona. Tiene le note, regge l’intensità, non crolla sotto il peso del confronto. E questo cambia la percezione.
Il duetto è emozionante, ben costruito, con un crescendo che funziona. Non memorabile, ma sentito.
Voto: 7

Mara Sattei & Mecna – L’ultimo bacio
Mara Sattei e Mecna scelgono L’ultimo bacio, una canzone iconica e carica di peso emotivo.
Lei in Vivienne Westwood con gioielli Salvini, lui sempre Vivienne Westwood. Mecna è elegante, minimale, coerente. La sua parte rappata è la cosa migliore del duetto: pulita, centrata, moderna. Mara invece non regge la potenza del brano. La canzone richiede voce, intensità, controllo. E qui manca. Le note più alte sono fragili, l’interpretazione non è abbastanza profonda per un pezzo così simbolico.
E poi l’abito. Inguardabile. Non la valorizza, non la slancia, la appesantisce. È uno di quei casi in cui il vestito sembra scelto per stupire, ma finisce per penalizzare.
Mecna promosso. Lei no.
Voto: 4

Patty Pravo & Timofej Andrijashenko – Ti lascio una canzone
Patty Pravo rende omaggio a Ornella Vanoni con Ti lascio una canzone. Scelta raffinata, coerente con la sua storia.
Fa sorridere il fatto che sembri sempre nella stessa posizione, come se fosse incollata al palco e le cambiassero solo l’abito ogni sera. Ma quando canta, il peso della carriera si sente. È emozionante, soprattutto nel momento in cui ricorda l’amica e collega. Legge molto il gobbo, è evidente. Ma l’intenzione è sincera.
Patty in Simone Folco con gioielli Bvlgari, Timofej Andrijashenko in Giorgio Armani. Lui impeccabile, elegante, presenza scenica forte. Un duetto classico, ben eseguito, senza sbavature.
Voto: 5

Levante & Gaia – I maschi
Levante e Gaia insieme sul palco sono due presenze forti.
Entrambe in Giorgio Armani con gioielli Damiani, coordinate nelle tute, estetica curata, luminosa. Levante in questa serata convince molto più delle precedenti: look centrato, silhouette valorizzata. Gaia, come sempre, scenica e magnetica.
L’energia ricorda un po’ le ABBA: armonie pulite, intesa evidente, movimenti sincronizzati. Funzionano. Sono sciolte, sicure, vocalmente allineate.
La canzone è forte, l’interpretazione è convincente. Una delle performance più solide della serata cover. Alla fine il bacio finale è coerente con la performance e porta molte visualizzazioni, e voti, alla esibizione.
Voto: 7

Malika Ayane & Claudio Santamaria – Mi sei scoppiato dentro al cuore
Malika Ayane sceglie un pezzo gigantesco: Mi sei scoppiato dentro al cuore di Mina. Scelta azzardata? Sì. Perché Mina non si tocca. Ma quando entri con rispetto e tecnica, puoi permettertelo.
Accanto a lei Claudio Santamaria, entrambi in Giorgio Armani. Completi eleganti, linee pulite, nessuna distrazione visiva. Minimalismo ben calibrato.
La sorpresa è lui. Santamaria ha una voce calda, profonda, controllata. Non era scontato. Non era previsto. E invece regge benissimo il confronto, senza strafare. Malika è nel suo territorio: solida, precisa, intensa.
Duetto riuscito. Rischioso, ma ben portato. Finalmente una cover fatta con intelligenza e misura.
Voto: 9

Bambole di Pezza & Cristina D’Avena – Occhi di gatto
Bambole di Pezza con Cristina D’Avena è già sulla carta un esperimento strano. E infatti è esattamente quello che otteniamo: un multiverso. Molte volte durante l’esibizione mi sono posta la seguente domanda: “Ma cosa c***o sto guardando?”
Cristina D’Avena versione rock è un colpo di scena. Ma forse un po’ troppo. L’energia è altissima, la teatralità pure. Il problema è che diventa tutto eccessivo. Il testo giocato, l’estetica aggressiva, le allusioni. “Tu porta le manette che io porto il frustino” e l’Ariston che non sa bene dove guardare.
È divertente? Sì. È coerente? Meno. È una cover che divide. Rock, cartoon, ironia, provocazione: troppi elementi insieme. Sembra quasi una barzelletta riuscita a metà.
Voto: 2

Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – Il mondo
Maria Antonietta e Colombre scelgono Il mondo, e con loro arriva Brunori Sas.
La canzone è enorme, classica, immortale. Brunori è all’altezza. La sua voce dà struttura, sicurezza, profondità. È lui a tenere insieme tutto. Loro restano un po’ lenti, un po’ sospesi. L’energia non decolla mai davvero. Gli outfit, firmati Paolonia, non aiutano: poco incisivi, poco memorabili.
Brunori compie quel piccolo miracolo di coordinare il trio quanto basta per non farlo crollare. Ma senza di lui sarebbe stata una performance molto più fragile.
Voto: 4

Tredici Pietro con Caleff, Fudasca & band – sorpresa Gianni Morandi – Vita
Tredici Pietro porta con sé Caleff e Fudasca, poi arriva la “sorpresa”: Gianni Morandi.
Sorpresa fino a un certo punto. Era quasi inevitabile, palese anche. Il problema non è la presenza di Morandi. Il problema è la dinamica. Sembrava che il padre comandasse al figlio cosa fare. Era il momento di Tredici Pietro, e si è trasformato nel momento di Morandi.
Tredici Pietro in Vespa, Morandi impeccabile come sempre. Ma l’equilibrio si rompe. L’attenzione del pubblico si sposta immediatamente.
E poi scoppia la polemica social. Alessandro Gassmann scrive pubblicamente che a lui era stato vietato di partecipare per presentare la sua serie perché padre di un cantante in gara. Regole non uguali per tutti? Il dubbio resta. E il Festival, che già cammina sul filo, si ritrova in mezzo a un piccolo caso mediatico.
La cover funziona a metà. Il pezzo è forte, ma la gestione del momento no.
Voto: 4

Michele Bravi & Fiorella Mannoia – Domani è un altro giorno
Michele Bravi e Fiorella Mannoia sono tra i duetti più eleganti della serata.
Bravi in Antonio Marras, Mannoia in Luisa Spagnoli, entrambi con gioielli Crivelli. Esteticamente perfetti, coerenti, raffinati.
La performance è intensa, pulita, misurata. Non urlano, non forzano. Costruiscono un’atmosfera. È un omaggio delicato e rispettoso, e si sente. Fiorella è una garanzia. Michele, accanto a lei, trova finalmente una dimensione più centrata rispetto alle sue esibizioni precedenti. È uno dei momenti più riusciti della serata cover.
Voto: 7

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – Su di noi
Dargen D’Amico insieme a Pupo e Fabrizio Bosso è una di quelle accoppiate che sulla carta sembrano improbabili. E invece funzionano.
L’outfit di Dargen (In Mordecai) passa quasi in secondo piano, perché l’attenzione va tutta alla dinamica del trio. Pupo è un mito, presenza scenica naturale, carisma puro. Bosso aggiunge qualità musicale vera, con la tromba che impreziosisce il brano senza appesantirlo.
L’interpretazione è diretta, senza sovrastrutture inutili. Un messaggio forte, portato con semplicità. Sull’abito di Dargen qualche dubbio resta, ma in questo caso è davvero l’ultima cosa che conta. È una cover dritta al punto, efficace, sentita.
Voto: 6

Tommaso Paradiso con Stadio – L’ultima luna
Tommaso Paradiso con gli Stadio sorprende. E sorprende davvero.
Paradiso, in Emporio Armani, esce dalla sua comfort zone. Più energia, più presenza, meno sguardo perso nel vuoto. La scelta della canzone è intelligente e gli Stadio danno struttura, potenza, solidità musicale.
È una delle sue migliori esibizioni di questa edizione. Finalmente vivo, finalmente coinvolto. La band lo sostiene e lo spinge a fare un passo in più. Una performance piena, coerente, emozionante senza diventare stucchevole. Qui sì che si è vista una crescita.
Voto: 7

