New York Fashion Week FW26: recap di una settimana di rinascita

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I defilé della Grande Mela restituiscono a New York la sua voce nel panorama della moda: tutti i momenti salienti della NYFW Autunno Inverno 2026

Sono giunte al loro termine le sei giornate di passerelle della New York Fashion Week per la stagione Autunno Inverno 2026. Un calendario più fitto che mai, nella città dove il tour de force del mese della moda inizia in maniera quasi sussurrata. Le recenti discussioni sulla sua rilevanza non trovano più voce, sopraffatte dal brusio di una metropoli che sembra aver finalmente ritrovato il modo di farsi ascoltare. Una delle chiavi del suo successo è da rintracciare nell’eccellente intreccio di grandi nomi e nuovi volti.

Ad alzare il sipario è stato Ralph Lauren, con la sua ode alla donna moderna, tra elementi di romanticismo e spolverate di estetica equestre – è l’anno del cavallo, dopotutto. Tra i nomi emergenti, spicca l’anti-imperialismo sartoriale di Diotima e la fuga dal lavoro reinterpretata da Jane Wade, mentre i cappotti dai colori vivaci di Sergio Hudson hanno illuminato un brand fino a ora rimasto nell’ombra. A chiudere, il dialogo tra moda e arte contemporanea di Carolina Herrera. È questo continuo alternarsi tra passato e futuro, tra affermati ed emergenti, a rendere unica la scena di New York: un melting pot creativo dove ogni sfilata racconta un frammento della città stessa. Ecco tutti gli highlights della settimana.

L’esercizio di memoria di Marc Jacobs

Non c’è New York Fashion Week senza Marc Jacobs. Fuori calendario, apre come sempre le danze dell’appuntamento americano con la moda, dando il via ai giochi come solo lui sa (e può) fare. Per l’Autunno-Inverno 2026, Jacobs dice addio agli esagerati volumi à la Kawakubo delle stagioni precedenti, tornando a linee indossabili, proporzioni calibrate, e un minimalismo profondamente stratificato.

La collezione, intitolata “Memory. Loss”, viene dichiarata dallo stilista come libera da ogni forma di nostalgia malinconica: eppure è proprio il passato della moda a costituirne l’ossatura. È lo stesso Jacobs, infatti, a consegnare agli ospiti un elenco di collezioni passate dalle quali l’immaginario dello show ha mosso i suoi primi passi. Il leitmotiv è la Primavera 1993 di Perry Ellis – il suo “trionfale fallimento” – , quell’estetica grunge che gli costò il licenziamento ma lo consacrò come ribelle autore. Ad essa si mescolano poi le silhouette anni ’60 della Couture di Yves Saint Laurent, e gli spiazzanti accostamenti cromatici dell’ugly chic di Prada. Tutte reference dichiarate. Rivendicate. Non è citazionismo sterile o giustificante. Non è retromania, ma un esercizio di consapevolezza. Un promemoria su “chi siamo, cosa creiamo, cosa lasciamo indietro e cosa portiamo avanti” – dalle sue note per lo show.

Il rifiuto della perfezione: Rachel Scott per Proenza Schouler e Nicola Brignano per 7 For All Mankind

Due prime volte, due tipi di femminilità, uno stesso motore: il rifiuto della perfezione. Rachel Scott ha debuttato alla direzione di Proenza Schouler, offrendo un primo significativo sguardo sulla nuova traiettoria creativa del marchio. La collezione racconta una donna che non insegue la perfezione come costrizione, ma la riscrive secondo i propri ritmi: un femminile che va di fretta, che cura ogni suo minimo dettaglio ma che non sfugge alla presa dell’imperfezione – occhio alle stoffe stropicciate – e all’estetica del vissuto. Una linea di abiti per la donna contemporanea, cosmopolita, in costante movimento.

Mosso dallo stesso spirito di disobbedienza, Nicola Brognano debutta in 7 For All Mankind. Ad incarnarne lo spirito, la morte dell’era della clean girl: “può uscire la mattina e tornare il giorno dopo indossando lo stesso outfit, con un bicchiere di Starbucks in mano e un braccialetto del club della sera prima”, racconta Brognano nel backstage. Dalle falcate delle modelle allo styling, tutto urla contraddizione, disordine, confusione – ma nella maniera più chic possibile. Un caos fatto di capelli incastrati nelle sciarpe, giacche infilate per metà in enormi borse, e bigiotteria volutamente scomposta.

