Nel mondo di La Toile Milan: intervista ad Anna Mainolfi e Camilla Lattuada

da | NEW DESIGNERS

Creare qualcosa che duri, in continua metamorfosi insieme a chi lo crea: mente e cuore di La Toile Milan si raccontano ad ADL Mag

Femminilità plurale, Made in Italy, tessuti deadstock, produzione sartoriale. Uno sguardo giovane filtrato da una fermezza profondamente consapevole: della propria identità, della propria visione, e del contesto in cui esse si muovono. La Toile Milan, brand fondato da Anna Mainolfi e Camilla Lattuada, è tutto questo. Giovani e già sotto il radar del mondo moda emergente, le due designer hanno dato vita alla loro visione creativa appena un anno e mezzo fa. Oggi firmano collezioni che raccontano una libertà espressiva nitida. Le abbiamo incontrate per parlare di inizi, rischi, sostenibilità e di cosa significa avere il coraggio di osare anche – soprattutto – quando nessuno ti prende ancora sul serio.

La Toile Milan ha un’identità molto precisa. Qual è stata l’intuizione iniziale? Come nasce e perché nasce La Toile?

Il brand nasce con lo scopo di creare qualcosa che duri nel tempo, uno studio del prodotto, in senso letterale. Siamo attive da un anno e mezzo, il nostro focus è il settore femminile, il nostro obiettivo quello di creare capi interamente Made in Italy. Privilegiare la qualità rispetto la quantità. Nessuna di noi due ha studiato design, ma grazie alla nostra sarta siamo riuscire ad imparare sul campo: come i tessuti possono esser lavorati, i diversi modi in cui possono vestire i corpi. La Toile è molto connesso a noi. Noi cresciamo, ed insieme a noi cresce anche il brand. Di base, ciò che conta per noi è tenere sempre i valori con i quali abbiamo iniziato questo percorso.

Siete, a tutti gli effetti, una coppia creativa. Qual è il vostro equilibrio, come si intrecciano le vostre visioni creative?

Abbiamo due caratteri totalmente opposti, ma allo stesso tempo intrecciati. Ci bilanciamo molto in tutto, riusciamo sempre a trovare un compromesso soddisfacente per entrambe, sia a livello creativo, che a livello più pratico. La diversità dei nostri approcci aiuta tanto, perché mentre una ha paura di osare, l’altra spinge affinché ci si provi lo stesso. Se fossimo fatte allo stesso modo, tutto questo non ci sarebbe, La Toile non sarebbe possibile. È questo il nostro punto di forza.

Essere giovani imprenditrici: quali sono state le difficoltà più concrete di questo percorso?

Quando abbiamo aperto il brand eravamo totalmente inesperte: un conto è studiare moda, un altro è farla. La prima vera difficoltà che abbiamo riscontrato è stata legata all’età. Da giovani, nessuno ti prende sul serio. Con il tempo impari che non c’è bisogno di aver paura di parlare, di farsi sentire. Molto spesso il nostro progetto viene visto come fosse una prova, una sorta di gioco. Serve la forza di trovare il giusto equilibrio tra il mettersi in condizioni di imparare, e farsi rispettare.

A proposito di brand emergenti: qual è la cosa che nessuno racconta davvero sull’avviare un brand oggi?

Creare un tuo networking è complicatissimo. È un mercato estremamente competitivo. Convertire in vendita e far capire perché tra mille brand il tuo vale, è la parte più difficile. All’inizio tutto è battaglia e investimento. Arriva poi il momento in cui raccogli i frutti, ma quando si inizia non vi sono ritorni, solo investimenti. Non è semplice persistere.

Nelle vostre collezioni parlate di “una nuova idea di femminilità”: che responsabilità sentite oggi in quanto brand nel proporre un’immagine più ampia e inclusiva di donna, e quindi, di femminilità?