Fulminacci con Francesca Fagnani – Parole parole
Fulminacci con Francesca Fagnani è una scelta brillante.
Fulminacci in Ami Paris, lei con gioielli Bvlgari. Estetica pulita, niente eccessi. Ma è il gioco teatrale che funziona. La riadattazione del testo è intelligente, ironica, contemporanea. “Che belva sei?” detto con quella stessa intensità da intervista crea un cortocircuito divertentissimo. Lui che ride durante la performance rompe la rigidità del palco. È una cover pensata, costruita, con personalità.
Bravissimi. La reinterpretazione più riuscita della serata.
Voto: 10

LDA & Aka7even con Tullio De Piscopo – Andamento lento
LDA e Aka7even portano con loro Tullio De Piscopo e l’energia cambia completamente.
Portano sul palco un pezzo di storia della musica italiana e lo fanno con rispetto ma anche con freschezza. La batteria di De Piscopo è un richiamo potente, iconico. Sono giovani, ma non superficiali. Energici, coordinati, presenti. Fanno ballare l’Ariston e finalmente si respira un po’ di ritmo vero.
Era quello che serviva. Senza sovrastrutture, senza dramma, solo energia e caos intelligente.
Voto: 8

Raf con The Kolors – The Riddle
Raf con The Kolors sceglie The Riddle. Bella scelta, ma la resa è confusa.
Troppa gente sul palco, troppi suoni che si sovrappongono. Una canzone che dovrebbe essere esplosiva viene rallentata, quasi trattenuta. Si perde il ritmo, si perde l’impatto. Si perdono pure i The Kolors in mezzo a tutta quella gente.
Esteticamente c’è un divario evidente: pelle da una parte, completo bianco dall’altra. Non sembrano parte dello stesso progetto. Le voci si sovrappongono ma non si fondono. A livello armonico nulla di disastroso, ma la messa in scena non valorizza il potenziale. Avrei forse scelto un brano italiano, più coerente con l’insieme.
Il diavolo e l’angelo. E non sempre funziona.
Voto: 4

J-Ax con Cochi Ponzoni, Paolo Rossi, Ale & Franz e Paolo Jannacci – E la vita la vita
J-Ax porta sul palco Cochi Ponzoni, Paolo Rossi, Ale & Franz, Paolo Jannacci. Un piccolo teatro milanese all’Ariston.
Sembrano i vecchietti del paese che cantano in piazza. E invece sono perfetti. Divertenti, autoironici, vivi. È uno dei momenti più spontanei della serata. Il balletto, la complicità, il tono leggero ma intelligente. Smontano tutto senza distruggere nulla. Non c’è nulla da perdonare, nulla da giustificare.
È televisione fatta bene. È spettacolo. È memoria culturale portata con leggerezza.
Voto: 8

Ditonellapiaga con Tony Pitony – The Lady Is a Tramp
Ditonellapiaga con Tony Pitony è semplicemente devastante. Swing potente, intesa perfetta, presenza scenica magnetica. Ditonellapiaga con gioielli Miluna è impeccabile. Styling centrato, voce sicura, interpretazione brillante.
È una cover che non copia, ma reinterpreta. È fresca, è teatrale, è costruita con gusto.
Per me hanno vinto tutto e di fatto è quello che è successo. Vincitori della serata cover del 76°Festival di Sanremo. Voci meravigliose, messa in scena perfetta, sorpresa totale e styling impeccabile.
Voto: 10

Enrico Nigiotti & Alfa – En e Xanax
Enrico Nigiotti e Alfa scelgono En e Xanax, brano delicato, intimo, che parla di fragilità e dipendenze emotive.
L’esecuzione è molto bella. Alfa riesce a emozionare davvero: la sua voce entra più in profondità, perfora. Quando tira fuori il bugiardino dello Xanax e lo legge come fosse parte del testo, il gesto funziona. È semplice ma potente. Non è teatro forzato, è un’immagine che resta. Nigiotti è bravo, sensibile, ma in questo duetto resta un passo indietro. Non riesce a incidere quanto Alfa. È una differenza sottile ma evidente. Peccato poiché Nigiotti si è sempre dimostrato all’altezza nel corso della sua carriera, è come se avesse perso quella scintilla che gli bruciava nel petto.
Per quanto riguarda i look: Nigiotti in Barena Venezia, Alfa più essenziale. Entrambi molto monotoni, troppo neutri. La performance è più forte dell’estetica.
Messaggio profondo, resa emotiva riuscita.
Voto: 7