Mondo-vampiro, Collina Strada

Per l’Autunno-Inverno 2026, Collina Strada presenta “The World is a Vampire”: una collezione che trasforma la metafora del vampiro in una lente critica sul nostro presente. In un mondo sempre più drenante, che succhia via il nostro senso di meraviglia lasciandoci sperare invano in un domani migliore, la risposta è il rifugio. La costruzione di uno spazio protetto dove poter immaginare altro: dopotutto, un vampiro non può varcare alcuna soglia se non viene invitato ad entrare. Trasparenze che fungono da armature, organze che si innalzano abbracciando il collo in difesa, e un impegno sostenibile più che notevole: a dar vita alla collezione, tessuti di deadstock, pellicce e pelli plant-based e costanti elementi di riutilizzo.

I 45 anni di Michael Kors: “New York Chic”

Michael Kors celebra i 45 anni della sua Michael Kors Collection con una sfilata all’insegna del “New York Chic”, andata in scena al Metropolitan Opera House. Un anniversario che è una dichiarazione d’identità, con la Grande Mela come sfondo di un eterno gioco di contrasti tra anima gritty e temperamento glamour. In passerella sfilano un’essenzialità drammatica e un guardaroba femminile al completo, reinventato, che prende vita con una palette di sfumature urbane e l’aggiunta di accessori architettonici celebrativi dell’energia in movimento della vita newyorkese. Quale modo migliore per poter dire: tanti auguri, Kors collection!

Foto: Courtesy of Michael Kors

Il culto del corpo: Calvin Klein Collection

A un anno dal debutto in Calvin Klein, Veronica Leoni sceglie di concentrare la sua attenzione sull’ossessione contemporanea per il corpo, celebrandone il culto. Ispirata alla fine degli anni ’70, Leoni reinterpreta il minimalismo tipico di Klein senza rinunciare a picchi di sorpresa: alla perfezione delle linee – iper levigate – si accompagnano animati tocchi cromatici e inattesi patchwork di pelliccia arruffata. La collezione gioca costantemente con il corpo. Lo cela con un tailoring impeccabile e doppi cappotti lunghi, lo avvolge in capi attillati in lana finissima, infine, lo svela parzialmente grazie al sinuoso movimento di abiti che lo circondano come vortici, rivelando solo occasionalmente sensuali scorci di pelle scoperta.

Il Rinascimento femminile di Sergio Soldano

In una città che ritrova finalmente il suo posto nell’universo moda, si inserisce perfettamente la celebrazione di Sergio Soldano: un grido alla rinascita. La collezione ready-to-wear Autunno-Inverno 2026 segna l’ufficiale ritorno del brand al womenswear dopo decenni. Sotto la direzione creativa di Giovanni Premoli e Dario Di Bella, il brand inaugura un nuovo corso che evita la nostalgia, rileggendo l’eredità del fondatore in chiave contemporanea. I 77 look e 27 accessori si articolano in quattro temi – dall’ “Architettura del Nero” a “Il Tempo della Sinopia”- un intreccio di arte, memoria e fervida sperimentazione. La storia della maison riprende vita tra stampe (vero focus della collezione) e geometrie, traducendo il suo heritage in linguaggio attuale.

Ritorno al romanticismo: Anna Sui e Sandy Liang

Ce lo avevano già anticipato i look di Margot Robbie per il press tour di Cime Tempestose, ma il primo round del mese della moda lo conferma ufficialmente: il romanticismo è tornato prepotentemente in passerella. A New York ha trovato la sua voce in Anna Sui, ispirata ai New Romantics londinesi degli anni ’80: un mix audace di tessuti e stampe, acconciature alla Amy Winehouse e sovrapposizioni eccentriche. Più intima la visione di Sandy Liang, che trasforma il romanticismo in una favola domestica. Il suo Autunno-Inverno 2026 sembra essere un pigiama party ambientato in una casa delle bambole, dove pantofole a coniglietto, fiocchi, ruches e raso convivono con silhouette morbide, ridando al comfort un fascino sognante.

Foto: WWD, Vogue