La vita è un grande cliché?

da | LIFESTYLE

Ci hanno insegnato che i cliché sono il male. Che bisogna essere originali. Che non si devono dire frasi fatte.
Che bisogna sorprendere, spiazzare, reinventare. E poi cresci. E ti accorgi che la tua vita sembra scritta da uno sceneggiatore con una passione per le scene già viste.

Ti innamori quando meno te lo aspetti.
Ti spezzano il cuore proprio quando avevi iniziato a crederci.
Dici “da lunedì cambio tutto” almeno venti volte l’anno.
Tagli i capelli dopo una delusione e lo chiami “nuovo inizio”. Cliché? Sì. Reali? Anche. Forse il problema non è che la vita è piena di cliché. Forse il problema è che pensavamo di poterne essere esenti.


I canon event: quelle cose che devono succedere per forza

Internet li chiama canon event: eventi inevitabili, necessari alla trama, che non puoi evitare perché altrimenti la storia non funziona. Il primo cuore spezzato è un canon event.
La figuraccia davanti alla persona che ti piace è un canon event.
L’amico che si allontana.
Il sogno che cambia forma.
La scelta sbagliata fatta in totale convinzione. Puoi provarci a evitarli. Puoi dirti che tu sarai diverso. Che a te non succederà. Ma la vita ha una sceneggiatura più testarda di noi. E quando arriva quel momento, fa male.
Non è cinematografico, non c’è colonna sonora. C’è solo silenzio, o caos. Eppure, guardando indietro, capisci che era un passaggio obbligato.
Non una punizione. Un capitolo.


Le frasi fatte che ci fanno pensare

“Il tempo sistema tutto.” “Se son rose fioriranno.” “Non tutti i mali vengono per nuocere.” Le abbiamo prese in giro mille volte. Poi arriva il giorno in cui le ripetiamo sottovoce, come formule magiche. Le frasi fatte non sono banali perché sono vuote. Sono banali perché funzionano. Sono state usate così tante volte perché hanno retto così tante vite. Sono corrimano emotivi. Non ti portano fuori dal dolore, ma ti impediscono di scivolare.


E se gli eventi fossero in numero finito?

E se la verità fosse ancora più semplice e più destabilizzante? E se gli eventi possibili nella vita umana fossero in numero limitato? Non infiniti destini completamente originali, ma un grande archivio universale di situazioni: L’amore che non ti sceglie.
L’amicizia che resiste al tempo.
Il ritorno inaspettato.
Il messaggio mandato per errore.
La città che ti cambia.
La persona giusta nel momento sbagliato. Le carte sono sempre quelle. Cambia solo l’ordine in cui le ricevi. Non è che “capita solo a me”.
È statistica emotiva. E in questo pensiero c’è qualcosa di stranamente rassicurante:
il tuo dolore non è unico, ma è unica la combinazione in cui lo vivi.
La tua gioia non è nuova, ma è nuova nella tua storia. Forse non siamo storie mai scritte.
Forse siamo remix irripetibili degli stessi elementi universali.


Non siamo meno speciali perché siamo già stati qui

C’è una paura nascosta dietro l’ossessione per l’originalità:
la paura di essere ordinari. Ma essere ordinari significa condividere l’esperienza umana. Significa sapere che qualcuno, prima di te, ha sentito la stessa fitta allo stomaco.
Che qualcuno, dopo di te, riderà per la stessa coincidenza assurda.
Che ogni grande cambiamento personale è, in fondo, un rito di passaggio collettivo. I cliché non ci tolgono profondità.
Ci ricordano che facciamo parte di qualcosa.

foto: pinterest