Serena Brancale con Gregory Porter & Delia – Bésame Mucho
Serena Brancale con Gregory Porter e Delia porta sul palco Bésame Mucho.
Tre voci meravigliose. Questo è indiscutibile. Porter è una garanzia: caldo, potente, raffinato. Serena regge benissimo il confronto, controllata e tecnica. La performance è elegante, musicale, solida. Sulla scelta della canzone qualche dubbio ce l’ho. Forse troppo prevedibile per tre artisti così forti. Mi sarei aspettata un colpo più sorprendente. E sì, una barra in siciliano da parte di Delia sarebbe stata la ciliegina perfetta.
I look però sono completamente scollegati. Coordinati sul palco, distanti nei vestiti. Sembrano arrivati da tre eventi diversi.
Performance di livello, estetica meno.
Voto: 7

Sayf con Alex Britti & Mario Biondi – Hit the Road Jack
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi porta Hit the Road Jack e conquista tutto.
Energia perfetta. Tromba, groove, ritmo. Britti con la chitarra è naturale, Biondi con quella voce profonda costruisce atmosfera, e Sayf si muove in mezzo come un collante moderno. Il cambio di acconciatura è centrato, più maturo, più pulito. Sembrano due Blues Brothers con Sayf nel mezzo a dare freschezza contemporanea.
È una delle esibizioni più complete della serata: musicale, scenica, divertente. Nulla fuori posto. Non a caso si posiziona al secondo posto sul podio.
Voto: 9

Francesco Renga & Giusy Ferreri – Ragazzo solo, ragazza sola
Francesco Renga con Giusy Ferreri è una coppia forte sulla carta. Due voci riconoscibili, solide, con esperienza.
Ma la resa è pesante. Tutto troppo serio, troppo carico. Manca leggerezza. Non c’è quell’energia fresca vista in altri duetti. È tecnicamente corretto, ma emotivamente distante.
Renga in Canali, Giusy coerente con il suo stile. Ma la chimica non esplode. Non è brutto, ma non lascia segno.
Voto: 3

Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma – Quello che le donne non dicono
Arisa sceglie uno dei brani più forti della serata cover. Con lei il Coro del Teatro Regio di Parma.
In Ports 1961 è elegante, raffinata, visivamente centrata. Vocalmente impeccabile, come sempre. Però resta un po’ piatta. È una performance da compitino fatto bene. Porta a casa il risultato, ma non scava. Il coro avrebbe potuto aggiungere un livello emotivo enorme, e invece resta quasi decorativo.
È una grande canzone. Lei è una grande voce e una presenza scenica quasi eterea. Ma l’anima non arriva fino in fondo.
Voto: 5

Samurai Jay con Belén Rodríguez & Roy Paci – Baila Morena
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci punta tutto sull’effetto show.
Sul palco dove nacque il mito della “farfallina”, ora assistiamo alla nascita di quello della giarrettiera. L’energia è altissima, l’impegno pure. Si vede che si stanno divertendo. Ma io dal divano non ho avuto voglia di ballare. Troppo hype, troppa aspettativa. La resa non è stata all’altezza dell’immaginario creato prima.
Hanno dato tutto, ma non è bastato.
Voto: 5

Sal Da Vinci & Michele Zarrillo – Cinque giorni
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo portano un grande classico.
Bellissimi coordinati negli outfit, quasi sorprendente vedere Zarrillo con un tocco di brillantini sul bavero della giacca. Eleganti, compatti, scenicamente coerenti. La performance è potente, intensa, ben costruita. Forse avrei aggiunto un elemento personale in più per renderla davvero loro. Per un momento sembra quasi un’imitazione fedele dell’originale.
Ma funziona. E alla fine, va bene così.
Voto: 6