Vi sono infiniti modi per esprimere la femminilità. Nei nostri capi tentiamo di mostrarla in tutte le sue intensità. C’è un capo – il capo “Essenza” nella collezione Eternal Love – fatto interamente di trasparenze e perline: per qualcuno, quella può essere la massima espressione del femminile. Qualcun altro, magari, vede la stessa cosa in un più classico e semplice completo gilet e pantalone in lana. C’è chi preferisce mostrare il proprio corpo, chi nasconderlo, chi rivelarne solo alcune parti. Sono tutte espressioni di femminilità valide. Le nostre collezioni sono per più donne, più femminilità, e più corpi.

Quando abbiamo sfilato alla London Fashion Week, il vestito “Essenza”, quello più scollato in assoluto, abbiamo deciso di farlo indossare ad una modella molto adulta. Il concetto è stato: anche a 65 anni puoi sentirti bella, valorizzata, libera, con un abito che per un’altra persona magari è completamente fuori luogo. È bello esplorare questo. Il poter essere quello che sei, a qualsiasi età.

C’è una donna che secondo voi incarna lo spirito di La Toile, e che sognate possa indossare uno dei vostri capi?

Cher! È una donna che ha sempre lottato per l’amore, per ciò che voleva. Sempre stata molto femminile in un modo tutto suo. Eccentrica, con il capello lungo fino alla vita, sensuale a qualsiasi età. È una rappresentazione perfetta.

Parlando invece di sostenibilità. Oggi, “sostenibile”, è una parola molto abusata e poco praticata nel mondo della moda. Cosa significa per voi, in termini pratici?

A livello di sostenibilità, noi ci concentriamo sui tessuti. Ci siamo messe a tavolino, per capire in che modo procedere per produrre una moda quanto più sostenibile possibile. Uno degli ambiti in cui si spreca di più, è quello della realizzazione del prodotto. Molto spesso, per fare un capo, si hanno a disposizione un tot di metri di tessuto che non vengono mai interamente utilizzati: molti vengono gettati poiché non rientrano nel taglio, e allo stesso tempo non bastano per fare altro. Abbiamo quindi deciso di lavorare per lo più con tessuti di deadstock. Immettere un prodotto nel mercato significa quasi per definizione non essere al 100% sostenibile, è normale. Però ci sono delle soluzioni per questo: per un brand emergente, operare con deadstock, oppure avere una sarta che produce senza minimi può fare la differenza. Così non si producono quantità invendute, e si mantiene lo stock controllato.

La Toile produce interamente in Italia. Cosa significa per voi oggi difendere il Made in Italy in un mercato globale che sembra non riuscire a smettere di correre?

Per noi non è mai stato – e mai sarà – un compromesso produrre al di fuori dell’Italia. L’Italia viene da una storia di cultura sartoriale, una storia della moda, che è importante difendere. Un capo fatto da una sarta italiana ha un tipo di valore diverso. Le sarte italiane molto spesso sono anche modelliste, quindi hanno un modo di guardare al prodotto, e di studiarlo, che è impeccabile. Per un brand emergente è sicuramente difficile produrre in Italia, ma se si riesce è fondamentale. È da difendere. Inoltre, consumatore di oggi è interessato sempre di più alla qualità del prodotto, piuttosto che alla sua brandizzazione. E il Made in Italy è sinonimo di qualità.

Pensando al futuro, ad Anna e Camilla – e La Toile – fra qualche anno: qual è il rischio creativo che vi piacerebbe prendere?

La pelle! (all’unisono, ndr) Siamo innamorate dei capi in pelle, ma per poterne fare bisogna esser posizionati in un certo modo. Tutto quello che riguarda la pelle deve essere fatto in una maniera precisa. Un cambio di tessuto equivale ad un cambio di prodotto, e quindi, di fornitori, e così via. In un certo senso, sarebbe un po’ come ricominciare da capo per noi. Ma non vediamo l’ora.

Foto: Courtesy of La Toile Milan