Fedez & Masini con Stjepan Hauser – Meravigliosa creatura
Fedez, Marco Masini e Stjepan Hauser scelgono un brano enorme: Meravigliosa creatura. E quando scegli un pezzo così, devi essere all’altezza del peso emotivo.
Lo sono. Masini è casa sua quando si tratta di pathos, Fedez sorprende per intensità e controllo, Hauser con il violoncello aggiunge quella profondità drammatica che trasforma il brano in qualcosa di più cinematografico.
Esteticamente qualcosa manca a Fedez: l’outfit è corretto ma non incisivo, lascia un senso di incompiuto. Ma la performance compensa ampiamente qualsiasi buco di stile. La riflessione finale è forte, sentita, non costruita.
Uno dei momenti più intensi della serata. Conquistano il terzo posto.
Voto: 7

Ermal Meta & Durdast – Golden Hour
Ermal Meta con Durdast in Trussardi punta su un brano internazionale e delicato.
Tecnicamente l’esecuzione è corretta. Gli acuti sono puliti, l’intonazione precisa, la costruzione vocale studiata. Ma oltre alla tecnica c’è altro. E qui manca.
La performance resta piatta, emotivamente distante. Non vibra. È una cover fatta bene ma senza anima. Se metti insieme due artisti di questo livello, ti aspetti un guizzo, un rischio, un’interpretazione personale. Invece resta tutto troppo lineare. Non brutto. Ma dimenticabile.
Voto: 4

Nayt & Joan Thiele – La canzone dell’amore perduto
Nayt con Joan Thiele è la coppia che non sapevamo di volere.
Sembravano due artisti che si stavano scoprendo in diretta. C’era delicatezza, ascolto reciproco, un contatto emotivo sincero. Nessuna gara a chi canta più forte, ma un dialogo. Tecnicamente impeccabili. Interpretazione intima, quasi sospesa. Due mondi musicali diversi che si incontrano e trovano un equilibrio raro.
È stato un incontro di anime più che un duetto. E in una serata piena di effetti, questa semplicità è stata potentissima.
Voto: 9

Luchè & Gianluca Grignani – Falco a metà
Luchè con Gianluca Grignani sceglie un pezzo forte, simbolico.
Grignani è l’artista. Si sente, si vede, domina la scena con naturalezza. C’è una disparità evidente tra i due, non tanto per impegno quanto per esperienza e presenza. Luchè appare più impacciato, meno a suo agio. Il duetto manca di connessione, sembrano due solisti sullo stesso palco piuttosto che una coppia. Non tocca le corde giuste.
Forse è una questione di inesperienza in questo tipo di contesto. Ma l’effetto finale resta sbilanciato.
Voto: 4

Chiello & Severio Cigarini – Mi sono innamorato di te
Chiello con Severio Cigarini porta la quota dandy della serata.
Styling centrato, look elegante, dettagli curati. Esteticamente nulla da dire, anzi: uno dei più coerenti. Ma la canzone sembra imparata poco prima di salire sul palco. L’interpretazione è timida, poco scavata. È come se si fossero concentrati tutto sull’immagine lasciando indietro l’anima del brano.
Massimo negli outfit, minimo nell’esibizione.
Voto: 2

Leo Gassmann & Aiello – Era già tutto previsto
Leo Gassmann con Aiello scelgono un brano complesso.
Outfit in L.B.M. 1911: eleganti, puliti, senza strafare. Funzionano visivamente. La canzone è una scelta ambiziosa. Aiello a tratti sembra imitare Mahmood nelle dinamiche vocali, ma non disturba più di tanto. L’intesa c’è, la performance è solida. Forse in alcuni passaggi hanno esagerato con l’intensità, caricando troppo certe parti che avrebbero funzionato meglio con più misura.
Nel complesso una buona esibizione, non perfetta ma centrata.
Voto: 6

La serata cover ha rimesso tutto in discussione sul palco di Sanremo e ora la tensione sale davvero. I favoriti sono lì, le sorprese pure, e il pubblico ha finalmente scelto da che parte stare.
Adesso non resta che aspettare la finale. Non vediamo l’ora di scoprire chi alzerà il trofeo e chi, invece, resterà con il rimpianto di aver sfiorato la vittoria.


